“Procedi e distruggi”, questa la politica di ogni guerra nei confronti del nemico, arte del governo ancora più significativa quando ha come obiettivo le opere d’arte, la testimonianza cioè della storia di un popolo e delle sue radici, delle ragioni più profonde di ciò che ci accomuna e ci rende forti.

In questa ottica e con le ragioni di ogni guerra, l’organizzazione dello Stato islamico (Isis) ha perpetrato,  in Siria, l’ennesimo scempio della cultura preislamica  distruggendo tre antiche tombe a torre a Palmira. Lo ha fatto sapere il capo dell’autorità che sovrintende ai beni archeologici, Maamoun Abdulkarim.

Eventi di accanimenti nei confronti di testimonianze storiche possono essere ritrovati già nel passato dell’umanità, nel Medioevo, ad esempio, sono accaduti fatti simili, tutti riconducibili al desiderio di distruggere ciò che non veniva riconosciuto come appartenente alla propria cultura e perciò ‘nemico’; il califfo Omar, dopo la conquista di Alessandria d’Egitto nel VII secolo d.C., ha scritto Luciano Canfora nel suo libro La biblioteca scomparsa disse: «Se il loro contenuto si accorda con il libro di Allah, noi possiamo farne a meno, dal momento che, in tal caso, il libro di Allah è più che sufficiente. Se invece contengono qualcosa di difforme rispetto al libro di Allah, non c’è alcun bisogno di conservarli. Procedi e distruggili».

Fatti e atti simili, purtroppo, hanno caratterizzato la storia dell’umanità  e ciò che è accaduto in questi giorni, non è una caratteristica tipica dell’Islam più radicale, basti ricordare che anche il Nazismo iniziò la sua avventura bruciando libri;  come dimenticare il rogo dei libri  del 1933, i cosiddetti Bücherverbrennungen, quando migliaia di scritti non corrispondenti all’ideologia nazista furono dati alle fiamme, quando fu ghettizzata  quella che fu definita l’arte degenerata’ ed i suoi artisti e  fu compiuto lo scempio dei furti di arte da parte degli eserciti dell’Asse a danno dei paesi invasi.

Emblematico, sempre a tal proposito, la distruzione dell’Abbazia di Montecassino nel 1944, uno dei più importanti centri religiosi della storia cristiana, fondato da San Benedetto da Norcia nel 529 d.C e scrigno, tra l’altro, di affreschi di Luca Giordano, Sebastiano Conca, Charles Mellin e Francesco Solimena  o quella della città di Dresda nel 1945, condotta dalla Raf britannica e dalla Us Air Force statunitense, città meravigliosa, simbolo dell’Umanesimo barocco, “un luogo magnifico” come ebbe a definirla Goethe. Altro inaccettabile esempio di miopia bellica è stato, ancora,  l’abbattimento, da parte delle forze croate, del Ponte Vecchio di Mostar durante la guerra in Bosnia Erzegovina nel 1993, significativo simbolo ed emblema della convivenza tra due diverse etnie e religioni, e potremmo continuare!

Nell’estate scorsa forte allarme è stato lanciato dall’Unesco in merito al rischio distruzione delle zone archeologiche siriane coinvolte negli scontri che tormentano il paese, fra questi ricordiamo la città vecchia di Aleppo e gli altri siti considerati Patrimonio dell’Umanità come la città vecchia di Damasco, quella di Bosra, il sito dell’antica città di Palmira, Krak des Chevaliers e Qal’at Salah El-Din.

20150819_khaled00Secondo la logica dunque del “procedi e distruggi”, il gruppo jihadista continua a distruggere le antiche rovine del sito di Palmira, trascinando, nella sua furia distruttrice, anche coloro che ad essa hanno dedicato la vita professionale come Khaled Asaad, studioso e geloso custode dello stesso  sito che, ai suoi occhi, rappresentava la lente culturale che ci consente di vedere meglio nell’anima del mondo, torturato e poi offeso fisicamente con al decapitazione e la successiva esposizione del corpo proprio accanto alle sue adorate rovine.

Purtroppo le ragioni dello scempio, ma forse anche queste riecheggiano pagine di brutta storia umana, oltre ad avere come obiettivo la cancellazione fisica di manufatti  e costruzioni del passato preislamico in una spietata furia iconoclasta, rappresentano anche, non dimentichiamolo,  un astuto sistema per mascherare la vendita sul mercato  delle opere d’arte prelevate dai palazzi e dai templi che, per nascondere la provenienza dei manufatti trafugati, vengono poi fatti saltare in aria per non lasciare tracce della loro provenienza.

Siamo al cospetto dunque di un triste fenomeno di “pulizia culturale” che, parafrasando le parole di Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco : «segna un punto di non ritorno nella terribile strategia di pulizia culturale in corso in Iraq, un attacco diretto contro la storia delle città arabe islamiche, che conferma il ruolo della distruzione del patrimonio come mezzo di propaganda dei gruppi estremistici».

Quando si vuole cancellare una nazione, secondo una logica ‘guerriera e miope’, bisogna dunque partire dalla distruzione della memoria storica e dalle testimonianze culturali di quel popolo, la cultura infatti fa paura ai poteri tirannici, distruggere le radici infatti ai loro occhi , serve a cancellare le identità nella speranza di impiantarne di nuove, ecco perché i monumenti o i siti archeologici diventano “vittime” dell’epurazione o degli stessi combattimenti.

Tutto ciò dimenticando però, che la memoria storica vive nella nostra coscienza e che, pur venendo meno le testimonianze del passato, il nostro presente è sempre figlio delle nostre scelte e che, la storia ne è testimone, ogni potere dittatoriale o tirannico e tutta la sua propaganda, ha sempre avuto vita molto breve.