Il Jobs Act, la riforma del lavoro del governo di Matteo Renzi, pare essere oramai in via di definizione. Sono stati approvati, infatti, dal Consiglio dei Ministri, gli ultimi decreti attuativi della legge, che introdurrnno nuove regole sui contratti precari, sulle politiche contro la disoccupazione, sulle ispezioni di lavoro e sulla cassa integrazione. Vediamo quelli principali:

Dal 1° gennaio 2016, le collaborazioni a progetto (co.pro.) vengono assimilate al lavoro dipendente. Non sarà più possibile sottoscrivere contratti di questo tipo, fatta eccezione per quelli già in essere che andranno fino alla scadenza. Resteranno in vigore anche le collaborazioni regolate da accordi collettivi di lavoro, come ad esempio quelli esistenti nei call center e nel settore delle ricerche di mercato.

Le aziende non potranno assumere a tempo determinato un numero di lavoratori superiore al 20% dell’organico totale, a meno che i contratti collettivi di lavoro non prevedano regole diverse. Questo vincolo non varrà per le start up innovative e quando le aziende assumono un dipendente con più di 50 anni.

Sale da cinquemila a settemila euro il tetto massimo di reddito che si può conseguire con i voucher, cioè con i buoni-lavoro (da 10 euro l’uno) destinati a remunerare le prestazioni saltuarie e accessorie. Ad esempio, i piccoli lavoretti domestici o le baby-sitter.

I lavoratori “ex-interinali” potranno essere assunti a tempo indeterminato dalla loro agenzia. In questo modo essi potranno essere ricollocati di volta in volta in aziende diverse. Le imprese non potranno però fare ricorso a un numero di lavoratori su somministrazione a tempo indeterminato superiore al 20% dell’organico. Ma i contratti collettivi di lavoro possono stabilire regole diverse.

Durante una “ristrutturazione o riorganizzazione”, l’azienda potrà mutare unilateralmente le funzioni di un lavoratore, destinandolo a mansioni di grado inferiore a quelle che svolgeva in precedenza. Questo cambio di posizione che si definisce “demansionamento” non potrà comportare una riduzione di stipendio, escludendo però i compensi straordinari o i vari bonus.

Il tetto della cassa integrazione guadagni sarà di 24 mesi, e i contributi per finanziare questo “ammortizzatore sociale” varieranno in base al grado del loro utilizzo da parte delle aziende, con un sistema bonus/malus. Quelle che ricorrono maggiormente alla cassa integrazione pagheranno di più. Anche le aziende che hanno un organico che va dai 6 ai 15 dipendenti, oggi non aventi diritto, potranno ricorrere alla cassa integrazione, che sarà finanziata con dei fondi di solidarietà tra imprese e sindacati.

Novità per il congedo parentale facoltativo : potrà essere chiesto fino a che il bambino non compie 6 anni, mentre ad oggi il limite è fissato a 3 anni e sarà retribuito con il 30% dello stipendio.  Il congedo non retribuito, invece, potrà essere chiesto fino a che il figlio non compie i 12 anni: oggi il limite è di 8 anni. Inoltre, il congedo parentale potrà essere goduto anche a ore, trasformando cioè l’orario pieno in un part-time.

Novità di rilievo, sempre prevista dal Jobs Act: verrà istituita una “Agenzia nazionale per l’occupazione”. Essa avrà competenze in materia di gestione degli ammortizzatori sociali e si occuperà del reinserimento nel mondo produttivo dei senza lavoro. Il personale di questo organismo sarà composto dai dipendenti degli attuali Centri per l’Impiego, che finora hanno fatto capo alle Province.