Il racconto non è tra quelli che creano entusiasmo. Anzi, direi che può annoverarsi tra quelli che dai più sensibili viene catalogato come “angosciante”!

Stiamo parlando di disoccupazione, di mancanza di lavoro, di giovani con i sogni infranti, di impossibilità di pensare al futuro, di cinica constatazione dell’assenza assoluta di strategie! In città (come dovunque in questa nostra “sempre” più improbabile Nazione) si vive un “sempre” maggiore effetto fuga delle nostre migliori menti verso lidi lontani e mete spesso sconosciute che, purtroppo però, rappresentano quantomeno una opportunità, un luogo dove potersi mettere in gioco, una ipotesi che spesso diviene concretezza. Non è facile tagliare il cordone ombelicale che unisce un giovane con la propria famiglia e con il proprio giro di amicizie e passioni condivise.

Eppure, con “sempre” maggiore ripetitività, assistiamo alle partenze dei nostri figli migliori che, preso atto della incapacità della classe dirigente romana e non  di affrontare con serietà il problema, preferisce confrontarsi con Paesi e governanti meno grigi e meno autoreferenti. L’impegno prioritario dovrebbe, dunque, essere proprio quello di dare un segnale, di creare nuove condizioni di competitività, di incentivare le azioni di privati che vorrebbero, spesso, solo la possibilità di avere agevolazioni tali da mettere in funzione un ciclo virtuoso basato sulla meritocrazia e sulla professionalità!

Invece la “politica dello stagno” rende tutto immobile e favorisce allontanamenti di cui, in molte occasioni, il tempo dimostra le vere responsabilità e la assoluta mancanza di lungimiranza visti gli obiettivi e le mete raggiunte (in tutti i settori) da moltissimi di quei soggetti. L’Italia è e resterà terra capace di produrre eccellenze che, però, non possono essere tradite da chi pensa che l’impegno per il proprio Paese è solo relativo al mantenimento di posizioni personali o di casta. Non è più solo una questione politica o partitica… Diventa sempre più una questione di principi, di valori, di idee forza, di progetti e perché no, di sogni che debbono rimettere insieme una comunità frastornata e convinta che basta dire “sai siamo italiani” per auto-assolversi.

Non ci sono più albi per chi non opera per i propri figli. Quelli che continuano a occupare posizioni di prestigio lasciandosi corrompere e corrompendo debbono essere puniti e la pena deve essere chiara e certa! Ogni giorno centinaia di migliaia di cittadini, di uomini e donne, di giovani etc. si recano a fare il proprio dovere con estrema serietà ed impegno. Non possono essere, proprio loro, gli emarginati e le vittime di questa barbarie quotidiana.

Anche nella nostra città, per concludere, c’è la necessita di ricucire strappi e di sanare ferite. Lo si può e lo si deve fare, smanicandosi ed operando costantemente. Continuare a dire che le colpe sono sempre e solo degli altri… non serve più! Tutti devono fare la loro parte. Saranno anche banalità ma, ad oggi, appaiono quasi come idee rivoluzionarie. Il cittadino è chiamato a controllare, a verificare, a denunciare ma anche a lavorare, a fare quello che la società gli chiede, ad operare per garantire ai suoi ragazzi qualche nuova e più intessante prospettiva.

La storiella delle buone enunciazioni non funziona più!