di Luciaelisa Luongo

Il titolo di questo articolo mi fa venire in mente una favola, pronta per essere raccontata a un pubblico di lettori vissuto molto dopo rispetto agli anni che stiamo vivendo. Fino a un anno fa ognuno di noi viveva la sua “normale”  e appagata vita, che poi di regolare vi era ben poco visto che, secondo me, non apprezzavamo ogni singolo momento. Ricordate gli aperitivi al bar con gli amici senza doversi preoccupare della distanza tra i tavolini? Oppure quando andavamo a scuola, o all’università oppure al lavoro controvoglia, ed ora quanto vi manca prendere l’autobus o l’automobile e iniziare una nuova giornata senza dover guardare tutti da uno schermo? Noi non eravamo in grado di apprezzare quel sapore di libertà e normalità che il virus ci ha sottratto, anche se, devo ammetterlo, che proprio tutto non è stato in grado di togliercelo.

Ci troviamo in un momento nuovo, strano, astratto. Ma l’amore è lo stesso. Abbiamo le nostre vite in ordine e, poi, compare un semplice servizio al Tg in televisione che ci induce in allarme su un virus, e il mondo viene messo sottosopra, capovolto. La Bibbia ci insegna: l’amore respinge la paura. Significa che l’amore è un antidoto contro la paura. L’amore fa bene, distrae, ti porta a vedere del buono anche in questo periodo. Per un attimo allontana da questo caos che ci ha travolto tra mascherine, quarantena, gel disinfettante in questi determinati periodi di spavento. Ci mancano mille sensazioni, profumi e colori, con tanta amarezza addosso.

È stato un anno duro anche per l’amore, un anno che ha allontanato soltanto fisicamente,  rendendo difficile il ricongiungimento, ma non i sentimenti. Non parliamo solo di amore tra coppie, ma il timore di un nipote a non poter abbracciare un nonno, con la consapevolezza che il virus può causargli seri danni. L’amore per un neonato che non puoi cullare, perché è fragile. La pericolosità di una carezza verso un amico, purtroppo malato di cancro, che può ridurlo in serie problematiche. Tutto ciò instaura vuoti incolmabili con addii a persone care che hanno raggiunto il cielo, licenziamenti dai posti di lavoro. Si è rinunciato a viaggiare, vedere amici del cuore, praticare gli sport e, purtroppo, qualcuno di noi si è trovato costretto a rinunciare alla persona che occupa la parte più coinvolgente e dolce dei nostri cuori: la persona di cui è innamorato/a.

Tantissime storie, ognuna con una sfumatura diversa dall’altra, ma tutte con particolari specifici che la rendono unica. Tutte messe a dura prova da quella distanza maledetta, prima irrilevante, oggi incolmabile. Siamo stati chiusi nelle nostre case, nei nostri comuni, nelle nostre regioni, nelle nostre solitudini, non potendo raggiungere la persona che dava un senso alle nostre giornate. Si cerca di allontanare la distanza con telefonate e videochiamate, ma la tristezza, anziché dissolversi, si consolida. Sentirsi o vedersi attraverso un display è come ammirare una fotografia che ferma quell’istante, ma non è sufficiente, perché una coppia, due amici, due cugini sentono la necessità di formare man mano quel loro rapporto e non ridurlo a un istante. Ed è proprio quella nostalgia che ci accompagna, come un’ombra, nelle nostre piatte giornate e non ci abbandona. Ci consuma, ci annienta, ci distrugge. Ma l’amore è più forte e ci salva in ogni possibile situazione.

L’amore ha bisogno di pelle e di sensi, di corpo e di condivisione; ingredienti sconsigliati durante questa fase così delicata e fragile delle nostre vite. Le parole devono prendere il posto degli abbracci e dei baci. La scrittura, così come la distanza, a non dimenticare e incoraggia le dichiarazioni.

Per questo San Valentino, anziché ridurci a farla diventare una festa consumistica, festeggiamo l’amore in tutte le sue sfumature, in tutta la sua bellezza. Oppure chiama quel caro, porta un sorriso virtuale a quell’amico lontano e non dimentichiamoci che l’amore allontana la paura. Ma soprattutto per questo San Valentino ama incessantemente e ininterrottamente,  anche quella persona con cui non vai d’accordo,  perché l’amore supera ogni limite.