Federica Landi – Possiedono tutte le caratteristiche a cui l’uomo molto spesso rinuncia. Se non li guardassimo negli occhi, in quegli occhi trasparenti e infiniti apparirebbero spietati, dominati dalla loro stessa forza. Hanno il potere di plasmare emozioni rendendosene i padroni assoluti, hanno il potere di far sognare chi con gli occhi chiusi resta bloccato in se stesso e  non sa come entrare a far parte di quel mondo elusorio.

I cavalli ti dicono di non fermarti, di andare oltre, di rischiare, di sfidarti. Ed è un rischio ogni volta che scegli di stringere con loro un patto. Un rischio che vale la pena di vivere. Non sono semplicemente animali, i cavalli hanno un’indole nobile, sono creature addestrate alla speranza. La elargiscono a chi non ha coscienza, a chi non ha la facoltà di decidere per sé, a chi non distingue i colori e le sfumature del mondo. Elargiscono la libertà, un soffio di vita nelle mani degli uomini.

Il cavallo fa apprezzare la vita in ogni sua essenza perché è un dono prezioso, perché è giusto viverla, tentando, osando, non gettando niente di questo folle gioco, nessun fallimento, nessuna caduta. Restituiscono la speranza a chi l’aveva persa, la offrono incondizionatamente a chi invece non ne aveva mai avvertito il brivido. Fanno sognare e in quell’utopia riescono a darti l’illusione di tracciare i sentieri dell’infinito.

Cosa c’è di più di  bello di donare un sorriso a  chi è sempre stata insegnata la legge della sola sopravvivenza?

A chi ha sempre vissuto in un mondo lontano che nessuno è mai riuscito a decodificare, deve essere meraviglioso  sentirsi inconsciamente compresi in una sintonia che dà voce ad un mondo che è sempre stato atono e monocromatico. Il cavallo è un amico che sostiene sulle sue spalle il tuo peso, le tue speranze e appoggia, realizza ogni ambizione; dal punto di vista medico parliamo di “ippoterapia” o “equitazione a scopo terapeutico”, essa fonda le sue radici nell’antichità, quando già Ippocrate di Coo, medico e filosofo, tra il 460 e il 370 a.C. suggeriva lunghe passeggiate a cavallo per far fronte all’insonnia e all’ansia.

Questa scienza  venne introdotta ufficialmente in Italia nel 1975 dalla dottoressa belga Danièl Nicolas Citterio che investì le sue abilità e conoscenze anche nell’ANIRE (Associazione Nazionale Italiana per la Riabilitazione Equestre).

La TMC o “terapia con il mezzo del cavallo” è affermata per le straordinarie peculiarità proprie del cavallo che svolgono un ruolo preponderante e decisivo nel singolo che può essere affetto dalle più disparate patologie come:  la depressione, l’ autismo, la sindrome di Down, il ritardo mentale, l’iperattività, i disturbi della sfera emozionale e comportamentale. Tale disciplina lascia un segno indelebile a chi, mettendo il piede in una staffa e tenendo le redini salde, coltiva tacitamente il contatto eccezionale e benefico che lega due corpi, non a caso questo rapporto è considerato la “medicina dell’anima”.

Non potrebbero essere più  diversi, l’uomo e il cavallo, ma il circolo magico della convivenza li trasforma nei protagonisti della stessa corrente che rende l’uno subordinato all’altro. Un binomio che risulta vincente per entrambi. È una vera e propria terapia, diversa rispetto a quelle tradizionali volta ad un miglioramento non solo a livello neuro-motorio ma anche neuro-psicologico. In sella si possono trovare tutte le emozioni smarrite, mai provate, che danno la forza di elevare l’autostima e di credere nelle proprie capacità. Entrare in contatto con queste creature consente di immergersi in un viaggio che mira alla riscoperta di se stessi. I cavalli rendono felici, perché possiedono un velo impercettibile che si confà al nostro io. Rendono felici, perché ci migliorano, migliorano la vita, qualsiasi vita.

Avere difficoltà che complicano anche le più semplici e usuali azioni quotidiane, non significa esistere di meno, non avere la possibilità di camminare, di parlare, di vedere, non è più un problema, un limite. L’ippoterapia spezza le catene che opprimono il singolo, lo isolano, lo escludono, lo ritagliano dal mondo per concedergli  poche briciole di sogni ed assaporare il gusto della libertà, sapientemente composta dagli zoccoli che in modo quasi studiato sfiorano la sabbia.

A cavallo decidi di vivere, di esistere, di essere sempre migliore di te stesso.

A cavallo decidi di superare ostacoli incommensurabili, ostacoli fatti né di barriere colorate, né di tronchi ma di esperienze, di avvertimenti, di verità e maschere, di sfide e peripezie.

L’unico obiettivo è far salire sul podio la persona che non ha vinto nessuna medaglia, nessuna gara, ma ha vinto contro se stesso, perché ha combattuto e non ha oro o argento ad illuminarla o a renderla più preziosa, ma un sorriso, frutto di una tacita intesa con una creatura sensibile che dà tanto senza chiedere nulla in cambio.

La più grande delle gioie e la più soddisfacente tra le conquiste è quello sguardo “loquace”  che consente di cominciare a respirare il profumo della vita.