Le critiche, quando si è al potere, non piacciono a nessuno, per questo motivo e in queste ore, c’è stata da parte del M5s e dei suoi maggiori rappresentanti, Di Maio e Di Battista, una critica feroce, quasi volgare, della stampa e dell’informazione in generale classificate come attività di “pennivendoli”, “puttane e sciacalli” per gli articoli pubblicati prima del verdetto di assoluzione del sindaco di Roma Virginia Raggi .

Per difendere il diritto di cronaca, moltissimi giornalisti sono scesi e scenderanno in piazza in molte città italiane per difendere il diritto di scrivere e pubblicare notizie in merito a quanto accade nel nostro paese e nel mondo, un flash mob all’insegna del “ Giù le mani dall’informazione”.

La manifestazione di protesta, organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa, ricevendo anche adesioni dai colleghi di Bruxelles e Londra,  ha lo scopo di difendere, come scritto in una nota, “la deriva di un linguaggio della politica fatto di insulti e minacce a chi ogni giorno svolge il proprio dovere di informare i cittadini. Attacchi a una categoria di professionisti, ma soprattutto all’articolo 21 della Costituzione e ai valori fondamentali della democrazia, che mettono a rischio il diritto ad essere informati”.

E’ bene ricordare quanto scritto nell’Articolo 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili……..”. Inutile ricordare che senza il rispetto di tale libertà saremmo al cospetto di una dittatura!

È pur vero che  l’informazione fa paura, un popolo informato non può essere soggiogato al volere dei potenti ed è per questo che ogni notizia deve essere vagliata dal potere che potrebbe essere minato dalla verità.

Dopo che anche le maggiori cariche dello Stato hanno ribadito la necessità dell’esistenza democratica della libera stampa, anche l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni afferma che :“Ogni attacco agli organi di stampa rischia di ledere il principio costituzionale di libera manifestazione del pensiero, che è alla base del pluralismo dell’informazione e del diritto di cronaca e di critica”.

Le critiche ai giornalisti sono state mosse con accuse di fabbricare “fake news”, come va tanto di moda oggi anche fra i politici, per screditare il M5s a favore magari della Lega. La realtà è che le critiche non piacciono a nessuno, meno che mai a chi gestisce il potere ed ha costruito il suo successo politico grazie ai media ed ai social network.

La storia ci insegna che il libero pensiero non piace a chi gestisce la cosa pubblica e vuole continuare a farlo inseguendo il modello del pensiero unico, quasi un Leviatano che dall’alto vuole gestire il potere senza contraddittorio, insofferente a chi denuncia errori, incapacità o forme di malaffare nell’amministrazione pubblica, o semplicemente racconta le cose come sono, senza edulcorarle a favore del potente.

Certo esistono forme di informazione asservite al potere, imbrigliate da esso e dunque non più affidabili né veritiere, tuttavia la vera informazione deve svolgere il proprio compito inseguendo sempre la verità, anche a costo di essere denigrata o, peggio, messa a tacere come tante volte è capitato ai tanti giornalisti che, per amore della verità, hanno perso la vita.

E’ anche vero che il presente storico di un popolo e il suo pensiero è di per sé un’entità impalpabile e difficile da maneggiare, fatta com’è dalla somma di infinite memorie ed emozioni non sempre riconducibili ad una sintesi assoluta, tuttavia esso è anche figlio della consapevolezza di ciò che accade e delle responsabilità, o dei meriti, di chi compie determinate scelte o prese di posizioni. Come si potrebbe tuttavia  giungere a tale consapevolezza senza essere informati e senza quelle fonti che  fanno della ricerca della verità il loro mestiere e la loro vocazione?

Di Maio e Di Battista hanno affermato che la “Stragrande maggioranza dei media sono corrotti intellettualmente e moralmente”, forse qualcuno lo sarà anche, ma la “stragrande maggioranza” di quanti praticano l’arte dell’informazione non sono e non possono essere corrotti se vogliono sopravvivere alla loro coscienza di testimoni della verità.

Il racconto e l’informazione in merito a scandali, intrecci di potere, interessi privati che soffocano quelli pubblici, ipocrisie politiche e personali della vita pubblica, complotti, sono il “segreto della civiltà”. E’ grazie ad esso infatti che  noi cogliamo i frutti nella limitazione del potere pubblico e se anche il mondo della stampa a volte ha la tendenza a manipolare un’informazione a seconda di chi riporta la notizia, la libera circolazione delle idee e delle stesse informazioni e la libertà di stampa garantiscono un pluralismo che apre a più voci e dunque al controllo di quel potere che non ama essere controllato e che spesso, come sta accadendo ad esempio in Turchia, mette a tacere e soffoca uno dei cardini della democrazia, la libera stampa e il giornalismo non asservito.