La “giustizia” sportiva ha mostrato, per l’ennesima volta, la propria faccia peggiore. O, forse, faremmo meglio a dire, la sua “unica e vera” faccia.

Ancora una volta la casta dei farabutti, dei bari e dei corruttori ha trovato idonea copertura e protezione da parte di chi, invece, dovrebbe per ruolo istituzionale sgominare le bande dell’imbroglio e del malaffare infliggendo loro pene quanto più esemplari ed afflittive possibile e che, invece, non disdegna di prestare il fianco, e talvolta anche altre parti del corpo, alla stessa piaga che essi stessi dovrebbero debellare: la corruzione.

L’indirizzo oramai è quello di poter agire praticamente indisturbati, con la matematica certezza di poterla fare franca o al massimo pagando un “prezzo” irrisorio: quale migliore garanzia di successo per chi attua certe strategie? La garanzia dell’impunità: quale miglior salvacondotto, per agire indisturbati e protetti nel putrido sottobosco del mondo del calcio, quale miglior salvagente per continuare a navigare senza alcun timore di poter affondare?

La sentenza della Corte d’Appello Federale che ha letteralmente “graziato” il Matera riducendo ulteriormente la penalizzazione (di per sè già scandalosa) da 4 a soli 2 punti, da scontare nella prossima stagione calcistica, non merita di essere definita soltanto “scandalosa“. Sarebbe troppo buonista e limitativo. E’ oltremodo vergognosa.

Una sentenza che, oltre a determinare il più pericoloso e classico dei precedenti per chi, in seguito, volesse adeguarsi all’andazzo, fa emergere la penosa realtà dello stato in cui versa l’intero apparato della giustizia sportiva, sempre più sfacciatamente garante della sopravvivenza e della predominanza dei poteri economicamente forti, la cui assenza dal mondo del calcio va evitata ad ogni costo e con ogni mezzo.

Una giustizia che dovrebbe limitarsi a “giudicare” applicando la legge e ad infliggere le pene che la legge stessa prescrive e che, invece, giudica a seconda di chi sia il giudicato e di quanto egli “pesi” nel sistema economico di un calcio sempre più in crisi di liquidità e di risorse finanziarie. Una giustizia “salomonica“, costretta dagli eventi a non poter “far fuori tutti”, altrimenti “chi resterebbe a portare avanti il baraccone?

C’è troppa penuria di attori per potersi permettere di eliminare dal palcoscenico i protagonisti. Chi resterebbe a recitare la commedia?

Cosa c’è di peggio, nello sport, che comprarsi le vittorie o vendersi  le sconfitte?

È il peggior tradimento che si possa perpetrare a chi crede nei valori di lealtà e di correttezza che lo sport, per eccellenza, dovrebbe insegnare; è il più grave insulto alla passione di chi trova, nello sport, la valvola di sfogo dai suoi problemi quotidiani perché crede fermamente che sia l’unica cosa sana e vera che gli resti; é il più meschino ed inetto degli imbrogli nei confronti di chi, nello sport, “investe” ingenti risorse economiche al fine di conseguire onestamente il risultato sportivo.

E la “giustizia” sportiva cosa fa? Invece di radiare (perché è questa la pena prevista) chi è stato ritenuto colpevole del più grave dei misfatti, anziché perseguire truffatori ed imbroglioni riconosciuti direttamente responsabili, infligge pene simboliche e risibili, o comunque non commisurate alla gravità dei reati contestati e riconosciuti. Tutto ciò in barba alla tanto decantata “pena afflittiva“, quella pena, cioè , che oltre a garantire la reale osservanza della norma e a dissuadere analoghi comportamenti futuri da parte di terzi malintenzionati, infligga una reale e pesante punizione a chi si sia macchiato della commissione del reato.

Il Matera ed il Taranto, tanto per citare due recentissimi esempi, due anni fa (altro problema la lentezza della giustizia sportiva, argomento che ci ripromettiamo di affrontare in un futuro intervento) alterarono il risultato sportivo di un incontro di campionato, accordandosi tra loro.  Tutto questo è stato ufficialmente acclarato, tant’è che i rispettivi dirigenti si sono visti confermare, da ultimo, le pene loro inflitte in primo grado. Pertanto entrambe le società sportive avrebbero meritato ben altra punizione, la peggiore delle quali prevedeva  addirittura la loro radiazione. E invece sono entrambe ancora vive e vegete.

Noi crediamo che chiunque, nello sport,  abbia barato, o ne abbia soltanto avuto l’intenzione, non abbia più alcun  diritto a continuare a competere con chi, invece, agisca onestamente e lealmente.

È semplicemente vergognoso che realtà di questo genere continuino a restare, praticamente impunite, nel mondo dello sport.

Pensare soltanto che una società universalmente riconosciuta tra le più oneste del panorama calcistico nazionale, il Benevento Calcio, si vedrà certamente appioppare un punto di penalizzazione (che nessuno mai le toglierà perché “lo prevede la legge”) per aver presentato un consistente assegno circolare al posto di un pezzo di carta, mentre un’altra società per la quale è stato definitivamente acclarata la più grave  ed infamante delle frodi sportive, di punti di penalizzazione ne avrà soltanto due, non solo fa accapponare la pelle, ma induce a pensare che anche nella prossima stagione calcistica,  al pari di quella che l’ha preceduta, ci saranno seri problemi per gli onesti.

Gli imbrogli, ovviamente, non si fanno soltanto aggiustando il risultato di partite nelle quali si è direttamente coinvolti. Sarebbe troppo spudorato, oltre che stupido. Esistono altri metodi,  più intelligenti e subdoli,  che garantiscono una sostanziale tranquillità a chi se ne rendesse protagonista. Uno di essi è quello di inviare emissari  apparentemente estranei al sodalizio societario al fine di incentivare economicamente le squadre che affrontano una diretta concorrente alla vittoria finale.

La vergognosa sentenza della CAF non fa altro che smontare definitivamente il principio della responsabilità diretta. Pertanto tutto lascia presupporre che non ci si dovrà nemmeno preoccupare di avere il Catania  tra le dirette concorrenti della prossima stagione di Lega-Pro,  perché resterà tranquillamente in serie B. Al massimo gli daranno una decina di punti di penalizzazione, che via via, nel corso della stagione, gli verranno anche ridotti (tanto per non dare nell’occhio).

Così come siamo convinti che la sconfessione di tale principio garantirà anche al Teramo la permanenza tra i cadetti, nonostante sia stato pressoché confermata la combine a livello dirigenziale con il Savona nella penultima giornata dello scorso campionato di Lega-Pro, allorché una vittoria degli abruzzesi garantì loro, con una giornata d’anticipo, la storica promozione ai danni dell’Ascoli rendendo di fatto inutile ed ininfluente lo scontro diretto dell’ultima giornata.

Non abbiamo altro da aggiungere, se non lanciare una provocazione: adeguiamoci!

Tanto, se questa è la “giustizia”,  possiamo stare tutti tranquilli!

Marcello Mulè ed Andrea Bardi.