Nella mattinata di sabato 23 Novembre,  si è tenuto, presso l’Aula Magna del Dipartimento DEMM (Diritto, Economia, Management e Metodi Quantitativi) dell’Università degli Studi del Sannio, un convegno, promosso dall’I.I.S.Alberti di Benevento, nella persona del Dirigente Scolastico Giovanni Liccardo, sul tema di “Civiltà, identità e religioni nel Mediterraneo” volte all’analisi delle dinamiche che hanno interessato nei secoli il mare Mediterraneo, la sua storia, la sua identità condivisa e al tema dei fenomeni migratori.

Relatori dell’incontro la Console della Tunisia per Napoli, la Campania e le Regioni meridionali sig.ra Beya Ben Abdelbaki Fraoua, la Prof.ssa Anna Carfora, docente della Chiesa Medioevale e Moderna presso la PFTIM sez.”San Luigi” e Direttore dell’Istituto di Storia del Cristianesimo “Cataldo Naro”, la Prof.ssa Eusapia Tarricone, referente dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’età Contemporanea “Vera Lombardi . Ha svolto il ruolo di moderatore il prof. Giovanni Liccardo D.S dell’Istituto Alberti di Benevento.

L’incontro è stato aperto dal Rettore dell’Università del Sannio, dott. Gerardo Canfora che ha voluto salutare i presenti e porre l’accento sulla centralità del tema della conferenza in oggetto, sia come consapevolezza del problema delle diffidenze tra popoli del mediterraneo, che come coscienza di un’identità che affonda le radici nel tempo e nella storia.

Liccardo ha aperto poi l’incontro presentando al numeroso pubblico le relatrici e sottolineando l’attualità della problematica del Mediterraneo come via strategica di popoli, commerci, ideologie, invenzioni, civiltà e religioni , una via che oggi è diventata cruciale all’interno della problematica dei flussi migratori che giungono verso l’Europa, un’Europa che oggi ancora non ha ben chiaro l’atteggiamento da tenere e le leggi necessarie per governare il fenomeno e che dunque, troppo spesso, tende a difendere la propria identità, dimenticando quanto ci accomuna agli altri popoli che si affacciano su questo mare.

Prende la parola la Console della Tunisia che ricorda come il Mediterraneo è sempre stato un crocevia di civiltà, là dove il concetto di civiltà è estremamente complesso ed è usato in una molteplicità di accezioni. L’identità è poi l’insieme di caratteristiche uniche che rende l’individuo unico e inconfondibile, e dunque ciò che ci rende diverso dall’altro. Tra le maggiori eredità comuni delle civiltà sviluppatesi nel Mediterraneo ricordiamo, sul piano intellettuale, la logica e la ragione della filosofia greca; su quello politico, il diritto e la forma politico-territoriale dell’impero romano; su quello spirituale, le religioni monoteiste basate sui testi sacri (la Bibbia, i Vangeli e il Corano),tutti elementi che ci portano ad affermare che il Mediterraneo è ” il mare di un solo Dio”.

Accanto all’unità storico-culturale e geografica, vi sono numerosi fattori di diversità che segnano il Mediterraneo e che fanno di questo mare una realtà “plurale” e complessa, ma non per questo nemica. Ella ricorda poi, in merito alle dinamiche migratorie del suo paese, che in Italia sono presenti più di diecimila tunisini, una popolazione di elementi molto giovani che, in misura dei due terzi, sono giunti ed  insediati  con permesso regolare.

È necessario distinguere tra immigrati regolari e clandestini, dove questi ultimi rappresentano un problema per tutti, sia per i paesi di partenza che per quelli di arrivo, una complicazione che va risolta con accordi di cooperazione fra le nazioni, accordi che già esistono fra Tunisia e Italia, ma che vanno rafforzati attraverso gruppi di lavoro composti da rappresentanti dei due paesi.

