Voglia di sperimentazione artistica attraverso le opere di tre giovani artisti beneventani in mostra presso la Arte/Studio Gallery di Benevento, dalla giornata di domenica . Donato Izzo, Francesco Peluso e Matteo Sarro hanno animato una performance artistica durante la quale hanno dato prova di poter esprimere le emozioni loro più interiori attraverso opere artistiche ispirate all’astrattismo totale.Tale corrente artistica muove dalla convinzione che materia e spirito, positivo e negativo dell’esistenza umana, si possano sposare attraverso raffigurazioni che, attraverso la fantasia e la creatività, manifestino l’essenza più profonda della vita: la corporeità che ci contraddistingue e la spiritualità, la ψυχή greca, che dona vita e ragion d’essere alla nostra esistenza.

Non è semplice coniugare concetti tanto elevati attraverso un’opera d’arte, non a caso Platone riteneva che l’arte fosse solo semplice imitazione della realtà e la condannava, diversamente Aristotele riteneva che l’arte fosse imitazione della natura secondo verisimiglianza e dunque rappresentasse una nuova forma di conoscenza. Per Immanuel Kant il giudizio estetico è in grado di svelare un’unità profonda tra la natura e l’esperienza morale dell’uomo, permettendo ad esso di cogliere la natura come animata da quelle caratteristiche di finalità ed armonia che egli sperimentava nell’uso pratico della ragione.

Secondo il filosofo ottocentesco Schopenhauer, uno dei modi per tentare di uscire dalla condizione di dolore che caratterizza la nostra vita, perennemente dominata dal desiderare, è la pratica dell’arte,  attraverso cui  infatti  si annienta la volontà, l’arte dunque si trasforma in puro occhio del mondo attraverso cui ci si immerge nell’oggetto e si dimentica se stessi e il proprio dolore.

Nelle arti figurative il concetto di astratto assume il significato di «non reale». L’arte astratta è quella che non rappresenta la realtà oggettiva, essa crea immagini che non appartengono alla nostra esperienza visiva, ma si esprime attraverso la libera composizione di linee, forme, colori, senza imitare la realtà concreta in cui noi viviamo. E’ dunque un modo per esprimere una realtà “filtrata” dal nostro intelletto e della quale evidenzia solo alcuni aspetti: segni, linee, numeri, oggetti, parole.

Donato Izzo e Matteo Sarro si formano attraverso studi presso il Liceo Artistico di Benevento, Francesco Peluso deve la sua formazione invece a studi compiuti presso il Liceo Classico di San Giorgio del Sannio, ma ha continuato i suoi studi con la frequenza al Corso di Arti Visive dell’Accademia delle belle Arti di Napoli.

Donato Izzo sta sperimentando l’uso e il riciclo di materiali come vecchie finestre, cornici o particolari di mobili in disuso. Nei suoi lavori aleggia il senso dell’antico, l’odore della muffa, in una commistione dei quattro elementi naturali: aria, acqua, terra, fuoco.

Matteo Sarro gioca invece con le strutture naturali : archi, cunicoli, rocce, cavità naturali che diventano architravi del suo immaginario fra zone di luce e di ombre.

Francesco Peluso guarda invece, con occhi incantati, l’origine dell’Universo attraverso la luce, la materia, la geometria, lo spazio e il tempo, quasi che l’Universo stesso fosse un unico suono di percezioni, sensazioni e suoni. La sua arte appare dunque un concentrato di idee scientifiche e filosofiche attraverso gradazioni e contrasti che rimandano alla percezione dell’esperienza della Gestalt, movimento di psicologia secondo cui “Il tutto è più della somma delle singole parti”. I suoi lavori ricordano i moduli ripetitivi di Piet Mondrian, riletti secondo canoni personali e che si evidenziano dal predominio di una specifica scala cromatica.

Mentori e presentatori dei lavori dei tre artisti sono stati i prof. Giuseppe Cotroneo, Mario Lanzione e Antonio Salzano.

La mostra si è rivelata dunque, anche ai meno esperti di arte, momento di sinapsi fra vita quotidiana e incofessato bisogno di interpretazione del proprio mondo interiore, quasi momento di riappropriazione delle parole di Geroge Bernard Show :” Si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l’arte per guardarsi l’anima”.