Massimo Di Modica

Massimo Di Modica, Barcelona – Oggi, 30 settembre 2017, per molti è un giorno come un altro con le sue ricorrenze storiche, culturali, politiche… ma per chi vive in Catalogna (Catalunya) vuol dire meno un giorno da quello che, logicamente, può essere visto da un lato come l’alba di qualcosa di veramente grande, l’Indipendenza, che – credetemi molti qui vogliono da generazioni, almeno da 300 anni – e dall’altro come una disfida, una minaccia all’unità nazionale di uno Stato, un affronto al suo potere centrale.

Io proverò a procedere con un po’ di ordine, anche se devo puntualizzare che in giro c’è l’atmosfera che si respira nelle grandi occasioni e che coinvolge tutti, dai giovani studenti delle superiori ed universitari, passando per i propri genitori fino ad arrivare a zii, nonni, amici, parenti e conoscenti, ognuno con le proprie convinzioni, ognuno pronto a difenderle fino alla fine ma sempre, e sottolineo sempre, con una civiltà che potrebbe sorprendere molti paesi che si professano civili e democratici.

Nel corso degli anni, io ho partecipato spesso a discussioni tra amici e colleghi di lavoro, sull’indipendenza della Catalogna e devo dire che, con una educazione ed una integrità strabilianti, si riusciva a discutere e confrontarsi dialetticamente senza la minima intenzione di litigare o di far prevalere o imporre la propria idea sull’altro, ma solo e semplicemente ragionando ognuno con le proprie convinzioni e giustificandole con i dati di cui disponeva.

Purtroppo, ed e ancora un’opinione personale, questa faccenda non è evoluta secondo i canoni civili del confronto, ma – ahimè– coloro che politicamente avrebbero dovuto dirimere questa faccenda attraverso la mediazione hanno commesso diversi errori – da entrambe le parti, si intende – e questo è quello che credo faccia più male agli occhi di chi, non essendo schierato per nessuna delle due contendenti, aveva sperato in una soluzione politica, dialettica e di confronto tra le due parti, aventi entrambe una grande statura democratica.

Lo Stato centrale ha sempre definito questo Referendum di Autodeterminazione come “illegale”, con tanto di sentenza da parte del Tribunale Supremo (la Corte Costituzionale Italiana). Però c’è da sottolineare che quest’ultimo è composto da magistrati nominati (dei quali più di uno aveva la tessera di affiliato al Partito Popolare) dal governo in carica, che “reclama” una modifica della Costituzione come passaggio obbligato, cosa che comunque non potrebbe mai accadere né tantomeno essere discusso in sede parlamentare, perché si parte dall’idea di sovranità e indivisibilità della nazione.

Ricordiamo che fino a quarant’anni fa, in questo paese c’era una dittatura instaurata dopo aver vinto una guerra civile che non ha mai chiuso e rimarginato le sue ferite, perché, a giudizio di chi scrive, c’é stata una transizione fasulla basata sul “vogliamoci bene” e sul voltare lo sguardo altrove: basti ricordare che da pochi anni e morto il Sig. Fraga, piu volte ministro con il dittatore Franco, che fino alla sua morte ha svolto il suo ruolo di “barone” con incarichi rilevanti nell’amministrazione statale (!) e ha avuto molta voce in capitolo in quel partito che era ed è l’erede della destra più estrema e radicale che questo Paese abbia potuto esprimere.

Dall’altro lato, il governo della Generalitat de Catalunya, giustifica questo Referendum di Autodeterminazione “rifugiandosi” nel diritto internazionale che ammette questo tipo di consultazioni popolari perché le considera espressione della volontà della gente (non voglio dilungarmi nel, per me sacrosanto, diritto di ciascun popolo “conquistato” di anelare la propria libertà) e quindi legittimo.

L’atmosfera che si respira,  dicevo, è quella delle grandi occasioni: riunioni pacifiche, sit-in, manifestazioni, concerti spontanei, comizi e tutto quello che può servire a mobilitare i catalani per rispondere a chi, dal centro della penisola, da una settimana ha dato la peggiore risposta (anche questa e un’opinione personale) che si potesse dare alla questione: 14 arresti – e non sto qui a dilungarmi sulle modalità dubbie con cui sono state condotte perquisizioni da parte della polizia senza ordini della magistratura -, provocazioni della polizia davanti a sedi di partiti, movimenti ed associazioni pro-indipendenza; dispiegamento sproporzionato di forze di polizia; blocco delle finanze del governo regionale da parte di quello centrale; chiusura di pagine web etc.

Purtroppo per loro – il governo di Madrid – tutto questo affidarsi al potere giudiziario, e non politico, ha prodotto l’effetto contrario, cioé moltissimi cittadini che finora non avevano nessuna intenzione di andare a votare cercheranno di farlo domani,  e non sto parlando solo di sostenitori del  ma anche e soprattutto di quelli del No, che interpretano questa presa di posizione del governo centrale come una sfida per farli rinunciare ad utilizzare uno strumento cosi altamente democratico come un Referendum popolare.

Come scrivevo in apertura, manca un giorno alla fatidica data e sinceramente non so quali saranno gli sviluppi futuri della questione, ma spero che non vengano meno quel senso civico e quella voglia di pacifica convivenza che finora hanno accompagnato l’evolversi di questa situazione, che ha però trovato nei protagonisti politici un muro di gomma.