Lo avevo scritto di recente: io m’aspettavo una risposta dal campo, rispetto alle nostre perplessità sulle ultime prestazioni, e non ulteriori chiacchiere. Di quelle ne abbiamo le tasche piene! E la risposta è arrivata, chiara, netta.

Il Benevento visto a La Spezia, almeno nel primo tempo, è stata la squadra che avevamo imparato a conoscere. Nonostante le difficoltà, le tante assenze e una condizione mentale di certo non favorevole, considerando anche lo scontro diretto che c’eravamo andati a giocare in casa degli aquilotti. E la squadra di Vincenzo Italiano, vista nelle precedenti gare, era un ostacolo non di poco conto: davvero una bella squadra, che gioca un buon calcio.

Non bastassero gli assenti per infortunio, Pippo Inzaghi ha dovuto fare i conti con altre due defezioni dovute a motivi disciplinari. Fuori Schiattarella e Insigne, un colpo sotto la cintura che avrebbe fatto vacillare qualsiasi altro allenatore, e invece…

Invece la squadra ha fatto quadrato. Con le unghie e con i denti, e anche con un po’ di fortuna, i giallorossi hanno strappato un pari che vale oro. Perchè questo un punto farà classifica alla fine, certo, ma nell’immediato riconsegna consapevolezza e fiducia nei propri mezzi a Viola e compagni. Oltre ad un pizzico di necessaria serenità, che farà lavorare meglio in preparazione alla prossima gara.

Le esclusioni: ha fatto benissimo la Società. Condivido appieno anche le parole espresse dal Presidente Oreste Vigorito.  Ciò che mi ha lasciato basito, invece, è stata la gestione mediatica.

In primis, certi accadimenti dovrebbero sempre rimanere al chiuso dello spogliatoio. Gli screzi tra calciatori e/o con lo staff tecnico ci sono sempre stati e ci saranno, ma normalmente rimangono lì, al chiuso. Invece, con sospetta velocità, la notizia del fattaccio s’è diffusa in poche ore in città e altrove. Ovviamente ingigantita e condita di dettagli cruenti (?) ad ogni passaggio di bocca.  La domanda è: ma chi è stato a portarla all’esterno? Come facevano alla Rosea (giusto per citarne una) a saperlo prima ancora di ogni comunicato stampa ufficiale? Quale scopo aveva la gola profonda (immagino un tesserato: chi altrimenti?) a diffonderla?

E poi: considerato che in poche ore sapevano già della lite e delle conseguenze anche a Vladivostok, perchè tanto ritardo nella comunicazione da parte delle testate vicine alla proprietà e nessun comunicato, invece di alimentare inutile chiacchiericcio e le solite dannose maldicenze? Perché non è stato pubblicato come sempre l’elenco dei convocati sul sito ufficiale della squadra, con le esclusioni decise? Resterà un mistero, ma di certo c’è tanto da lavorare ancora per il Benevento, anche per quanto riguarda la comunicazione.

Dicevo della gara: bene la prima frazione di gioco: qualche errore in disimpegno, qualche sbavatura sugli esterni (ma lode a chi s’è adattato nel ruolo) e troppa frenesia nella costruzione del gioco. E poi il bel goal del quasi debuttante Adolfo Julián Gaich, a far capire che la squadra c’era, eccome!

Poi, nella ripresa, lo Spezia ha fatto qualcosa in più, anche a causa di un nostro (consueto…) calo. Più mentale che fisico. Ha iniziato a prevalere la paura, probabilmente a livello inconscio. Ed è venuto meno il pressing alto, non ho visto le ripartenze che sono proprie di una squadra come la nostra. Difficoltà ad accorciare e soprattutto abbiamo subito troppo in campo aperto, come sempre nell’ultimo periodo. In più di un’occasione, abbiamo letteralmente buttato la palla in avanti, senza ragionare. Certo, come già scritto, le assenze, alcuni ruoli chiave con calciatori adattati. Le scusanti stavolta c’erano tutte, forse più che in altre gare.

Bisognerà lavorare e bene sull’atteggiamento: se vogliamo provare a salvarci, ci sarà bisogno di un Benevento tonico, concreto, che sappia costringere nella propria metà campo l’avversario con un atteggiamento meno remissivo. Conta molto l’aspetto psicologico su cui bisogna intervenire in maniera decisa. Perchè, se le squadra avversarie capiscono che a dominarci c’è (e ci sarà) la paura, per noi sarà la fine.

Io ci credo, il cammino sarà molto difficile, ma ci credo. Bisognerà serrare le fila e spazzare via qualche paura di troppo. E, soprattutto, spazzare via chi, all’interno dello spogliatoio, mina la serenità della squadra o, peggio, rema contro. Senza indugi, senza pietà per nessuno. Noi dobbiamo salvarci, uniti.

Di nemici ne abbiamo già tanti in campionato, e credo che bastino loro.