L’Italia grande protagonista nel viaggio alla conquista di Marte, in queste ore il lander “Schiaparelli” è atterrato  sulla superfici e del pianeta rosso grazie alla missione ExoMars, gestita dalle agenzie spaziali di Europa (Esa) e Russia (Roscosmos).

Il modulo che atterra su Marte infatti, parla in buona parte italiano, a partire dal suo nome che richiama Giovanni Virginio Schiaparelli, illustre astronomo dell’Ottocento, nonché senatore del Regno d’Italia, primo osservatore di Marte di cui trattò nelle sue opere “il pianeta Marte” (1893) e “La vita sul pianeta Marte”(1895). A lui si deve la prima osservazione della superficie marziana, un terreno su cui erano evidenti profondi canali  o meglio, depressioni del suolo molto profonde per migliaia di chilometri che, all’epoca, fecero pensare al segno lasciato nel tempo da correnti di acqua.

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Lo stesso Schiaparelli ebbe però a precisare che : “ mancando sopra Marte le piogge, questi canali probabilmente costituiscono il meccanismo principale, con cui l’acqua (e con essa la vita organica) può diffondersi sulla superficie asciutta del pianeta”. Solo più tardi si scoprirà che quei canali erano solo illusioni ottiche, dovute ovviamente ad una tecnologia non ancora capace di dare informazioni più precise.

Oggi la sonda Schiaparelli, atterrata dopo essersi distaccata dalla navicella Trace Gas Orbiter (TGO) e dopo un viaggio interplanetario della durata di sette mesi, ha effettuato una delicata manovra di avvicinamento al suolo marziano riducendo dapprima progressivamente la sua velocità per poi poggiarsi sul suolo del pianeta in pochi minuti.

Il progetto prevede due momenti, quello dell’arrivo dello Schiaparelli sul suolo marziano ed uno successivo che porterà sul luogo un rover capace di eseguire ricerche ancora più approfondite; la seconda fase dipende ovviamente dal successo della prima, essa sarà realizzata infatti sulla base dei dati raccolti dal TGO Schiaparelli.

Lo stesso nome della missione verso Marte, ExoMars, riassume gli scopi dell’impresa, la parola “exo” deriva infatti dalla parola inglese “ exobiology”, più precisamente quella parte della biologia che si occupa di studiare la possibilità che vi sia vita fuori dalla Terra e cerca di indagare la natura di questa vita alternativa.

E’ l’Italia hi-tech che è approdata sul pianeta rosso, attraverso la partecipata Thales Alenia Space, il colosso aereospaziale italiano Leonardo, controlla infatti  il buon esito delle due missioni previste. Molti dei prodotti tecnologici trasportati dallo Schiaparelli sono di produzione italiana : i sensori stellari di assetto, i pannelli fotovoltaici, il piano focale e l’elettronica di processamento della telecamera stereo di Cassis, le unità elettroniche di alimentazione e la sofisticatissima trivella che partirà nel 2020 per scavare, con la sua punta di diamante, il suolo marziano per la prima volta nella storia fino a una profondità di 2 metri alla ricerca di tracce di vita. Leonardo è anche responsabile di alcuni sistemi per la ricerca sul terreno del pianeta da parte di ExoMars.exomars

In questa missione del 2016, inoltre, sono quattro i pannelli solari realizzati da Leonardo con apertura alare di 17, 5 metri  che garantiscono alimentazione a una distanza dal Sole che all’arrivo della sonda in atmosfera marziana è di 1.38 unità astronomiche, pari a 207 milioni di chilometri. un’autonomia incredibile  tutta frutto del lavoro e dell’ingegno italiano.

Dopo un processo di avvicinamento ed atterraggio (o ammartaggio?) durante il quale il lander è stato in uno stato di ibernazione per proteggere gli strumenti e la loro funzionalità e per risparmiare energia, lo Schiapparelli si è svegliato mandando deboli segnali di riavviamento del computer di bordo, strumento che gli consentirà di controllare le sue condizioni operative e cominciare ad inviare informazioni sull’atmosfera marziana, a partire dai sei minuti impiegati nel processo di discesa.

A bordo del lander sono anche presenti una serie di strumenti che gli consentiranno di registrare la velocità del vento, l’umidità, la pressione e la temperatura del luogo nel quale è atterrato, senza dimenticare di misurare i campi elettrici presenti sulla superfice del pianeta, utili alla interpretazione dei meccanismi che innescano le tempeste di sabbia presenti su Marte.

L’avventura marziana a 55 milioni di chilometri dalla Terra si preannunzia dunque molto importante per la comprensione dei micro e maxi sistemi che caratterizzano il suolo marziano e che, indirettamente, potrebbero rivelarsi simili a quelli che muovono il sistema terrestre. Il TGO che ha portato la navicella nei pressi di Marte, continuerà a ruotare intorno al pianeta per 12 mesi, sempre guidata dai sensori stellari di Leonardo.

Non sappiamo cosa la missione ci regalerà in termini di conoscenze generali, rimane il fatto che, per una volta, la cooperazione tra paesi e comunità scientifiche ha prodotto risultati stupefacenti che promettono traguardi ancora più importanti.

Ciò però non può che farci riflettere sul fatto che se una pari cooperazione fosse realizzata sulla Terra nella risoluzione dei piccoli e grandi problemi che troppo spesso attanagliano la nostra vita quotidiana, fino ad opprimere le coscienze di tanti e spingere a forme di egoismo politico, sociale e relazionale che umiliano la natura umana, forse la conquista dello spazio, pur affascinante, assumerebbe un valore solo  proporzionato  ad uno studio scientifico, senza quelle particolari connotazioni di apertura umana alla diversità di cui tenacemente siamo alla ricerca.