Non basta lottare contro la clandestinità; nell’immigrazione, è necessario agire sulle cause dei flussi migratori attraverso programmi di sviluppo e creazione di posti di lavoro determinati, anche a tempo, che consentano un’emigrazione controllata. In tal senso la Tunisia si prefigge di firmare con l’Italia un accordo sulla “gestione concertata e lo sviluppo solidale”

La prof.ssa Carfora  ha ricordato un testo di Georges Simenon, nel quale lo scrittore  descrive un lungo viaggio nel mare Mediterraneo durante il quale si era ripromesso di cercare di comprendere  e descrivere il Mare nostrum, un luogo mai uguale a se stesso eppure sempre aperto ai collegamenti fra parti. Erodoto, il grande storico del 5 secolo a.c. oggi non riconoscerebbe le caratteristiche biologiche, agricole, paesaggistiche del nostro tempo perché la realtà mediterranea nei secoli è cambiata. La dieta mediterranea così come noi la conosciamo era sconosciuta allo storico greco.

L’identità si costruisce con le cose che ci vengono dall’altro. Secondo Amin Maalouf, l’identità è un accumulo, Samuel P. Huntington, nell’opera “Lo scontro delle civiltà” ci ricorda che bisogna leggere il presente con il passato e le tre religioni del Mediterraneo sono rivelazioni che contengono, ognuna, la propria verità. E’ l’ignoranza dell’altro che produce mostri, Finanche Dante, nella sua Divina commedia, mette Maometto all’inferno secondo una visione deviata del Cristianesimo. Nell’appello di Clermont, Papa Urbano II chiamò i cristiani alle crociate con l’invocazione:“Dio lo vuole!”. Ai nostri giorni  Nel Manifesto “Love Difference”, della fondazione Michelangelo Pistoletto, artista e animatore e protagonista della corrente dell’arte povera, il mare è visto come elemento comune che unisce culture diverse, quasi un mediatore tra terre e popoli. La clandestinità, conclude, nasce quando è reso  impossibile entrare in un Paese secondo leggi ben precise.

Prende infine la parola la prof.ssa Tarricone che affronta la problematica da un unto di vista squisitamente storico-filosofico.  Il Mediterraneo è stato da sempre luogo di civiltà, guerre, traffici commerciali, pensiero e invenzioni. Ogni popolo, dai Sumeri agli Egizi, dai Fenici ai Romani e gli Ottomani, ha regalato qualcosa che oggi diamo per scontato alla nostra civiltà:  dagli oggetti – ruota, chiglia delle navi, zucchero ed altri – all’uso della scrittura, della matematica e della geometria, elementi che caratterizzano la cultura del Mare Nostrum – come fu chiamato da Giulio Cesare – e dei suoi popoli, tanto è vero che il filosofo Cassisrer parla di “cultura mediterranea” e la definisce “calda” proprio perché caratterizzata dalla scrittura.

Altro elemento caratteristico dei popoli del Mediterraneo è stato la produzione del pane. Il Pane è nato prima della scrittura ed esso trova posto in tutte le religioni mediterranee perché simbolizza la purezza. Nella nostra religione cattolica l’ostia rappresenta Cristo stesso.  In merito alle migrazioni ella afferma che gli uomini si muovono da sempre e non è possibile prevedere come e dove vadano. Nei nostri tempi è sopravvenuta una politica di chiusura delle frontiere, tuttavia gente disperata che fugge da guerre e povertà continua ad arrivare lungo le nostre coste alimentando però diffidenze e politiche restrittive nei loro confronti. Noi abbiamo bisogno dei migranti, siamo un paese a crescita demografica bassa, ma ovviamente c’è bisogno anche di leggi che regolamentino il fenomeno.

C’è bisogno, aggiunge, di una educazione alla mondialità, figlia della conoscenza dell’altro scevra da pregiudizi e sospetti o paure spesso immotivate o alimentate artatamente per fini politici, perché solo conoscendoci si possono scoprire le mille affinità figlie della cultura mediterranea e così convivere pacificamente.

L’incontro si conclude con domande che gli studenti presenti rivolgono soprattutto alla Console ed a cui ella risponde con puntualità e simpatia.