Hai preso tu il telecomando?

No. Sto cucinando, che ci faccio col telecomando?

Eppure, qui non c’è...”

Ragione per cui devo averlo io?

Da qualche parte sarà!

E via così…

Niente di che, ma poi ti chiedi come fanno i detenuti chiusi per mesi e anni in una cella se, dopo due mesi passati forzatamente insieme , con alle spalle una vita coniugale per lo più serena, vai fuori di testa per il telecomando.

Senti che la tua indipendenza domestica che ti consente di agire come vuoi è insidiata dall’altro che, con le migliori intenzioni, ti sta tra i piedi.
Lo spazio in casa si è ristretto, sembrerebbe.
La mattinata passa, collaborando alle faccende domestiche; facendo telefonate; pranzando. Poi un riposino e una partita a carte e il pomeriggio scorre via. Infine , cena e TV  (in camere diverse, con programmi diversi).
L’arguzia popolare prevede molti divorzi alla fine di questo calvario che si prospetta ancora lungo, ma è per ridere un po’.
Oltre le fisicità, c’è il sentimento che ha guidato e protetto da tanti ostacoli l’esistenza condivisa, e gli attuali, tragici avvenimenti dovranno restare solo un brutto ricordo.
Ritroviamo il telecomando.
E via così…