Da qualche mese è nata ad Airola una scuola professionale di teatro intitolata a Paolo Petti. Abbiamo incontrato Gabriella Petti fondatrice e figlia del famoso scenografo italiano, indimenticabile artista.  Come nasce l’idea di una scuola e perché proprio ad Airola?

Di solito, esistono diversi elementi che portano alla nascita di un’idea. Nel mio caso, la certezza che i tempi attuali obbligano ad una seria presa di coscienza della realtà malmessa e dell’urgenza di “aiutarla”. L’arte della Recitazione, direttamente connessa alla sfera del sentire umano, sensibilizza in tal senso, guida alla costruzione positiva della propria identità, apre alla comprensione del sociale. Credo ci sia urgente bisogno di individui responsabili e positivi. Sfido chiunque a negare questa affermazione. Ad Airola perché.. è qui che vivo, ora, e perché credo che Airola ne possa guadagnare vantaggi. L’aver intitolato la scuola a mio padre poi è perché gli artisti di talento vanno ricordati e ad essi bisogna ispirarsi.

State allestendo il primo spettacolo che andrà in scena l’8 e il 9 luglio al Teatro Comunale di Airola “Confusioni” di Alan Ayckbourn diretto da te. Perché un autore inglese?

Chiacchieravo con un mio conoscente, originario della Lorena. Mi diceva che in quella terra non esistono montagne e che lo sguardo umano è costretto a guardare oltre l’orizzonte. Le nostre belle montagne della Valle Caudina sono rassicuranti e suggestive. Ma esiste altro dietro di esse. Il nostro spettacolo dà modo di osservare come e cosa accade nei piccoli centri della provincia inglese. Amo la tradizione partenopea, ma aver viaggiato con la mente e con il corpo in mille posti diversi mi ha fatto acquisire conoscenze e risorse che hanno cambiato il mio modo di vivere. Quando lavoro per gli altri cerco di dare il meglio che ho a disposizione. Quest’anno si è trattato di uno dei maggiori commediografi inglesi che la storia del teatro ricordi. È stato difficile non farmi travolgere dal timore reverenziale che il grande commediografo incute in me.

Come hai pensato di realizzare le varie scene di questa peace e chi ti è accanto in questo momento?

Semplicemente cercando di ricreare quella realtà nella maniera più credibile possibile. E’ pur vero che “essere credibili a teatro” è un’impresa difficilissima, ma.. ci abbiamo provato. Mi sono vicini i miei ragazzi, appassionati e stacanovisti, i bambini e i loro fantastici genitori, la mia assistente Mariagemma Pironti, la scenografa Sofia Maglione, mia madre e in modo particolare Doriano Rautnik, un attore professionista che con entusiasmo e generosità ha affiancato gli allievi della scuola che non chiamiamo mai “principianti”. Senza di lui, aprire una scuola e allestire “Confusioni” in cinque mesi sarebbe stato impossibile.

Uno spettacolo comico, ironico sulla comunicazione. Oggi pur essendoci numerosissime possibilità di comunicare, è proprio questo settore ad essere più in crisi rispetto agli altri, soprattutto da un punto di vista umano.

Io distinguerei la “comunicazione veloce” messa a disposizione dalla tecnologia, utile, non c’è che dire, dalla “comunicazione tra individui”, quella estesa, che si manifesta attraverso i gesti, i non detti e, in generale grazie al desiderio stesso di comunicare. E’ di quest’ultima che racconta lo spettacolo.. e ce la restituisce distorta e superficiale. Cosa che accade nella realtà anche a causa dell’abuso tecnologico troppo spesso fonte di fraintendimenti e causa di protagonismo facile.

Un particolare ricordo di Paolo, tuo padre?

Troppo difficile sceglierne uno. E comunque non riuscirei a descrivere le sensazioni ricevute da lui. Sono fatte di cose grandi e piccole insieme, tutte assolutamente personali. Sono cresciuta tra i suoi quadri, i suoi bozzetti, i suoi plastici, le sue grandi scenografie teatrali, televisive e cinematografiche, le sue installazioni e la sua musica. Il suo sublimare la realtà mi ha portata a pensare che sia l’unica strada possibile. Il problema è riuscire a farlo con la sua stessa maestria. Il difficile è lì!