Sto insegnando al mio nipotino il nome dei colori e per farlo, siccome è stanco di puzzle  e simili, uso le pillole che ingoio giornalmente.

Giallo (ripete lui: «lallo») per  la “bua” alla gola; rossoosso») per le ginocchia; biancobanco») perché alla nonna batte forte il cuore. Questo lo incuriosisce di più:«Pecché, nonna?» «Perché  la nonna ti vuole tanto bene».

Il mio ometto allarga l’indagine:«Anche al nonno batte il cuore?» Certo. Entrano nel discorso mamma e papà  e “tio”(zio) e il resto della famiglia.
«Quetta vedde» (si capisce… )? «Serve per quando la nonna ha il raffreddore». «Cos’è?» Comincio a pensare di non aver avuto una buona idea… Cambio colore per distrarlo.
La pasticca rosa lo attira perché gli ricorda una caramella e quindi è, come la altre, ben lontana dalla sua portata .«Questa serve quando la nonna ha la tosse».  «E pecché hai la totte?»
Aiuto! Mi sono ficcata in un ginepraio…
La curiosità è inarrestabile e non so più  come distrarlo. «Guardiamo i cartoni alla TV, amore?».  « No. Caramella, io».
Giusto. L’ho provocato… Tutte le caramelle del mondo, gli darei! E la luna! E l’universo intero!