(Serenella Rullo) – C’era una volta, a scuola, la pagella… Potrebbe essere l’inizio d’una favola se non fosse diventato , negli anni, una specie di tormentone.

Una pagella del genio Albert Einstein: i primi anni di scuola non era certo un genio però!

Una pagella del genio Albert Einstein: i primi anni di scuola non era certo un genio però!

Ai miei tempi” (eh, sì), specialmente dalle medie in poi, si aspettava la sentenza, allora trimestrale, sempre con una certa paurella; si commentavano i “voti”, espressi in cifre; si confrontavano e magari si sparava a zero contro gl’insegnanti.

Era tutto chiaro, anche per i genitori informati che firmavano, qualche volta senza troppo entusiasmo.
Dopo anni, quando ero ormai dall’altra parte della cattedra, i miei piccoli alunni si videro consegnare, di punto in bianco, la “scheda” con le valutazioni, quadrimestrali, sul loro profitto, sul comportamento, sull’impegno, con scarne parole: sufficiente, buono, ottimo…

La prima cosa che fecero fu chiedermi il corrispondente di ogni giudizio in cifre, per rendersi conto della loro situazione scolastica:”Maestra, quanto vale buono?” Che tenerezza…

Tempo dopo, non so quanto di preciso, si tornò alle valutazioni coi numeri e ho seguito l’andamento del riesumato sistema completato mi sembra da giudizi verbali,  attraverso le pagelle dei miei nipotini. Ora si passa alle lettere e quindi i docenti  e gli studenti sono chiamati ad un altro cambiamento. I commenti sono tanti e vari.

La domanda però, mi sembra di capire, verte sul solito argomento: ma la Scuola italiana (e chi per essa) non ha qualche problemino più pressante di cui occuparsi e preoccuparsi?

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