Nuova strage di immigrati nelle acque che separano le coste turche dall’isola di Lesbo, 14 persone, tra cui sette bambini, hanno perso la vita durante l’estremo viaggio verso la  speranza di una vita migliore. Un barcone carico di profughi  al largo della costa di Ayvacik nel mare Egeo è naufragato portando con sé buona parte del suo carico di vite disperate di cui ancora si ignora la nazionalità, quasi tutti però siriani ed iracheni che fuggivano dalle loro terre martoriate dalla guerra e dalla povertà assoluta; tra i superstiti una donna incinta pronta al rischio pur di dare i natali a suo figlio in una terra straniera, ma agiata e rispettosa delle vite umane.

Queste le speranze dei tanti che ormai ininterrottamente si riversano sulle coste europee, speranze spesso però infrante da leggi o provvedimenti che cercano di impedire loro l’ingresso nei vari paesi europei ai confini col loro mondo, parliamo di  uomini, donne e bambini che troppo spesso, per godere dell’accoglienza,  sono inoltre oggetto di ‘selezione’ in base alla loro nazionalità e paese di origine, ulteriore crudele strumento di discriminazione che non fa onore alla ‘presunta civiltà’ di cui ci facciamo paladini e simbolo.

Mentre in Slovenia l’esercito ha cominciato a stendere il filo spinato in alcune zone del confine con la Croazia, è iniziata la due giorni che vede circa 60 rappresentanti di Stati Europei e africani riuniti a Malta per affrontare e cercare soluzione al drammatico problema dell’immigrazione. Il summit è stato aperto dal premier di Malta Joseph Muscat che, rivolgendosi ai presenti ha affermato : “Dobbiamo fare fronte comune, Paesi di origine e Paesi di destinazione, questo vertice è un’opportunità senza precedenti di lavorare insieme”.

45 capi di Stato in rappresentanza dei 28 Paesi dell’Unione europea e 35 di alcuni Paesi africani, riuniti a La Valletta per cercare di trovare una soluzione al difficilissimo e tragico  esodo di migliaia di persone; incontro non semplice visti i numerosi punti di frizione e disaccordo fra i vari paesi e all’interno di diversi paesi,  nonostante le dichiarazioni di buona volontà del presidente dell’Ecowas, la comunità economica degli stati dell’Africa occidentale, Maki Sall, che ha tenuto a precisare : “Siamo venuti in spirito di dialogo”.

Diverse le posizioni dei vari stati:  sul fronte europeo  la posizione prevalente sembra essere quella del rafforzamento dei controlli dell’esodo e della lotta ai trafficanti di esseri umani, problema quest’ultimo per il quale l’Europa chiede ai paesi africani una maggiore collaborazione. Altro punto caldo della posizione europea è la necessità di un accordo in merito alla questione dei rimpatri degli irregolari arrivati in Europa negli ultimi mesi e della riammissione degli esuli senza la protezione umanitaria. Per rendere accettabili le sue richieste, l’Europa è pronta a sostenere le economie dei paesi da cui parte l’esodo con un Fondo di emergenza da 1,8 miliardi, denaro destinato allo sviluppo dei paesi in crisi.

L’iniziativa europea è però apparsa, ai paesi destinatari degli aiuti, insufficiente se paragonata ai 3 miliardi di euro promessi dall’Unione alla Turchia.

Nazioni Unite, istituzioni Ue e Unione Africana si stanno anche confrontando sulle cause che spingono ormai migliaia di persone a lasciare il loro paese, se è vero, come affermato dal Premier italiano Renzi che : “Inutile dire ‘aiutiamoli a casa loro’ se poi non aumentiamo i fondi per la cooperazione, non investiamo di più in Africa e non creiamo rapporti istituzionali e diplomatici più forti. Questo è quello che stiamo provando a fare e pensiamo che questo sia l’unico modo per dare all’Europa un’anima. Non è solo un parametro, l’Europa”.

Dovrebbe nascere quindi il così detto Trust Fund, un fondo di cooperazione di cui l’Italia sarà tra i principali contributori, uno strumento di cooperazione tra paesi che rifiutano di limitarsi a tamponare o frenare il flusso migratorio, ma che vogliono intervenire attraverso precise scelte politiche lontane da provvedimenti legati all’emergenza. “L’Africa è al centro della strategia italiana e sono convinto che il continente africano sia pronto ad accettare la sfida del futuro” ha affermato il Presidente del Consiglio italiano.

Presente al summit anche l’Alta rappresentante della politica estera Ue, Federica Mogherini, che intervenendo all’incontro ha sottolineato come siano indispensabili canali di immigrazione legali, per poi precisare che : “ L’Unione europea sta lavorando a proposte in questo senso che arriveranno nei prossimi mesi”.

L’ultima strage deve dunque ricordare a tutti noi, europei e paesi altri, che per fronteggiare il fenomeno immigratorio è indispensabile non solo proteggere i rifugiati, ma anche e soprattutto regolamentare in modo legale i flussi e finanziare opportunità economiche in Africa.

Si riuscirà a trovare il ‘bandolo della matassa’? Noi tutti speriamo di si, affinché accanto alla soluzione dei problemi economici e sociali di questi paesi di provenienza, si possa mettere fine alle ormai infinite stragi di persone che, come noi tutti, non vogliono che vivere la loro vita con serenità e dignità.