Andrea Bardi

Diciamoci la verità: lo Spezia, ed in prima linea il suo allenatore Vincenzo Italiano, non lo avevano detto apertamente ai microfoni della vigilia, ma in fondo in fondo speravano, e forse credevano vivamente, di fare un sol boccone di un Benevento “allo sbando” in piena crisi di gioco, di identità, di uomini, ed imprimere alla loro classifica una svolta significativa a questo punto della stagione.

Ma, evidentemente, non avevano entrambi fatto i conti con il carattere, la forza, la determinazione e la cattiveria (agonistica) di un gruppo tutt’altro che sfaldato e distrutto, come qualcuno aveva voluto troppo frettolosamente – e, aggiungo, con un pizzico di malizia – far intendere e come invece i fatti, prima ancora che le parole, hanno poi disatteso.

Il gruppo ha dimostrato non solo di essere ancora “vivo”, ma anche di essere unito e coeso come non mai.

Non era per nulla scontato, né semplice, specie all’indomani delle due sconfitte senza attenuanti maturate contro Napoli e Verona, sfoderare una prestazione convincente su un campo tradizionalmente ostico e difficile come il “Picco” di La Spezia, al cospetto, peraltro, di una squadra da più parti “osannata” come la vera sorpresa del campionato per il gioco espresso e la personalità mostrata, anche quando ha dovuto affrontare le “grandi” (ne sanno qualcosa Milan e Napoli, ad esempio)

Ed invece ecco la Strega che non t’aspetti (o, meglio, che in cuor tuo speri di vedere), capace di sfoderare, specie nel primo tempo, una prestazione da applausi, che riesce ad arginare le fonti di gioco dello Spezia lasciando pochissimi spazi ai suoi costruttori di azioni. Gli uomini di Inzaghi coprono bene il campo senza rinunciare alle sortite offensive ed a mettere in seria difficoltà la difesa della squadra di mister Italiano.

Che, alla fine, capitola. Viola recupera palla sulla tre quarti e pennella un assist stratosferico (tunnel no-look di esterno sinistro di rara bellezza da far vedere e rivedere alle scuole calcio) per Gaich, al debutto da titolare, il quale si “beve“ Ricci con un dribbling destro/sinistro ed insacca di precisione sul primo palo del portiere spezzino.

Un gol da centravanti di razza. Quello che mancava e che serviva come il pane alla squadra e che potrà fornire valide alternative tattiche al tecnico sannita nel rush finale di stagione.

Vorrei evidenziare un dato statistico di non lieve importanza.

Al termine della 7^ giornata del girone d’andata (che, come tutti sanno e riconoscono, è stato eccezionale per rendimento e punti conquistati), il Benevento aveva 6 punti in classifica, frutto delle due vittorie contro Sampdoria e Bologna e delle cinque sconfitte rimediate contro Inter, Roma, Napoli, Verona e Spezia.

Ebbene, in questo “disastroso” girone di ritorno, i punti conquistati sono 4, maturati da altrettanti pareggi contro Sampdoria, Bologna, Roma e Spezia. In fin dei conti, credo che aver conquistato soltanto 2 punti in meno rispetto al girone d’andata, non sia poi così drammatico. Ritengo, al contrario, che si sia in piena media-salvezza per una neo-promossa. Tanto più che gran parte delle dirette concorrenti che seguono (o precedono di poco) in classifica i giallorossi di Inzaghi dovranno affrontare, prima o poi, l’Inter, la Roma, il Napoli ed il Verona (quest’ultima, sì, vera sorpresa del campionato). Senza contare la non irrilevante circostanza che il Benevento dovrà affrontare tra le mura amiche del Ciro Vigorito, nell’ordine, la Fiorentina, il Parma, l’Udinese, il Cagliari ed il Crotone (che, Udinese a parte, gli stanno tutte “dietro” in classifica), per poi andare a Torino all’ultima giornata quando, non è un mistero, a giochi fatti le partite diventano poco più che passerelle.

La quota salvezza (40 punti) dista 14 punti, da conquistare nelle prossime 13 partite. Impegnativo, ma non certo utopistico, per il Benevento determinato e brillante visto oggi a La Spezia.

Del resto, se ci credono ancora Crotone, Parma e Cagliari, perché non dovrebbero crederci, a maggior ragione, i ragazzi del “Pippo nazionale” ?

Insomma, chi dava già il Benevento come “morto” e condannato a sicura retrocessione, al termine della gara del “Picco” dovrà ricredersi.

Il Benevento è vivo, e la prima ghiotta occasione per dare una svolta determinante alla sua stagione è già dietro l’angolo: sabato, al Vigorito, arriva la Fiorentina di mister Prandelli.

Un’altra finale.

Come lo saranno le successive dodici.