di Luciaelisa Luongo

C’è qualcosa di indefinibile nelle Olimpiadi, che scaturisce dall’anima, che deve essere preservata”, afferma il giornalista inglese Chris Brasher. Infatti le Olimpiadi sono un momento di gioia e festa, perché riescono a unire il mondo e fare squadra per uno stesso obiettivo: non necessariamente vincere, per come questo possa dare soddisfazione, ma partecipare e stringersi tutti in un’unica passione, ovvero quello sport che si sta praticando.

Come sappiamo, il simbolo più noto delle Olimpiadi sono i cinque cerchi della bandiera olimpica, che viene fissata ad ogni edizione dei Giochi a partire dal 1920. In essa ci sono cinque anelli, di diverso colore, intrecciati in uno fondo bianco e rappresentano ognuno un continente: Africa, America, Asia, Europa e Oceania. Ma lo splendore risiede nell’intreccio degli anelli, il quale rappresenta l’universalità dello spirito olimpico.

I colori scelti per i cinque cerchi sono: blu, giallo, nero, verde e rosso.  Ogni colore, secondo me, oltre a rappresentare un continente, potrebbe simboleggiare un principio cardine delle Olimpiadi, il blu del mare gioioso e lucente illuminato dal giallo del sole, che rappresenta anche la solidarietà che unisce i vari giocatori e riscalda i cuori delle persone. Il nero della notte ricoperto di stelle che rischiara le notti infinite e ansiose, piene di speranza e quindi il verde anche per un nuovo inizio dopo la pandemia, nonostante i vari contagi interni. Infine il rosso del cuore e quindi dell’amore o del sangue nelle nostre vene piene di risolutezza e determinazione. Ma solo tutti e cinque insieme ci forniscono l’idea di totalità e festosità. Le Olimpiadi sono un modo per avvicinare le nazioni tra di loro, allontanando il pregiudizio e il razzismo, e avvicinando l’amore e un sorriso grande tra tutti.

Quest’anno lo scopo delle Olimpiadi è quello di accostare sempre di più i giovani agli sport olimpiaci, perché sono loro coloro che porteranno avanti la tradizione olimpica e i soggetti che vedono nello sport uno strumento attraverso il quale esprimersi e accettarsi, nonostante, i propri limiti e, attraverso lo sport, cercare di superarli o almeno provare a conviverci. Da qui l’idea di tre nuovi sport: skateboard, surf, arrampicata sportiva.

Nel surf, presso le limpidi acque al largo della spiaggia di Tsurigasaki, sulla costa pacifica, a circa 100 chilometri da Tokyo, è possibile vedere una gara maschile e una femminile. In ognuna delle quali competeranno insieme per sessioni, nel quale potrà cavalcare fino a un massimo di 25 onde per circa 30 minuti, in cui potranno scegliere quali onde sfidare per farsi valutare da cinque giudici su criteri ben precisi.

L’arrampicata sportiva è divisa in una gara maschile e una femminile e assegnerà quindi due ori e sei medaglie complessive. A ogni gara parteciperanno 20 atleti e ognuno di loro dovrà affrontare tre discipline diverse tra loro, note come “speed”, “bouldering” e “lead”.

Nello skateboard, invece, ci saranno in tutto quattro gare: una maschile e una femminile per la disciplina nota come “street”, insieme a una maschile e una femminile per quella nota come “park”. E anche qui ogni gara sarà decisa in base ai punteggi assegnati dai giudici.

Le gare “street” si svolgono in un contesto che propone un ambiente urbano, invece le gare “park” si svolgeranno, per l’appunto, in uno skate park: un luogo concavo che permette di sfruttare le pendenze di certe sue aree per prendere velocità, effettuare salti e usare il tempo in aria per fare evoluzioni e manovre di vario genere. Sia nelle gare “park” che in quelle “street” gli atleti e le atlete (80 in tutto, 20 per ogni gara) parteciperanno in forma individuale, uno per volta, avendo in genere tentativi da 45 secondi ciascuno per ottenere il miglior punteggio possibile e per fare determinati evoluzioni note come “tricks”, scegliendo liberamente cosa fare e come muoversi.

Le Olimpiadi, in qualsiasi arco temporale le stiamo immaginando, sono come delle storie raccontate dai nostri nonni che non moriranno mai. Generazione dopo generazione, le Olimpiadi si arricchiranno, si modificheranno ma sarà sempre un punto fisso e importante della nostra esistenza, solo se avremmo noi stessi la cura di preservarle e custodirle come un tesoro da condividere con amici , parenti o semplicemente nel confrontarci con dei conoscenti alla fermata del pullman o al bar. Soprattutto i giovani devono essere il messaggero fondamentale per far si che un patrimonio olimpico così vasto sia considerato come punto di unione e compattezza con tutti gli altri giovani che siano di un’altra etica religiosa, sociale o di un diverso colore di pelle.