Massimo Di Modica

Massimo Di Modica – Barcelona, Catalunya – Lunedì 16 di ottobre: è appena stata recapitata la risposta che il Governo centrale ha chiesto a quello Catalano (spiegare, con parole chiare ed inequivocabili, se c’e stata una dichiarazione d’indipendenza nella riunione plenaria del parlamento catalano del 10 ottobre scorso).

La lettera evita di rispondere in modo chiaro alla richiesta del Governo di Madrid, torna piuttosto ad insistere sulla richiesta di dialogo e chiede, nonostante le innumerevoli manifestazioni di forza del governo presieduto dal PP (Partito Popolare), una dilazione di tempo di due mesi, per quella che può essere definita la più grande crisi di Stato della giovane democrazia spagnola.

La risposta di Madrid è stata un nuovo “ultimatum”: giovedì 19 ottobre. Se l’ultimatum non sarà rispettato si procederà all’applicazione dell’Articolo 155 della Costituzione Spagnola, che di fatto sancisce la sostituzione dell’attuale Governo Catalano e, con molta probabilità, perché è quello che chiedono i partiti “unionisti”, nuove elezioni.

A giudizio di chi scrive, sembra pressoché impossibile che da Barcellona si risponda nei modi richiesti da Madrid, per cui tutto sembra indicare che la volontà del governo catalano sia quella di prendere tempo, quasi sicuramente per dare la possibilità, a chi si sta erigendo come intermediario,  di trovare dei punti su cui poter stabilire le basi di questa mediazione, a cui è vero che Madrid non si oppone,ma che impone il ritorno alla legalità ed al rispetto della Costituzione, che secondo loro è stata interrotta.

Sembra un clima di attesa, in cui il Governo di Madrid sembra concedere più di un’occasione per far ritornare la situazione ad una parvenza di normalità (cosa che non credo creerà alcun ripensamento nella cittadinanza pro-indipendentista ), e in cui il Governo Catalano aspetta quell’appoggio internazionale che credo improbabile arrivi.

Non è attesa: è una situazione di stallo, che a volte fa venire in mente quei litigi fanciulleschi in cui uno sfidava l’altro a muoversi prima, solo ed esclusivamente per avere poi l’ultima parola.

Questi lavori in corso, come li definisco nel titolo, purtroppo stanno fermando la Società Catalana, che sembra aver perso quella voglia di fare e quell’energia che l’hanno sempre contraddistinta; si è registrato un notevole calo nelle attività produttive e nella voglia di vivere (si parla di cali del 70% nella vendita di biglietti per il teatro, il cinema, ed in minor misura nelle prenotazioni alberghiere), insomma la gente sembra essere bloccata, e a ragione, da questo stallo che non dà certezza  a nessuno.

Non si sa cosa accadrà, anche se l’interruzione dell’autonomia prende sempre più piede, appoggiata anche dai socialisti e da una nuova versione della destra (Ciudadanos=Cittadini) più estrema; sinceramente col trascorrere del tempo e con quest’incertezza gli animi cominciano a scaldarsi: uno dei partner del Governo Catalano (CUP=Candidatura di Unione Popolare) d’ispirazione di estrema sinistra, e con loro chi li ha eletti, spinge perché sia resa effettiva la dichiarazione di indipendenza (sono pochi deputati ma sono fondamentali per la maggioranza indipendentista del parlamento catalano), con la “minaccia” di abbandonare i lavori parlamentari mettendo così in minoranza la coalizione pro-indipendenza.

I lavori in corso vanno a rilento ed ancora non si sa quali saranno gli esiti.

C’è da dire che se mai venisse fuori questo deus ex machina capace di riconciliare la crisi politica, dovranno essere abbandonate le posizioni estremiste degli uni e degli altri, come vuole ogni mediazione. Che probabilmente è quello che ci vuole per poter ridare un po’ di respiro a questa Società, che  – indipendentista o meno – vuole andare avanti.

Purtroppo poco dopo aver scritto queste due righe, con la mia personalissima opinione sui fatti, apprendo che la magistratura spagnola su segnalazione del pubblico ministero ha imprigionato i presidenti di una associazione cittadina culturale catalana, l’Omnium Cultural, e quello della Assemblea Nazionale Catalana con l’accusa di sedizione. Cosa che da un lato mi fa pensare e purtroppo constatare una magistratura condotta per mano dalla politica, per cui viene meno quella separazione di poteri sempre auspicata in una democrazia, e mina ancora di più le basi di quello che avrebbe potuto essere l’inizio di una qualsiasi mediazione.