Quando matura un risultato come quello di MelfiBenevento, c’è poco da discutere e analizzare. Per quanto visto sul “piccolo schermo”, non c’è stata storia, anche se qualcosina i giallorossi, fino allo sciagurato calcio di rigore, avevano pur fatto. Vedere del buono in una gara del genere e a fronte di una sonora sconfitta, però, non deve diventare ricerca spasmodica di alibi. Non servono, e comunque il risultato resta negativo, ma non solo per quanto concerne la classifica.

Cinque gare, due vinte (Foggia e Andria), due pareggiate (Lupa Castelli e Messina) e una persa (Melfi). Le due pareggiate, partite appena sufficienti sul piano della prestazione complessiva. Quella persa domenica molto peggio, da bocciatura piena. A Rieti (Lupa Castelli) un tempo solo discreto, con il Messina… meglio tralasciare e a Melfi, dulcis in fundo, un triplo passo indietro: squadra ingessata e con il freno a mano tirato per tutta la gara. Questa è la realtà. Poi possiamo trovare tutte le scusanti possibili, le sviste arbitrali, qualche infortunio, le assenze, alcune disattenzioni difensive. Ma concretamente, di 5 partite finora disputate ben 3 sono quelle appena sufficienti (eufemismo), il 60%. Troppo, per una squadra che è stata pensata e costruita per obiettivi importanti.

A Melfi  la prestazione dei calciatori di Gaetano Auteri è stata scialba. Compassati, senza quel cambio di marcia necessario quando si affronta un manipolo di ragazzini assetati di vittorie e prestigio. Melara, Di Molfetta, Pezzi un gradino più in basso degli altri che, complessivamente, sono stati mediocri. Ma che succede? Questione di modulo? Cattive condizioni fisiche? Difficoltà ad assimilare il credo auteriano? Sinceramente non si riesce a capire cosa e dove sia il problema. Rari momenti di lucidità (e gioco) non possono “giustificare” almeno 70 minuti di  “secondi su ogni pallone“. Così non va.

Ma questo non vuol dire “processare” e neppure mettere in discussione, è appurare la realtà dei fatti. La vetta della classifica è ampiamente alla portata e, inoltre, non mi sembra che ci sia (ancora) una squadra ammazza campionato. La preoccupazione mia e credo di tutti è provocata da una condizione fisica che appare precaria in troppi calciatori, assolutamente distante da quella di altre squadre viste all’opera o incontrate. La preoccupazione è per un gioco  che solo a sprazzi (e in 2 gare) si è visto. Il Benevento procede a singhiozzo e appare vulnerabile in difesa oltre che palesemente anemico in attacco. Troppi indizi, spero che non si tramutino in prova d’accusa… Ad Auteri l’obbligo della “verità” e di dimostraci che siamo noi in errore.

Intermittenti a Rieti ma poi lezioni di calcio e di tattica al Foggia. Balbettanti con il Messina e con-vincenti ad Andria. Naufragati a Melfi… Ma qual è il vero Benevento Calcio 2015/16? Le potenzialità della squadra non si discutono, il tasso tecnico è elevato, rosa ben assortita (servirebbe però un piccolo ulteriore sacrificio economico della società per l’attacco) in ogni reparto. L’allenatore? Non si discute, ci mancherebbe (senza ironia). Il gruppo lavora in assoluta tranquillità con le giuste condizioni “ambientali”. E allora? Solo fisiologico assestamento? Speriamo di si.

Domenica prossima si torna al Ciro Vigorito dove arriverà il Monopoli  allenato dall’ex stregone Massimiliano Tangorra. Ovviamente è lecito attendersi dai giallorossi una prestazione convincente e che spazzi via malumori e polemiche. Gaetano Auteri avrà un’altra occasione per mostrarci una compagine quadrata e che sappia imporsi sin dal fischio d’inizio, giocando al calcio. Squadra rivoluzionata? Io credo che ci saranno modifiche sostanziali e qualche avvicendamento è quanto mai necessario. Ovviamente senza stravolgere l’impianto di gioco, ma inserendo nell’undici iniziale solo chi è in condizione. I campionati si vincono soprattutto in casa e dal Vigorito deve ripartire la rincorsa al primo posto. Mettiamoci Melfi alle spalle e torniamo immediatamente ad essere “gruppo” perché uniti si vince, e solo così.