Finalmente! Non se ne poteva più. Era dall’inizio del campionato che ce la menavano con questa storia del “fortino Vigorito” e degli oltre due anni d’imbattibilità.

Sembrava che chiunque s’alternasse a telecronache o commenti vari non avesse altri argomenti validi per inquadrare il fenomeno calcistico Benevento se non quello di fare un continuo e stucchevole riferimento all’inespugnabilità del “massimo” cittadino.

Ormai ci avevano letteralmente frantumato gli zebedei con la solita solfa “al Vigorito non si perde da oltre due anni, l’ultima a vincere fu il Lecce nel novembre 2014

Telecronisti d’ogni emittente, giornalisti ed intervistatori, sembrava che non aspettassero altro se non il momento di poter, finalmente, annunciare al mondo la notizia bomba: Benevento incredibilmente sconfitto al Vigorito.

Ed è così che è da ieri sera, ormai, che l’incipit di ogni cronaca, commento o intervista che dir si voglia avente ad oggetto il Benevento sostanzialmente è questa: “Fortino Vigorito espugnato dopo oltre due anni“.

Evviva l’originalità!

Spero che adesso, i signori, si tranquillizzino. Ormai è successo, l’ultimo tabù è caduto. L’Italia calcistica tira un sospiro di sollievo. Amen.

Attenzione, però, a non cadere nell’estremo opposto.

I due concetti lungo periodo di imbattibilità e fortino Vigorito, pur essendo tra loro, per ovvi motivi, strettamente correlati e connessi, non è detto che siano anche interdipendenti, nel senso che caduto l’uno, sia caduto anche l’altro.

Non è affatto così. Il record s’è interrotto, ma il fortino resta. Questo sia chiaro a tutti. E chiunque possa soltanto pensare o immaginare il contrario, che si metta subito l’animo in pace. Venire ad espugnare Benevento continuerà ad essere, per chiunque, un’impresa ardua ai limiti della fattibilità.

E la partita di ieri, seppur persa, ne è prova tangibile.

E non è un paradosso.

Il Bari ha vinto, onore al Bari. Non ha rubato nulla, ma ha saputo cinicamente approfittare (e soltanto le grandi squadre possono permetterselo) delle quattrodico quattro – occasioni offertegli su un piatto d’argento da una difesa straordinariamente in bambola, le cui pecche sono state ingigantite da grossolani errori di singoli calciatori e da un centrocampo assente ed in costante inferiorità numerica per tutta la partita.

Episodi negativi che, presi singolarmente, in una squadra di vertice sono generalmente distribuiti in un medio-arco di campionato (non voglio dire in un campionato intero perché sarebbe esagerato) e che, invece, si sono concentrati tutti in una sola partita. Di converso, il Benevento ha confermato di avere una forza propulsiva devastante, dotato di un fronte d’attacco micidiale, e con tutti gli uomini di quel reparto in una smagliante forma fisica. La qual cosa non solo lascia immutati speranze e sogni per il futuro, ma credo che addirittura li rafforzi. Non potrà esserci sempre, di fronte, un Bari così determinato, cinico e spietato, così come non potrà esserci più una difesa, ed un centrocampo, in giornata di black-out totale, enfatizzato dall’assenza, per la prima volta dopo 49 partite consecutive, del capitano Fabio Lucioni; assenza che, per quanto non possa esser invocata ad esimente per la debacle del reparto difensivo, di certo non può non rappresentarne quantomeno un’attenuante. Chi nega questo o è “cieco” o fa finta di non vedere.

Nonostante questo, il Benevento ha disputato una partita, a mio avviso, entusiasmante, di quelle per cui vale la pena aver pagato il classico prezzo del biglietto, dando a tratti anche spettacolo puro. Soltanto la sfortuna, ed un portiere avversario in particolare giornata di grazia, hanno negato alla Strega di uscire quantomeno indenne dalla contesa. Cosa che avrebbe ampiamente meritato, per quanto s’è visto in campo.

Se proprio un piccolo appunto sento di muovere, è sull’interpretazione dei minuti finali di partita, diventati ormai una costante su cui andrebbero studiati, a mio avviso, alcuni correttivi in sede di allenamento, anche a costo di stravolgere il proprio “credo” di gioco. Sarebbe a mio avviso il caso, in determinate circostanze (e quella di ieri era una di esse), in special modo nei minuti finali quando c’è da recuperare il risultato, di partire un po’ meno palla al piede dalla difesa e di lanciare, invece, quanti più palloni possibili nell’area avversaria o quantomeno a ridosso di essa, ad esempio ricorrendo a rilanci lunghi da parte del portiere.

Non costituirebbe affatto una “vergogna”.

Ci sono squadre (e la capolista Frosinone ne rappresenta il più fulgido esempio) che così impostano il proprio gioco (?) in pratica per tutti i novanta minuti. Tuttavia ricorrervi in casi estremi può servire a risolvere, in molti casi, le partite. Alle volte, non si sa mai, una spizzata, un errore difensivo avversario, un calcio piazzato procurato, potrebbero creare un’occasione da gol nei minuti o secondi finali. E’ totalmente inutile ed improduttivo, in questi casi, giochicchiare tra centrocampo e portiere (si fa soltanto il “gioco” degli avversari) o, quel che è peggio, rischiare il passaggio al centrale da parte del portiere stesso in fase di ripartenza, specie quando la squadra avversaria aggredisce alta con tutti i propri uomini del reparto avanzato. Ieri, ad esempio, in questo modo non soltanto si sono persi minuti preziosi per l’assalto finale, ma s’è rischiato di incassare anche il quinto gol.

Detto questo, la partita è stata bellissima e spettacolare, come se ne vedono purtroppo poche al Vigorito, non tanto per demeriti del Benevento quanto per il comportamento spesso rinunciatario ed ostruzionistico delle squadre avversarie.

Lo hanno capito, al fischio finale, i “dodicimila” presenti sugli spalti (a proposito, da pelle d’oca la coreografia iniziale della Curva Sud), che hanno tributato alla fine la meritata standing ovation alla squadra e l’applauso incondizionato a tutti i protagonisti dello spettacolo ch’era appena andato in scena, nessuno escluso, avversari compresi, perché a partite del genere, per gli amanti del calcio, non s’assiste tutti i giorni.

Questione di maturità e di cultura sportiva, che a Benevento, evidentemente, non manca.

Dodicimila persone circa (tra paganti ed abbonati) significa che un beneventano su cinque era presente ieri sera al Vigorito.

Un numero stratosferico ed impressionante.

Tanto per intenderci, fatte le dovute proporzioni e rapportando il numero di abitanti, è come se a Verona o Bari (tanto per limitarci alla serie B) siano presenti 40.000 spettatori in media a partita.

Dodicimila persone che saranno pronte a sostenere la Strega domenica prossima al Ciro Vigorito, per l’attesissimo derby con la Salernitana.

Si giocherà al cospetto di due grandi tifoserie che, seppur rivali sportivamente, si stimano e si rispettano.

Tornando, infine, al tema iniziale di questo intervento, vogliamo scommettere che il prossimo argomento dei commentatori di cui sopra, a proposito di record, sarà: su questo campo il Benevento è stato imbattuto ininterrottamente per oltre due anni?

Se così sarà, il tormento purtroppo continuerà, e con esso, ahimè, la frantumazione dei testicoli.