Stamattina, é  arrivato il salvifico Dulcamara, nella piazzetta. La folla (una trentina di persone che, nel resoconto, diventeranno tremila…) gli si è accalcata intorno, festante.

Acclamazioni,  vigorose strette di mano, saluti come non dovesse più  apparire… La polizia  vigila, distrattamente. I sostenitori, arrivati in anticipo, preparano banchetti per le firme di adesione al proclama, ma pare che, oggi, la gente non si senta proprio grafomane.
I platani intorno emanano fruscii carezzevoli e i pappagallini verdi, residenti felici del luogo, svolazzano e si preparano a ripetere le magiche parole che stanno per risuonare.
Udite! Udite!
Io “bla bla bla…!” Magia: gli astanti si abbeverano dei suoni emessi e si proiettano, con la fantasia e la speranza, in un futuro migliore.
Intorno, tutto procede in un’indifferenza generale che fa bene al cuore.
Qualcuno va, senza fermarsi; la massaia pensa alla spesa da fare coi pochi soldi che ha; alcuni studenti rumorosi ignorano il tutto; il  sole continua a splendere perché  la giornata è  bella, nonostante.
Da un palazzo poco distante giunge il rumore di persiane sbattute, come infastidite.
Nell’aria  vagano versi “Non ti curar di lor…”.