A distanza di trenta (e passa) anni dal giorno in cui il grande Lucio Dalla scrisse una delle più belle poesie in musica di tutti i tempi, ho provato a volare con la fantasia e pensare a come, oggi, il grande e compianto cantautore bolognese avrebbe “aggiornato” il testo della canzone “L’ANNO CHE VERRA” .

Il mio è e vuol essere soltanto un gioco, un modo per esprimere un pensiero. Il lettore, e soprattutto il MAESTRO (che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente), vorranno perdonarmi l’ardire.

<< Caro amico, ti scrivo ancora, e stavolta non per distrarmi, ma per riflettere.

Ricordi? Ti dissi, all’epoca, che l’anno che sarebbe venuto avrebbe portato la trasformazione che tutti stavamo aspettando, e con essa una ventata di grosse novità.

Ce l’aveva detto la televisione. Perché non crederle? In fin dei conti era ancora l’unico mezzo di comunicazione di massa.

Ci aspettavamo, così, un Natale triplicato, che tutti i giorni fosse festa, che tutti i Cristi scendessero dalla croce, che gli uccelli facessero ritorno, che ci fosse cibo e luce per tutti, per tutti i giorni dell’anno; che anche i muti, come i sordi, potessero finalmente parlare; che anche i preti, almeno quelli più anziani, si potessero sposare; che ognuno sarebbe stato libero di amare come meglio credeva e che i furbi ed i cretini sparissero dalla faccia della Terra.

Sono passati più di trent’anni da allora.

E’ caduto un muroMa al suo posto non è nata Futura come io, seduto, un giorno, su una panchina davanti ad esso avevo immaginato e sperato, bensì una gigantesca diga che continua a dividere il mondo peggio e più di quanto non facesse quella maledetta costruzione divisoria.

E l’uomo uccide ancora l’uomo nel nome di un dio che non so se esista, ma se esiste non si sa neanche che nome e che faccia abbia e se davvero abbia ordinato tutto questo.

È nata la rete che ha connesso il globo, che dovrebbe avvicinare e fondere le diverse culture del pianeta e favorire la conoscenza, ma che è anche valido strumento perché l’uomo, quello furbo e cretino, utilizza per diffondere il germe dell’odio e della violenza.

Egli non è nuovo a queste cose. Lo ha già fatto in passato trasformando energia positiva in strumento di morte e distruzione. E, purtroppo, continuerà a farlo.

Perché i furbi e i cretini non sono spariti.

Così come non sono sparite la fame e la guerra. Ci sono ancora troppi Cristi che per esse muoiono, o che da esse cerchino, disperati, di fuggire e sfuggire affrontando viaggi impervi spesso senza ritorno. Che anziché scendere dalla Croce,  ne restano inchiodati fino all’estremo.

Le battigie sono fatte perché i bambini ci vadano a costruire castelli di sabbia, non per andarvi a morire.

La medicina ha fatto passi da gigante, ma i “muti” continuano a non parlare.

Ci sono malattie che sembra qualcuno non abbia alcuna volontà di debellare del tutto; sarà per i grandi interessi economici che gravitano intorno al business della salute e della ricerca scientifica?

Sono anche comparse “nuove malattie“, nuovi “mostri” che in passato l’uomo non conosceva ma che, dietro al paravento della “ricerca“, hanno portato e continuano a portare tanti, ma tanti soldi nelle mani di uomini senza scrupoli.

I preti continuano a non sposarsi. In compenso “amano“, senza distinzione di sesso, come è giusto e normale che sia e come avrebbero diritto di fare tutti gli esseri umani. Qualcuno di essi, anche nelle alte sfere, di recente lo ha persino ammesso pubblicamente; qualcun altro (la maggioranza) lo fa ancora in gran segreto. Altri ancora, interpretano in modo sporco e perverso il “sinite parvulos” invocato da Gesù il quale, quando lo diceva, non intendeva certo in quel senso.

E non si fa nemmeno l’amore ognuno come gli va. Persistono troppi pregiudizi, discriminazioni; vere e proprie persecuzioni che spesso sfociano nell’odio omofobico e nella violenza fisica.

I furbi e i cretini non solo non accennano a sparire dalla Terra, ma la popolano sempre più numerosi.

Caro amico. Come vedi, dopo più di trent’anni, nulla é cambiato. Anzi, è peggiorato.

Anche l’anno che è appena arrivato, come tutti quelli che l’hanno preceduto, passerà tra un anno: ormai non è più una novità.

Ma non mi considererò mai un disilluso, non mi arrenderò né mai mi stancherò di credere che l’anno che verrà sarà un anno diverso.

Dovessero passare altri trent’anni>>.