Giovanni Cavalcoli, il prete sospeso da Radio Maria per aver affermato in diretta che il terremoto è stato un “castigo divino per le unioni civili”, ha rilanciato, dopo la decisione del Vaticano : “Non chiedo scusa a nessuno. La mia sospensione sbagliata“.

Radio Maria, nata nel 1987 con lo scopo di annunciare la conversione attraverso un palinsesto fondato sui pilastri della preghiera, dell’evangelizzazione e della promozione umana, è diventata col tempo, suo malgrado, un’emittente molto legata alle posizioni tradizionali della Chiesa romana, una struttura che conta oggi più di 500 ripetitori su tutto il territorio nazionale e che, per molti credenti, è diventata un punto di riferimento importante non solo di preghiera, ma anche di posizioni ideologiche.

Non dimentichiamo che Radio Maria è un network che ha ricevuto in tre anni oltre due milioni di fondi dallo Stato italiano. Radio Maria ha 76 emittenti nei cinque continenti e rappresenta oggi non solo una emittente attraverso cui si veicolano preghiere e funzioni religiose, ma anche un pulpito da cui vengono propagandate “nostalgia e spesso superstizioni” di stampo religioso; ne è un esempio la trasmissione di padre Cavalcoli che, incurante del tema della misericordia cristiana e della necessaria apertura ai “diversi” del mondo, preoccupata inoltre delle tendenze e della deriva “modernista” del Vaticano e del Papa, accusa apertamente un provvedimento civile e statale di essere causa di un terremoto, alla stregua di uomini delle caverne che pensavano che i fulmini o altri eventi naturali, fossero opera di un essere castigatore e potente.

A fronte delle posizioni del Vaticano che avevano definite le parole del parroco “offensive e scandalose”, anche  Radio Maria, dopo aver sospeso la trasmissione mensile di padre Cavalcoli, si è pubblicamente scusata con le vittime del terremoto nel centro Italia : “Tale posizione – ha rimarcato nella nota Radio Maria, l’emittente diretta da don Livio Fanzaga  – non è in linea con l’annuncio della misericordia che è l’essenza del cristianesimo e dell’azione pastorale di Papa FrancescoRadio Maria si scusa se tali espressioni possono aver offeso la sensibilità dei fratelli terremotati ed esprime loro piena solidarietà e vicinanza nella preghiera”.

Tuttavia don Livio Fanzaga è colui che la mattina del 3 febbraio scorso, nella sua rassegna stampa, ha commentato la notizia dell’approvazione della legge sulle unioni civili paragonando la relatrice del provvedimento, Monica Cirinnà, “alla donna del capitolo diciassettesimo dell’Apocalisse, la Babilonia” (una prostituta) e le ha inviato la sua macabra profezia: “Signora Cirinnà, lei oggi brinda prosecco alla vittoria, ma arriverà anche il funerale, stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile, ma arriverà anche quello”. Memorabile la reazione su Facebook dell’interessata, che rispose con una citazione di Massimo Troisi: “Mò me lo segno”.

Anche monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha affermato: “ Mi pare che la stessa emittente abbia per fortuna preso le distanze da questo giudizio che abbiamo potuto leggere, un giudizio di un paganesimo senza limiti”.

Sempre più imperante però, in certa Chiesa, è il modo sbagliato di intendere il valore della diversità, nonché il rispetto delle idee e della coscienza degli altri e del pluralismo, quasi a confondere e, nello stesso tempo, imporre, le caratteristiche e le esigenze di una sola verità, che non deve essere contagiata da alcuna forma di relativismo, quasi che esista una sola verità e, tutto ciò che cammina su idee diverse, fosse falso e perciò condannabile.

La storia umana e la sua essenza sociale e morale ci insegna però che non può esistere una verità senza il suo opposto, un contrario che nessuno può accusare di essere falso in assoluto e senza il quale, comunque, nessuna verità potrebbe essere definita tale, così se esiste una verità di fede, nulla vieta che ne esista un’altra diversa e non per questo meno accettabile. Attribuire poi a idee diverse il potere di scatenare terremoti, fenomeno negativo sia sul piano geofisico che umano, è un atteggiamento più pagano e ignorante che offensivo, quasi parafrasi di un tempo in cui la magia la faceva da padrona.

La fede dunque, a nostro avviso, non può ridursi ad un aut-aut, ad una scelta fra la verità e la falsità, sempre ammesso che l’una sia davvero verità e l’altra sia invece falsità, né tanto meno la fede può alimentarsi di “superstizioni” usate per incutere paura, al di là di ogni ragione scientifica, come l’uso della paura dei terremoti come emblema della ‘punizione’ divina.

“Dopo il terremoto arriveranno altri castighi” , così ha dichiarato padre Cavalcoli, convinto di essere stato ingiustamente allontanato da Radio Maria ed ammonendo : “In Vaticano studino il catechismo, i terremoti sono provocati dai peccati dell’uomo, come le unioni civili,  tutte le sventure sono castighi divini!”. Parole che riecheggiano l’Apocalisse e che non meritano ovviamente commenti, ma che comunque sono udite da tanti credenti che ascoltano una radio che rappresenta la cristianità, una radio ricca di carisma perché vista come un dono che viene dall’alto, quasi che attraverso essa si possa percepire il tocco soprannaturale tipico delle opere di Dio.

Apprezzabile la posizione del Vaticano che, sconfessando il Cavalcoli, ne ha chiesto l’allontanamento dalla Radio, ma quanti membri della Chiesa romana condividono tali affermazioni e, soprattutto, quanti ancora vivono il loro mandato sulle orme di posizioni ancestrali e fuori del tempo?