(Luciaelisa Luongo) – Il 27 Gennaio 2019 non deve essere considerato un giorno qualsiasi. Non è una domenica da trascorrere senza tener presente del passato, perché noi non dobbiamo dimenticare. Sarà la Giornata internazionale della Memoria, e quindi si commemora la liberazione da parte dell’Armata rossa del campo di concentramento di Auschwitz, nel quale vi erano numerose vittime della persecuzione nazista durante il governo di Hitler nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. I tedeschi,dunque,credevano nella superiorità della loro razza rispetto ad altre fino ad arrivare alle conseguenze catastrofiche avvenute successivamente.

In massa venivano scaricati dai vagoni dei treni e deportati nei campi di concentramento, uno dopo l’altro in condizione disumane. Costretti ad indossare una specie di “pigiama”  a righe grigie chiare e scure con il numero di matricola e un triangolo di colore diverso a seconda della categoria a cui appartenevano: rosso gli oppositori politici, rosa gli omosessuali, blu gli immigrati, verde i criminali, nero gli “asociali”, la stella di David gli ebrei e viola i testimoni di Geova, marrone gli zingari.

Non importava a nessuno del loro nome, sentimenti, sogni e  timore. Ai tedeschi piaceva,invece, vedere la tristezza su quegli innocenti volti; figli strappati dalle braccia delle loro madri, uomini disabili fucilati e soprattutto omosessuali uccisi solo perché non possedevano più una qualità che deve essere alla base di una società, scegliere chi amare. Se solo molti soldati avessero avuto la temerarietà di guardare con il cuore quelle persone; con i loro volti, occhi lucidi che fissavano il proprio corpo e quello dei loro cari consumarsi velocemente. Erano completamente demoliti i principi basilari dell’umanità, ed erano convinti di essere superiori esclusivamente coloro che si nascondevano dietro un’arma da fuoco da puntare contro i più deboli. Un colpo solo per decidere di porre fine alla vita di una persona.

Esempio indiscusso e amata dai giovani d’oggi è una fanciulla che aveva come suo unico obiettivo essere amata e farsi degli amici. Uno dei più cari l’ha conosciuto il giorno del suo tredicesimo compleanno, per poi accompagnarla fino a pochi mesi prima della sua uccisione:il suo diario. Ella è Anna Frank che ha avuto il coraggio  di scrivere una frase  che sostiene: “Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora”, la virtù nello scrivere queste semplici parole non è da tutti, ma lei sperava ogni giorno di poter uscire da quel nascondino per poi tornare tra i banchi di scuola come chiacchierona insopportabile per il professore di matematica o poter fare un altro giro con la sua bicicletta, ma anche prendere per la prima volta la metro a differenza dei vecchi tempi in cui era negato agli ebrei questo privilegio. Facciamo in modo che nelle scuole venga letto il suo diario, in modo che i ragazzi possano conoscere questa nuova amica e ritrovarla,magari, in un bambino che arriva nelle loro case per allontanarsi dalla propria a causa della guerra.

Non si può tornare, purtroppo, nel passato ed evitare che tutto ciò accadesse. Ma tutti abbiamo un impegno molto più importante:non dobbiamo dimenticare. La neo senatrice a vita e sopravvissuta ad Auschwitz Liliana Segre, in un’intervista a “Bel tempo si spera” in onda su Tv2000, ha affermato: “Noi testimoni della Shoah stiamo morendo tutti, ormai siamo rimasti pochissimi, le dita di una mano, e quando saremo morti proprio tutti, il mare si chiuderà completamente sopra di noi nell’indifferenza e nella dimenticanza. Come si sta adesso facendo con quei corpi che annegano per cercare la libertà e nessuno più di tanto se ne occupa”.

Non possiamo non considerare i bambini uccisi nelle camere a gas e bruciati nei formi crematori. Loro soprattutto  saranno sempre quelle stelle che tutte le sere splenderanno nel cielo per ricordarci che mai dobbiamo dimenticare e che mai dovrà ripetersi tutto ciò.