La Filosofia torna a far sentire la sua voce in un bar cittadino, nell’ennesimo incontro di “Caffè Filosofia”, fra voci di studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Virgilio” e avventori incuriositi che hanno finito per farsi coinvolgere in un dibattito che, nella serata di sabato, verteva sul tema della “Diversità e diritti”.

L’iniziativa, proposta e realizzata ormai da diversi anni su iniziativa della docente di Filosofia del Liceo Classico “Virgilio” di Benevento, sede di San Giorgio del Sannio, prof. Eusapia Tarricone, vuole realizzare l’ambizioso progetto di riportare la Filosofia tra la gente, partendo da quella che è stata, nel ‘700, la sede storica di dibattiti culturali ed esercizio di opinione, un caffè cittadino,  luogo non convenzionale di ritrovo e libero scambio di opinioni su argomenti di diversa natura e dunque spazio di libero pensiero fuori dai canoni tradizionali  della pratica scolastica.

L’incontro si è aperto interrogandosi sul significato del concetto di “diversità”, partendo dalla definizione filosofica di essa come prodotto di un processo di “alienazione”, di un ‘farsi altro da sé’ che quasi sempre si trasforma in diffidenza nei confronti di chi non si allinea a modelli tradizionali di convivenza o appartiene a categorie umane alternative che, proprio per la loro ‘diversità’, sono considerate inferiori.

Dopo la lettura di alcune citazioni filosofiche relative al concetto di ‘alienazione’ come categoria del pensiero ottocentesco e riferimenti ad essa come esercizio di un bisogno puramente spirituale, vedi Hegel, o religioso, come affermato fa Feuerbach, o semplicemente socio-economico, come denunciato dal pensiero di Marx, la discussione si è concentrata soprattutto sul concetto di ‘diversità’ di genere.

Diverse le citazioni portate dagli allievi del “Virgilio” in merito alla tradizione culturale della inferiorità e sudditanza familiare e sociale della donna. Accesa la discussione in merito ad un pregiudizio imponente e sedimentato che, per secoli, ha considerato la donna come un essere ‘irrazionale e ferino’. Si è citato Euripide che nella “Medea” descrive la donna con un’ “indole odiosa e feroce che tutta la riempie”, ma anche San Paolo, secondo il quale “capo di ogni uomo è Cristo, capo della donna è l’uomo e capo di Cristo è Dio […] Le mogli siano obbedienti al proprio marito come al Signore, fino ad Aristotele che si impegna a descrivere con analisi minuziose l’inferiorità e la difettosità dell’anatomia femminile rispetto a quella maschile.

Le cose non sono però migliorate nel tempo, Alexis de Tocqueville, nell’800, si dichiarava compiaciuto nel notare come nella democrazia americana ci si guardava bene dall’impegnare le donne negli affari politici e sociali. Bisognerà aspettare il movimento femminista del novecento per compiere un salto di qualità, concentrandosi sul principio della «differenza sessuale» come valore umano e non più su quello dell’emancipazione e della ricerca della parità fra uomo e donna.

Oggi, ha ricordato un giovane avventore presente all’incontro, la diversità è spesso attribuita allo straniero o a colui che non segue le regole del gruppo e rivendica la validità delle proprie, o appartiene ad una razza diversa, ad una cultura diversa o ad una religione diversa. La diversità, in questo caso, è frutto di una cultura sciovinista che nasce dalla non accettazione di azioni o comportamenti difformi da quelli che ci caratterizzano, rifiuto che spesso passa, è stato evidenziato, da una ‘paura’ della diversità, timore nei confronti di ciò che non si conosce e perciò considerato ostile.

Inevitabile il riferimento alla diffidenza e alla condanna nei confronti della omosessualità, condizione umana di un rapporto di amore fra individui dello stesso sesso e per questo visto, nel tempo, come manifestazione di una malattia che giustifica la condanna e l’emarginazione in quanto simbolo della diversità nella forma sociale più macroscopica. Alcuni dei presenti si sono chiesti, in merito, se la vera malattia sia l’omosessualità o l’omofobia.

La ‘diversità’ c’è e dobbiamo accettarla come normale manifestazione umana, ha affermato una ragazza, in ogni sua forma, da quella di genere a quella religiosa, politica, culturale e territoriale, se così non fosse perderemmo la nostra identità di esseri umani raziocinanti e aperti a quei rapporti interpersonali senza i quali non potremmo vivere.

Viene letto l’articolo 3 della nostra Costituzione e la sua affermazione di uguaglianza senza condizioni e senza differenze o diversità e tutti concordano col dettato costituzionale, pur tuttavia viene evidenziato che troppo spesso esso è tradito a causa di egoismi culturali o politici che pretendono di stravolgere quanto in esso affermato, solo per puri interessi personali o elettorali.

Le leggi esistenti, è stato evidenziato,frutto di un’evoluzione storica e di un’evoluzione sociale, dovrebbero proteggere da discriminazioni e ingiustizie collettive, in realtà non sempre è così, forse, propone un giovane, l’impianto giuridico andrebbe rivisto e aggiornato, senza dare spazio a pregiudizi o a piatte posizioni politiche che temono, con il progresso del diritto, di perdere visibilità e consenso.

Tanti ancora i possibili spunti di riflessione e dibattito che hanno arricchito l’incontro, grande il peso di un confronto che sicuramente ha consentito un parallelo fra idee diverse, come diverso è l’universo del sapere e dell’opinione di tutta l’umanità.