Alla fine ha mantenuto la “promessa” ( o la minaccia, dipende dai punti di vista): Ignazio Marino ha ritirato le dimissioni da sindaco di Roma, presentate lo scorso 12 ottobre, per l’irrevocabilità delle quali era ormai vicino il termine del 2 novembre (la legge concede infatti 20 giorni per eventuali “ripensamenti”).

E così il “chirurgo genovese prestato alla politica” torna prepotentemente alla ribalta, nonostante le “vicissitudini” non proprio edificanti, per non dire scandali, che nei due anni di guida della Capitale quale primo cittadino  lo hanno visto più o meno coinvolto: viaggi e cene utilizzando i soldi pubblici, multe personali non pagate per infrazioni reiterate, scandalo di mafia capitale, emergenza rifiuti, arresti per corruzione e concussione di assessori e consiglieri a lui “vicini”, vacanza “non interrotta” ai Caraibi mentre a Roma montava la rabbia del popolo per il funerale-show del boss Casamonica, finti arrivi in bicicletta al Campidoglio, salvo poi a scoprire che si trattava di una squallida messinscena, dal momento che, in realtà, egli si faceva accompagnare in automobile fin “dietro l’angolo” dove trovava, poi, ad attenderlo, un fido collaboratore che gli consegnava una bicicletta per la sceneggiata finale dell’ultimo tratto.

Per non parlare, poi, della figura “barbina” che gli fece fare nientemeno che Papa Bergoglio, il quale lo sbugiardò apertamente in “mondovisione” tenendo a precisare di non averlo mai invitato a Philadelphia (USA), nonostante il sindaco romano lo avesse millantatamente fatto intendere.

Ad ultimo, lo scandalo degli scontrini, con la Procura romana che indaga per peculato e per uso spregiudicato della carta di credito del Campidoglio, con tanto di cene e pranzi offerti ad ospiti che, interrogati, hanno negato di essere stati ospiti (tra cui l’Ambasciata del Vietnam e la Comunità di Sant’Egidio).

Il colpo di scena delle dimissioni ritrattate, in verità non proprio del tutto inaspettato, si è registrato all’indomani della decisione assunta nel corso del vertice del PD romano riunitosi al Nazzareno e presieduto dal commissario capitolino del partito Matteo Orfini, a margine del quale si è “ordinato” a tutti i 19 consiglieri comunali DEM di dimettersi in massa dal Campidoglio, al fine di far decadere il sindaco ed il consiglio, aprendo la strada a nuove elezioni. Della serie: se non ti vuoi dimettere, ti sfiduciamo noi. In Russia non sarebbero riusciti a fare di meglio. E meno male che si tratta di un partito… democratico!

La guerra intestina tra le diverse fazioni da tempo in atto all’interno del primo (per ora) partito nazionale, sembra condurre inevitabilmente ad una, o addirittura più scissioni. Difficile, se non impossibile, che il segretario-premier, Matteo Renzi, peraltro in costante perdita di consensi e credibilità, riesca  a tenere incollati i cocci di quello che, ormai, sembra più un insieme disomogeneo di diversi gruppi di pensiero e di azione piuttosto che un vero e proprio partito politico.

Le diverse “anime” del PD, figlie di padri troppo diversi tra loro perché possano riuscire a mantenere unita una sorta di “famiglia politica allargata“, alla fine prenderanno inevitabilmente il sopravvento.

L’avvicinamento alle posizioni “renziane” da parte di transfughi da ciò che resta del carrozzone Forza Italia, Denis Verdini in primis, nonché dell’uomo per tutte le stagioni, l’ineffabile ed autoriciclantesi Pierferdinando Casini (solo per citare due edificanti esempi), non poteva lasciare indifferente l’anima più “vetero-comunista” del partito, quella più radicale, che non può permettersi di assistere inerme allo sviluppo, al suo interno, di un nuovo progetto neo-democristiano orientato più alla salvaguardia degli interessi del capitale e dell’impresa piuttosto che a quelli dei lavoratori.

In questa crisi profonda che attanaglia il PD, non può che trovare terreno fertile la lotta messa in campo da Ignazio Marino, che non mostra alcun timore reverenziale ad affrontare a viso aperto il suo stesso partito, con in prima linea il premier Renzi, oggi in una condizione meno “forte” rispetto a qualche tempo fa, e che pure si era apertamente schierato contro di lui al punto di “imporre” ai consiglieri romani del PD le dimissioni.

Perché, tuttavia, possa riuscire ai democratici l’operazione “affossa Marino“, non sarà sufficiente la fuoriuscita dei 19 consiglieri, ma occorrerà che a farlo siano almeno in 25. Inevitabile sarà, pertanto, il ricorso alla “sponda” di alcuni consiglieri dell’opposizione.

Ma chi sarà davvero disposto a dimettersi dal Consiglio Comunale rinunciando, così, alla “pagnotta certa” in cambio di una possibile futura “trombatura” alle nuove elezioni? Credo che sia, sinceramente, molto difficile ed improbabile. L’Italia non è un Paese in cui sia radicata la cultura della “rinuncia alla poltrona“, così come, invece, avviene “naturalmente” in altre nazioni.

Che è anche un po’ la logica che deve aver “convinto” il dott. Marino a tornare sui suoi passi e ad effettuare quella che è stata argutamente già definita la “retromarcia su Roma“.

Avrà pensato il chirurgo genovese, “Ma in fin dei conti, chi me lo fa fare di dimettermi? Qui mi pagano uno stipendio niente male, 10.000 euro al mese, oltre annessi, connessi, lavatura e stiratura, automobile, autista e bicicletta; gestisco un potere non indifferente, e l’anno prossimo ci sarà addirittura il Giubileo, con tutti i lavori e le opere che saranno necessari ed il giro di miliardi da amministrare. Inoltre, quando andrà in vigore la riforma costituzionale, sarò anche senatore d’ufficio . Cosa voglio di più ? Un lucano? Sai che c’è di nuovo? Quasi quasi mi rimangio tutto e mi dimetto da dimissionario, alla faccia del partito, di Renzi, di Orfini e di tutti i romani!

Ho sempre percepito con diffidenza le persone incapaci di essere coerenti, in primo luogo con se stessi.

Viceversa ho sempre apprezzato chi, una volta assunta una decisione, giusta o sbagliata che sia, abbia avuto la costanza, e la coerenza, di perseguirla.

Questione di credibilità. E per un politico, credo debba essere la prima delle doti.

Ma mi rendo conto che sto sognando ad occhi aperti.