Sarà presente alla fondazione Romano il prossimo 17 giugno per i “Mercoledì culturali” organizzati dal professore Felice Casucci.

E’, giornalista, narratore, saggista, esponente del mondo della cultura meridionale in cui trasfonde tutta la passione per il sapere e per il bello.

“Ho conosciuto il professore Casucci qualche tempo fa e ho ammirato da subito la costanza e la capacità di spendersi per la Fondazione Romano – confida nel corso di un’intervista – Puntualmente, ogni mercoledì, un incontro culturale di rilievo.

Gli ho dedicato una pagina ‘I volti di Napoli’ su La Repubblica proprio per la tenacia con la quale porta avanti le sue iniziative”.

“Torno volentieri a Telese – ha continuato il dottor Toma – luogo in cui una intera comunità riesce a stringersi attorno ad iniziative culturali di questo tipo”.

A Telese presenterà Naufragi e Almanacco napoletano di scrittori e poeti.

Perché la scelta è caduta proprio su questi suoi due lavori?

Naufragi è un libro del 2011ed è ‘tratteggiato’ da alcune grandi firme della letteratura di tutti i tempi da Lucrezio a Eduardo De Filippo.

Personaggi lontani tra loro eppure accomunati dal senso del viaggio e dall’idea, in qualche modo, di fuga, di evasione.

Da questo libro, lo scorso anno è stato ricavato un lavoro teatrale portato in scena proprio a Telese e da qui l’idea di partecipare all’incontro alla Fondazione Romano per parlare di ‘viaggio’.

Ne parlerò affrontando il tema dal punto di vista delle migrazioni ( per inciso, Toma si è lanciato in un atto di accusa contro la scarsa lungimiranza di chi si è succeduto al potere nel tentare di cercare una soluzione umanitaria per queste tragedie della modernità), ma anche per l’idea di viaggio che i nostri giovani sono costretti ad affrontare per cercare  lavoro.

L’Almanacco, giunto già alla IV edizione, è la raccolta certamente incompleta delle varie realtà letterarie non solo a Napoli, ma in tutto il sud con una appendice che raccoglie anche brani di grandi scrittori, poeti, viaggiatori venuti a Napoli e in Campania, dal Gran Tour ad oggi e dei giudizi a volte non molto positivi sulle nostre realtà.

L’Almanacco ha di certo una valenza informativo – didattica “confortevole” nel senso che il fatto che ci sia chi pubblica determinati argomenti è “confortante” perché lascia l’idea di poter  inviare una sorta di messaggio di speranza, l’albero del futuro, una speranza che nasce dal mondo della cultura

Da qualche anno ha dato vita ad una casa editrice “La Compagnia dei Trovatori”.

E’ stato mosso da incoscienza o da ottimismo dettato da un atto di coraggio nei confronti della cultura?

Totalmente irresponsabilità – è la lapidaria risposta – Ci siamo ostinati a vedere la nostra idea come il tentativo di premiare chi ha il coraggio di pubblicare.

Ogni cosa che viene pubblicata è per me un albero che viene piantato per il futuro, come accennavo prima.

Questo è vero ancor di più se consideriamo il Sud terra abbandonata dalla stessa Italia per cui diventa necessaria l’utopia di realizzare un qualcosa che possa contribuire a pensare il futuro.

Lei ha scritto tanto, è giornalista, autore di narrativa, di saggistica, ha collaborato con diversi giornali di grande nome. Quale è il suo giudizio sulla stampa?

Ho cominciato a scrivere e collaborare con diversi giornali a 14 / 15 anni.

Altri tempi, voglia di sperimentarsi. Di quei tempi mi è rimasta la voglia di indagare, di conoscere.

Forse per questo non mi sono mai fermato e ho sempre continuato a scrivere.

Il sud Italia paga un grave ritardo: non abbiamo giornali a tiratura nazionale, non abbiamo tv che siano nazionali, tutto rimane a livello localistico e le informazioni del resto d’Italia vengono mediate da altri media che non sono presenti attivamente sui nostri territori.

Un degrado al quale siamo arrivati nel giro degli ultimo venti anni e che ha riflessi anche in campo politico che  solo venti anni fa esprimeva personaggi locali di gran rilievo a livello nazionale e di cui, ora, non si sente più nulla.

Non siamo rappresentati a livello nazionale e naturalmente questo non fa che penalizzarci penalizzando anche l’informazione.

A questo si aggiunge il fatto che siamo diventati incapaci di parlare anche con noi stessi e il non parlarci ci mette al margine della crescita rendendoci tutti naufraghi.

Sono, però, ottimista e continuerò, come Diogene, a cercare l’uomo che è in noi stessi

Piero Antonio Toma (Tuglie, 1935), è giornalista, narratore e saggista.

Si è laureato all’Università di Napoli in Scienze Politiche con la prima tesi in Italia sulla Cina comunista.

Ha collaborato a numerosi quotidiani, da Il Mattino al Corriere della Sera, alla Gazzetta del Mezzogiorno, a Il Sole 24 ORE, dove è rimasto per una ventina d’anni.

Ha fondato e diretto l’agenzia stampa Informedia e numerosi periodici, da NAPOLI Guide a Vomero-news, per finire al mensile sulla diffusione del libro, Leggere Leggero.

Collabora con Repubblica-Napoli.

Autore di testi poetici tradotti in musica. E’ vincitore di diversi premi letterari come il Trofeo Chinnici, Pompei, Palizzi, Fanzago.