Se necessario, l’Italia affronterà da sola l’emergenza profughi, senza l’aiuto dell’Unione Europea, ma  è l’Europa a non potersi permettere di ignorare “il Mediterraneo che brucia” e “i bambini che affogano“; queste le parole che Matteo Renzi ha pronunciato alla Camera poche ore prima  del Consiglio Europeo, parole forti  che riportano  all’attenzione di tutti il tema della solidarietà verso chi rischia la morte per sfuggire alla guerra e alla fame in risposta a chi, invece, ritiene che sia necessario bloccare, in tutti i modi, l’arrivo dei tanti profughi che ormai sbarcano quotidianamente lungo le nostre coste. Difficile tema di attualità per un paese come il nostro che, tradizionalmente paese di emigrazione,  negli ultimi decenni ha visto modificare il tema dei flussi migratori e diventare punto di approdo per i tanti che da  paesi come Romania, Ucraina, Cina, Egitto, Tunisia, Nigeria, Senegal ed altri, giungono sul nostro territorio in cerca di speranza.

20051228 - IMMIGRAZIONE, CONSULTA BOCCIA ALTRA NORMA DELLA BOSSI-FINI  - Un barcone di immigrati nelle acque dell'isola di Lampedusa (Agrigento) in un'immagine d'archivio del 22 giugno scorso. FRANCO LANNINO/ARCHIVIO ANSA/ji

Barconi di migranti sulle coste italiane

Negli ultimi quarant’anni l’Italia è diventata, dopo la Spagna, la seconda maggiore destinazione di immigrati in Europa, dopo un secolo di una propria storia di emigrazione massiccia. Campi di accoglienza o solidarietà da parte delle popolazioni che vivono nei luoghi di approdo, non bastano più a tenere sotto controllo il fenomeno, ecco che allora da parte di tanti si propongono soluzioni spesso al limite del senso di civiltà. Significativa la dichiarazione del neo presidente della regione Liguria Giovanni Toti che, in merito al problema, ha dichiarato:  «Personalmente sono favorevole a un intervento in Libia, anche da soli nel senso dell’Italia, perché qualcuno gli scarponi sulla sabbia deve pur metterli» ipotizzando dunque una soluzione di forza contro l’arrivo dei tanti disperati nel nostro paese. Latitante l’Europa che, dopo un primo accordo internazionale in merito alla distribuzione di quote di immigrati nei diversi paesi europei, ha visto molti di essi come la Francia, l’Inghilterra e la Spagna rifiutare l’accoglienza fisica dei migranti pur offrendo, come ha fatto l’Inghilterra, aiuti economici e personale per fronteggiare il fenomeno nel nostro paese. La globalizzazione culturale, economica e tecnologica ha prodotto dunque solo forme di individualismo ed egoismo anzi chè di complicità e solidarietà. Si ha paura di questa gente che, pur diversa per razza, religione, lingua, cultura ed economia, non differisce da noi tutti nella richiesta di sopravvivenza e rispetto della dignità personale; famiglie che si dividono e mettono i loro bambini su barconi destinati spesso al naufragio, nell’illusione di offrire a questi un futuro migliore, donne incinta, sempre più numerose, che affrontano l’incognita ed i rischi di un viaggio maledetto, nella speranza di consentire ai loro figli di avere i natali in un paese più ricco e libero. Se è vero che le immigrazioni sono sempre esistite e che “siamo tutti immigrati”, come la storia ci insegna, l’Italia è dunque sola a fronteggiare un tale  problema? Al momento pare proprio di si, ecco perché  il nostro paese, per bocca del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell’ Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, secondo la quale «è una vergogna che l’Europa si svegli solo di fronte ai morti», auspica che venga approvata dall’agenda della Commissione Ue sull’immigrazione, la bozza che prevedrebbe l’introduzione di quote obbligatorie per l’accoglienza dei rifugiati nei Paesi dell’Unione. Nel frattempo il nostro paese non può ignorare il principio della solidarietà e, pur con difficoltà, continuerà a occuparsi del “Mediterraneo che brucia”.