(Luciaelisa Luongo) – Vi siete mai chiesti cosa porta un giornalista a scrivere un articolo? O a uno scrittore un libro? E un cantante in base a un testo della canzone? Un fiume in piena di suggestioni e turbamenti, oltre che un momento di svago che viene riportato tramite un affresco di lettere, attraverso l’inchiostro di una semplice penna. Essi sono gli unici che, nonostante tutto, riescono a esprimere opinioni proprie ed aiutare gli altri anche con una semplice frase. Soprattutto coloro che, con maggior esperienza, riescono ad essere “maestri di vita” facendo riflettere le persone senza dar conto a dei sofisti, cioè personaggi che con i loro discorsi persuasivi ma vuoti nel contenuto, riescono a corromperli.

Già dal 3400 a.C i Sumeri scoprirono questo mezzo riportando, su tavolette, attività economiche o commerciali con i paesi esteri o  poter gestire, anche, semplici affari interni come i movimenti dei  beni del tempio.  Da quel momento non si è potuto più rinunciare alla scrittura,  tanto che i Romani hanno iniziato a maneggiare, dopo un celebre discorso del senatore romano Caio Tito, la locuzione «Verba volant, scripta manent» che, tradotta letteralmente, significa “le parole volano, gli scritti rimangono”, sulla base del fatto che mentre le parole vengono dimenticate, gli scritti possiedono un insieme di vocaboli incontrovertibili. Quindi, da ciò, la scrittura si propone come promotrice di giustizia e fedeltà, basi di una città.

In più, dai tempi più remoti, la scrittura, è stata la più grande protagonista delle emozioni e dei sentimenti.  La si impiega nelle dolci lettere quando la bocca inizia a tremare o in momenti molto più commoventi che riescono a far comprendere il vero significato di amare mescolato a sofferenza, cioè nelle migliaia lettere che i soldati italiani inviavano ai proprio familiari durante i periodi nei quali erano impegnati sui fronti di guerra. Questi eroi coraggiosi desideravano che quell’insieme di lettere fossero i ricordi maggiormente cari e custoditi di quella che forse sarà la loro ultima lettera, sapendo la morte sempre vicina.

Oggi, però, le persone – ragazzi o adulti che siano – sono portati a scrivere troppo poco su carta e maggiormente sui propri smartphone. Ciò comporta che non inseguiranno più l’arte della scrittura e la loro fantasia viene sottomessa alla tecnologia, e personalmente lo trovo inaccettabile. Può sembrare banale ma scrivere anche una semplice pagina di diario aiuta a migliorare la nostra scrittura e ad ampliare il nostro lessico,oltre che ritrovare come proprio amici la scrittura.

Il rinomato sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo italiano Ennio Flaiano affermava:«Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere» racchiudendo la vera importanza di quest’arte. Infatti con una semplice frase si riesce a mutare il destino della propria vita, senza rendersene conto la maggior parte delle volte.  Oltretutto, si riesce a conoscere meglio se stessi  ed emozionarsi ancora, attimo che la tecnologia ha unicamente distrutto.  La scrittura riesce a far sentire speciale ogni persona attraverso il fatto che ognuno possiede una specifica grafia che viene modificata in base all’intensità che si prova nel momento in cui si scrive.

Un giornalista o uno scrittore, ma anche un compositore musicale riescono a sentirsi veramente se stessi solo iniziando a scrivere e dedicare  quel momento della giornata unicamente a loro, porgendo il massimo  a ogni tipo di lettore, o più specificamente a ogni singolo animo, che si presterà a leggere o ad ascoltare. Ed è questo il compito più complesso che possiedono, ma che allo stesso tempo non temono.