Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente.” (Rita Levi Montalcini)

Nella scelta dell’università è più giusto assecondare i propri sogni e le proprie aspirazioni, o è più importante tener conto delle offerte lavorative?

I giovani di oggi, compresi noi, nati a cavallo dei due millenni, hanno perso fiducia nelle possibilità che il futuro gli riserva e hanno paura di affrontare il mondo “dei grandi”, che li aspetta dopo aver superato l’esame di maturità.

Spesso i sogni non bastano e per questa ragione i giovani li abbandonano, prediligendo studi che possano assicurargli più facilmente un lavoro piuttosto che facoltà a cui sono realmente interessati e che rispecchiano le loro passioni. Sempre più frequentemente, tra l’altro, i ragazzi si vedono anche costretti a scegliere indirizzi non attinenti ai propri percorsi di studio: è il caso degli studenti del liceo classico, che negli ultimi anni scelgono indirizzi scientifici, come economia o ingegneria, anziché umanistico-letterari.

Un altro fattore che limita i giovani nel decidere la “propria” università è la mancanza di un’ampia scelta sul territorio locale. Nel nostro caso, il Sannio, provincia in cui sono presenti varie facoltà dell’UniSannio (come giurisprudenza, biologia e geologia) ma in cui ne mancano alcune fondamentali e maggiormente ricercate negli ultimi anni. Per esempio, l’Ateneo della Federico II di Napoli è il più vicino che offre corsi di medicina.

Proprio per questo motivo a volte si è costretti a scegliere università in loco ma alle quali si è solo relativamente interessati, poiché non tutti possono permettersi viaggi giornalieri o l’affitto di un appartamento nella città in cui vi è la sede universitaria. Alle volte, invece, chi ha la possibilità, fa di tutto per prendere in mano il proprio destino ed è disposto a fare sacrifici economici e fisici, spostandosi dalla propria città o addirittura dal proprio Paese. È questo il fenomeno dei “cervelli in fuga”, che negli ultimi anni è sempre più manifesto.

Per evitare ogni eventuale difficoltà, sarebbe anche opportuno creare nuove opportunità d’ingresso nel mondo lavorativo (magari con nuovi sgravi alle imprese) per tutti coloro che in seguito ai 5 anni di scuola superiore decidono di interrompere gli studi. Oppure, si potrebbero finanziare borse di studio per le famiglie meno abbienti e creare nuove facoltà sul territorio per ovviare all’emigrazione di tanti giovani.

Laura Repole, Benedetta Angarano, Martina Genito, Giada Mestroni