E’ tornato a coinvolgere, nella serata di mercoledì, giovani e meno giovani, il “Caffè Filosofia”, attività progettuale del Liceo Classico dell’Istituto “Virgilio” su iniziativa della docente di Filosofia prof.ssa Eusapia Tarricone.

Come è ormai da tradizione, allievi del “Virgilio”, coadiuvati dalla docente animatrice del progetto e da docenti dello stesso Istituto, oltre che da avventori occasionali, hanno dato vita ad un confronto sul tema : “ Il bene e il male, paradossi della vita e della storia”. L’incontro si è tenuto presso il The Lifey Irish Pub di Benevento.

Il tema, articolato e complesso, ha coinvolto i presenti che hanno provato a sostenere le proprie convinzioni, circa il significato da loro attribuito al concetto di bene e male, ricorrendo al pensiero di grandi filosofi e pensatori. E’ possibile un bene o un male assoluto? Inevitabile il riferimento alla “dialettica degli opposti” di Eraclito, filosofo del VI secolo a.C., secondo la quale i due estremi, per esistere, sono uno condizione dell’altro, non può esistere il bene senza che esista anche il male, egli affermava.

Sulla stessa linea, ha ricordato un ragazzo, si muoveva il pensiero di Pitagora, anch’egli era convinto che la vita sia espressione delle “opposizioni fondamentali”. E’ stata allora sollevato il quesito su cosa sia realmente il bene o il male e se esista una definizione universale di essi. In merito all’interrogativo molti hanno convenuto che, al di là di valori sacri come la vita, che è il bene in assoluto, non è possibile definire in modo universale il bene o il male, essi hanno infatti quasi sempre un valore soggettivo.

Secondo Manzoni, ha ricordato un avventore, il bene ha bisogno del male, essi rappresentano due atteggiamenti dell’esistenza umana che coesistono necessariamente.

È pur vero però, ha affermato una giovane,  parafrasando Platone, che il bene è espressione di un impulso razionale ed il male, invece, di uno irrazionale. L’affermazione ha immediatamente indotto un altro a ricordare come, nella storia, spesso si siano commesse nefandezze in nome di un bene che forse avevano poco di razionale o solo l’apparenza di esso, vedi le crociate o le tante guerre in nome di ideali spesso ingannatori o la persecuzione di tante donne bruciate come streghe.

Il bene dunque può essere definito in modo assoluto, ci si è chiesto? O forse esso altro non è che un comando interiore che la ragione impone a noi stessi? Un “imperativo categorico”, come lo ha definito Immanuel Kant, a cui ci sottomettiamo liberamente e che regola la nostra vita morale? Spesso esso è esattamente un comando che diamo a noi stessi, un ordine che sfugge alla logica, ma ci caratterizza come esseri dotati di una sfera affettiva, di emozioni e di passioni positive.

Qualcuno, come Thomas Hobbes, ha ricordato un’allieva,  riteneva che anche i gesti di altruismo e amore per gli altri nascondano un radicale egoismo, ogni uomo agisce infatti, secondo il filosofo, secondo il principio dell’autoconservazione, non a caso egli crede che la condizione umana sia quella dell’ “homo homini lupus”. Dunque il bene, nel caso del filosofo, è illusione.

Il bene, ha affermato convintamente un giovane, è l’assicurare il benessere economico e sociale degli individui e tale obiettivo è strettamente razionale e necessario. Parafrasando il pensiero di Karl Marx, egli ha ricordato che il bene si genera dall’assicurare l’abolizione delle disuguaglianze economiche, che nel caso di Marx nascono dal potere del capitalismo, disparità che generano il male generale a vantaggio del bene di pochi.

E’ difficile stabilire ciò che è bene e ciò che è male, ieri come oggi, ha dichiarato uno dei presenti, una donna che decide di abortire per impedire che il nascituro viva in difficoltà o in malattia, deve decidere ciò che è bene in assoluto, ma tale decisione, difficile e dolorosa, può comportare determinazione ad un bene futuro o anche sensi di colpa, eppure, come ci ricorda il filosofo Kierkegaard, è indispensabile compiere una scelta in quanto tutta la nostra vita è scelta.

C’è differenza nella concezione del bene e del male fra giovani e meno giovani, ha chiesto, a se stessa ed agli altri, un’interlocutrice adulta? Alcuni giovani presenti hanno risposto, convintamente, che sicuramente ci sono differenze fra il modo di concepire il bene e il male fra persone di età diversa, tutti noi siamo ciò che siamo anche in virtù delle nostre esperienze, hanno affermato, dunque le conoscenze e le vicende del nostro passato finiscono con il condizionare il nostro presente. Forse, come ci ricorda Friedrich Nietzsche dovremmo saper ignorare o sopprimere le certezze del passato per vivere pienamente liberi e padroni della nostra vita alla stregua dei superuomini , cosa, hanno precisato, ovviamente non semplice.

Animata dunque la discussione e il confronto che, come era inevitabile, non ha prodotto certezze, ma è riuscita a produrre ipotesi e soprattutto ha consentito un confronto rispettoso delle diverse opinioni che, crediamo, sia sempre utile a conoscere meglio il mondo, ma soprattutto noi stessi.