Il Sannio è terra laboriosa ed orgogliosa. E’ terra di tradizioni e valori. E’ zona interna dai paesaggi rurali estremamente affascinanti e dai sapori tipici degni del buon gusto italiano.

Nel  Sannio vive gente accogliente e capace di fare dell’umiltà e dell’impegno quotidiano un modo di vivere, capace di essere distaccata quando ritiene necessario esserlo ma capace, nel contempo, di grandi passioni civili e mobilitazione quando sono in gioco il futuro e le sorti della sua comunità.

Il Sannio non può sopportare più di essere marginalizzato e desertificato. Non lo merita il suo Capoluogo svuotato di funzioni economiche (Banca d’Italia) tecniche (Uffici e funzioni strategiche) nonché  degli adeguati collegamenti (ferroviari e viari); non lo merita la sua Provincia spesso dimenticata da chi è stato chiamato a rappresentarla nelle sedi politiche più alte né adeguatamente coinvolta in scelte strategiche di ampio respiro.

Se tutta  questa analisi la  si inquadra in uno scenario caratterizzato solo da grandi tagli dovuti alla manovra economica ininterrottamente in corso e all’attuazione di uno pseudo-federalismo fiscale molto egoista e poco solidale… si comprende la criticità del momento e la necessità di organizzarsi per evitare che, dopo,  sia troppo tardi. Bisognerebbe, ad esempio, costruire immediatamente  un luogo di confronto permanente dei Sindaci dove, al di là e al di sopra delle singole appartenenze, possa prevalere un discorso di salvaguardia territoriale.

Il territorio è infatti l’unica opzione possibile in questo momento, l’unica vera fonte di uno sviluppo possibile capace di rispondere coi fatti all’indifferenza e alla solitudine. Un appello dunque lo vorremmo lanciare ai Sindaci del nostro Sannio. Un appello affinché  creino una filiera degli interessi legittimi e la mettano in moto con iniziative e progetti capaci di dare una scossa ad una Regione sempre e comunque a trazione troppo unica! Sollecitare un “movimento spontaneo” di idee che sia   popolare e territoriale appare, dunque, una delle possibili risposte alla permanente sordità e alla spesso incomprensibile immobilità!

Le menti migliori non possono continuare a fuggire ma dovrebbero essere incentivate a restare e ad operare per la costruzione del vero  “bene comune”. Non appaia questa una sterile utopia estiva. Non appaia un appello inutile. Ci vuole l’entusiasmo  dell’indignazione coniugato con la concretezza propria delle decisioni importanti.

Spazzare via, dunque, le costruzioni  rigidamente  politiche divenute sin troppo virtuali e autoreferenti ed entrare nell’ottica di  scelte virtuose da costruire insieme.

L’Associazionismo ad esempio, per primo,  dovrebbe  affrontare questa esigenza e confrontarsi costantemente con il territorio.

Lo dovrebbe fare chiedendo (come consigliato)  l’aiuto  e la collaborazione dei Sindaci. Lo dovrebbe  fare incontrando costantemente  la gente… (così come  gia fatto e sperimentato in più di una occasione  )!

Lo dovrebbe fare utilizzando le nuove tecnologie e tutti gli strumenti informatici che caratterizzano l’attuale fase di accelerazione globale.

Lo dovrebbe fare, infine, chiedendo la collaborazione degli organi di informazione per far circuitare al meglio iniziative ed idee.

Crediamo sia arrivato il momento di impegnarsi concretamente coinvolgendo,insomma, tutti coloro che credono sia ancora possibile fare qualcosa per la terra in cui si vive e si opera.

La politica deve fare il suo dovere… altrettanto, però, faccia la cosidetta “società civile”!