Ad Aleppo in Siria, ormai città martire, si consuma una tragedia umanitaria, ma da noi il Natale è ormai alle porte, l’inutile imperversa, le luminarie sono accese, alberi scintillanti e presepi di ogni tipo si atteggiano come protagonisti del nostro vivere quotidiano di questi giorni, ogni tanto ci distraiamo con un po’ di politica e con i temi di un chiacchierato referendum, di un’offesa ‘regalata’ all’avversario politico di turno, dei regali “ indispensabili” da fare, dei cenoni tradizionali e sovraccarichi da preparare, tutto incredibilmente importante, ma  di quell’amore per il prossimo che dovrebbe rappresentare il Natale purtroppo non c’è traccia, forse perché quel prossimo è lontano e non ci appartiene.

Anche i media, in questi giorni, sembrano prediligere ciò che meno conta, le vicende di un sindaco in difficoltà politica, i valori in ascesa o discesa della borsa azionaria, fatti di cronaca nera, il congresso di un partito e le reazioni ad esso, la neve che imbianca il nostro territorio, lo sport che trascina, esalta e cancella ogni identità; temi che riempiono le prime pagine dei nostri media mentre ad Aleppo è in atto una tragedia umana, migliaia di morti per mano dell’uno o dell’altro, un paese ormai distrutto e senza più speranza, crimini contro l’umanità che dovrebbero smuovere l’opinione pubblica e spingere ad intervenire perché questo olocausto si interrompa, ma noi dobbiamo pensare al nostro Natale, gli altri possono vivere anche senza speranza, che ci possiamo fare?

Quanto avvenuto in Siria negli ultimi cinque anni è stato uno scandalo per l’umanità, il punto più basso – o uno dei punti più bassi? – della storia dal 1945, Aleppo è diventata il simbolo d’una guerra assurda, quella in Siria, che ha causato più di 600mila morti e milioni e milioni di sfollati. Oggi, la città giace disfatta, sventrata, violata: un tempo abitata da quasi due milioni di abitanti, città dell’incontro, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, testimone di una lunghissima storia e di una grande civiltà, oggi è diventata simbolo della ferocia di esseri umani contro altri esseri umani.

La Siria è ormai un luogo in cui le truppe di Assad, aiutate da quelle russe, riaffermano il proprio dominio su una popolazione che avrebbe voluto un cambio nella guida del paese, quello di  Assad, ma che non hanno trovato un valido interlocutore in questa loro richiesta se non le forze di al-Nusra, ex al-Qaeda, o quelle di Daesh,  l’autoproclamato stato islamico, interlocutori feroci e spietati che hanno fatto, a loro volta, migliaia di vittime innocenti, producendo una situazione di abisso fra popolo e suoi governanti, tra cittadini di un prosperoso centro storico/culturale/ economico e arroganti personaggi, tutti in cerca di potere e interessi finalizzati ad una assurda e spietata supremazia personale.

Aleppo, una volta città-simbolo del vivere insieme per secoli, anche nei momenti più duri della sua storia, sta vivendo una lunga agonia che strazia la vita degli uomini e delle donne figli di questa città speciale, antichissima, e cosmopolita, un tormento che è alimentato anche da abissi di diffidenza nei confronti del regime, dei suoi alleati, ma anche degli avversari di questi ultimi, tutti avidi di supremazia e indifferenti di fronte alla vita di tante persone che vorrebbero solo serenità e speranza per sé e per i propri figli.

Le Nazioni Unite stanno denunciando da tempo la tragedia di Aleppo, nuovo simbolo del nazismo e dell’indifferenza del mondo, ma noi ignoriamo le richieste di aiuto per i bambini, donne e anziani che arrivano dagli abitanti della città siriana. “Salvateli”, implora uno degli abitanti, “Potreste non sentire più la nostra voce”.

Dovremmo forse cominciare ad ampliare la visuale dei nostri occhi, smettere di rifiutare accoglienza ai disperati che arrivano da noi, in numero oltretutto abbastanza contenuto, anche perché è surreale parlare di “amore”, come è nello spirito del Natale, senza includervi l’amore per tutta la vita in generale, come suggerisce la tradizione cristiana.

La felicità non può e non deve essere patrimonio di pochi, dovrebbe invece essere diritto garantito a tutti, dovrebbe valere per chiunque e dunque, in particolare, per chi scappa da una zona di guerra e di povertà, perché la felicità è un bene che dovrebbe essere raggiunto da ognuno, specie da quanti non hanno colpe e che invece, paradossalmente, sono vittime di un odio assurdo e di ingiustizie che nessun essere umano dovrebbe mai subire.

bambini-di-aleppoNel silenzio e nell’indifferenza del mondo, senza più alibi perché le notizie circolano ormai ampiamente anche sui social network, i bombardamenti ad Aleppo si susseguono incessanti ed alla cieca su ogni possibile e indistinto obiettivo; il mondo dunque non può più ignorare che dall’inizio del conflitto  si stima che abbiano perso la vita circa 600.000 persone, di cui 50.000 bambini.

Noi però abbiamo problemi più seri cui pensare e dei quali sono pieni i nostri media: la nostra politica che continua inutilmente a cianciare, i livelli della borsa che impensieriscono gli italiani, tutti proprietari di un patrimonio azionario, i risultati sportivi che inorgogliscono o avviliscono le nostre giornate, le determinanti variazioni climatiche, ma soprattutto  il Natale alle porte con tutto ciò che comporta, compreso l’ipocrita esaltazione dell’inutile, un “tempo di amore” che ….. ovviamente esclude il concreto e disponibile amore per gli altri.

Noi vogliamo uscire dunque dal silenzio troppo spesso superficiale e colpevole di tanti media e ricordare a tutti che, mentre il nostro mondo sembra sempre uguale, esiste un’umanità dimenticata che soffre e che ha bisogno di aiuto, anche a Natale.