La libertà, la democrazia e il futuro della convivenza umana sembrano in gioco nelle ore caotiche e tragiche degli ultimi attentati a Bruxelles, eppure i recenti episodi non sono che l’ennesimo esempio di una politica europea e internazionale miope e ammantata di colpe che non riesce a definire una strategia di interpretazione e limitazione del ”fenomeno terrorismo”.

Forse dovremmo però, prima di cercare le colpe altrove, riconoscere responsabilità che fanno capo a politiche occidentali “coloniali”, a partire dalla spartizione del Medio Oriente in zone di influenza stabilita alla fine della seconda guerra mondiale, per continuare con ‘colpe’ più specifiche di cui l’occidente è responsabile. Inutile negare che i recenti attacchi terroristici non sono altro che una forma di “blowback(letteralmente ‘contraccolpo’ in inglese) di ripetute azioni militari americane ed europee, segrete e non, adottate in Medio oriente, Nord Africa, nel Corno d’Africa e in Asia centrale con l’obiettivo di sovvertire i governi locali ed instaurare regimi ‘amici’ e conformi agli interessi occidentali.

Come dimenticare i finanziamenti concessi ai “patrioti afgani”, i futuri “talebani”, da parte degli Stati Uniti per contrastare la presenza sovietica in Afganistan e il conseguente espansionismo della Russia in Asia, atto che consentì il ritorno del paese al medioevo più retrivo e l’instaurazione del regime religioso della “Sharia”, per non parlare poi  di Osama Bin Laden, il “nemico numero uno” dell’America che arrivò alla gestione del potere politico-religioso grazie ai favori della famiglia Bush.

La cosa più assurda però è che, a partire dal 1979, la CIA ha mobilitato, reclutato, addestrato e armato migliaia di giovani sunniti per combattere l’altra potenza mondiale, l’Unione Sovietica, ha reclutato soldati, soprattutto fra i musulmani, inclusi quelli europei, per formare gruppi di ‘mujahideen’ che appoggiassero le ragioni occidentali. La storia ci racconta che persino il tiranno Saddam Hussein è stato spodestato grazie a bugie politiche e che, promuovendo l’idea di una jihad per difendere i territori dell’Islam (Dar al-Islam) dagli outsider e finanziando gruppi islamici di matrice sciita e curda avversi al regime di Hussein, l’occidente, la CIA in primis, ha prodotto una grande massa di combattenti composta di giovani che hanno sposato l’idea della “guerra santa” e del martirio, come atto nobile della loro vita, gli stessi giovani che oggi compongono l’ISIS.

Ovviamente queste decisioni politiche hanno finito con l’innescare un fenomeno che, sfuggito al controllo di chi l’aveva indotto, ha trasformato l’Occidente in un mondo di ‘infedeli’ da combattere senza paura e senza pietà. Più recentemente gli USA, la Francia ed il Regno Unito hanno rovesciato il governo di Muammar Gheddafi in Libia, anche in questo caso finanziando gruppi islamici ostili al dittatore e tutti di matrice fondamentalista ed il governo della Fratellanza musulmana in Egitto; in Siria, dopo la violenta repressione contro i regimi autoritari messa in atto da Bashar al-Assad,gli  USA, l’Arabia Saudita, la Turchia ed altri alleati regionali hanno fomentato la ribellione, parallelamente a chi è invece intervenuto a favore di Assad, determinando dunque una situazione di ingovernabile caos di cui hanno approfittato i tanti gruppi integralisti, primo fra tutti l’ISIS.

Sono ormai anni che la Siria è devastata da una feroce guerra civile che il mondo ha guardato, fino ad ora, con totale indifferenza, quasi fosse un evento che non ci riguarda, mentre migliaia di civili muoiono sotto i bombardamenti, lanci di granate e attacchi terroristici, ma le persone vogliono sopravvivere, ne hanno diritto ed ecco che, in modo imponente, uomini, donne e bambini fuggono verso quell’Occidente che ha prodotto, in modo significativo,  i mali delle loro terre e che ora non è capace di gestire l’emergenza.

L’ingerenza dell’Occidente non solo ha alimentato dunque l’integralismo ed il fondamentalismo, ma ha destabilizzato territori certo spesso non sviluppati secondo un modello democratico, ma comunque organizzati secondo parametri politici tipici, sostituendo spesso ai governi locali, altre autorità non legittimate né tanto meno stabili, anzi ribaltando i governi esistenti non ha fatto altro che alimentare il caos, i massacri e le guerre civili.

L’Europa scopre dunque oggi, con disappunto e paura, il fenomeno del terrorismo, ma ancora più preoccupante  è il fatto che i membri del fenomeno sono espressione di un disagio “casalingo”,  in cui i ‘martiri’ non provengono da luoghi lontani, ma sono figli della nostra Europa, come dimostrato dagli attentati di Parigi e di Bruxelles i cui artefici sono stati cittadini del nostro mondo “civilizzato”, ma distratto e arrogante.

Si arriverà mai alla decisione di dare vita ad un anti-terrorismo europeo che, consapevole delle proprie responsabilità pregresse, dimentichi i particolarismi nazionali e riesca a interpretare il fenomeno terroristico, partendo dalle sue reali radici, e soprattutto adottando provvedimenti mirati alla salvaguardia di milioni di europei incolpevoli? Noi speriamo ovviamente di si, diversamente assisteremo alla sconfitta dell’Europa e di quei principi civili a cui siamo abituati e senza i quali torneremmo alla barbarie.