54 anni di gelo tra Stati Uniti e Cuba si chiudono oggi con la riapertura dell’ambasciata americana   nell’ampio slargo sul lungomare del Malecón di Cuba. Centinaia le sedie allineate nello spazio antistante la futura sede diplomatica, posti che ospiteranno invitati anche illustri presenti per assistere al primo alzabandiera della bandiera americana dopo più di mezzo secolo, operazione quest’ultima  che sarà portata a termine da quegli stessi marines, oggi ultrasettantenni, che il 4 gennaio 1961 ammainarono quella stessa bandiera.  L’operazione politica, voluta con decisione dal Presidente Obama  che dovrà comunque aspettare il voto favorevole del Congresso,   consentirà di ricostruire i rapporti fra due paesi che per lungo tempo sono stati, pur vicini territorialmente,  acerrimi nemici.

fidel-castro-675La crisi fra i due paesi risale al 1959 quando, dopo la lunga dittatura di Fulgencio Batista, amico degli investimenti americani ed appoggiato dalla mafia e dal malaffare,  Fidel Castro, insieme al medico Ernesto Che Guevara,  porta a termine la sua rivoluzione e libera l’isola varando, subito dopo, una serie di riforme come quella agraria, la campagna di alfabetizzazione, la moralizzazione della vita pubblica, lo sviluppo della sanità e dell’edilizia popolare. Prima della rivoluzione, gli Stati Uniti controllavano il petrolio, le miniere, le centrali elettriche, la telefonia e gran parte della produzione di canna da zucchero; con l’arrivo di Castro tali interessi ne rimasero colpiti e fu questa la ragione che portò gli Stati Uniti ad appoggiare l’opposizione anticastrista e sostenere gli esuli cubani ed alcuni mercenari, nel tentativo di rovesciare il potere di Castro con il progetto di invadere Cuba con lo sbarco nella Baia dei Porci, insenatura di una parte sud-ovest dell’isola.

Inevitabile l’avvicinamento di Cuba all’URSS a cui Castro si rivolse per ricevere aiuti contro il tentativo statunitense. L’operazione detta “Bay of the Pigs Invasion”, lanciata nell’aprile del 1961 ad appena tre mesi dall’insediamento di John Fitzgerald Kennedy alla Casa Bianca, mise a rischio la pace tra le due superpotenze, già soggetti di quella che è stata definita “guerra fredda”, e si concluse con un accordo fra i due blocchi  che prevedeva il ritiro simultaneo dei due dal territorio cubano. A seguito di questi eventi, dopo aver tentato di destabilizzare il governo castrista con atti di terrorismo e sabotaggi, gli Stati Uniti imposero all’isola l’Embargo, conosciuto come el bloqueo, un blocco cioè degli scambi commerciali che avrebbero prodotto a Cuba problemi nelle esportazioni ed importazioni e dunque grandi difficoltà economiche. Il 17 dicembre 2014, dopo lunghi anni di tensioni e ostilità, il Presidente statunitense Barak Obama annuncia di voler porre fine a quel provvedimento economico deciso tanti decenni fa e divenuto, alla luce del presente, obsoleto e lontano dalle circostanze contemporanee. “Possiamo aiutare a migliorare le vite dei cubani. Non possiamo permettere che il futuro sia ostaggio del passato”, ha infatti dichiarato Obama in un discorso trasmesso dalla TV cubana in diretta e in lingua spagnola.

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Accolto positivamente anche dall’opinione pubblica americana, la decisione ha sollevato dubbi tra quanti, cubani residenti sull’isola ed esuli negli Stati Uniti, hanno accolto la notizia in modo diverso, festeggiamenti dovuti per alcuni che vedono l’evento come un modo per “sotterrare l’ascia di guerra” , critiche da quanti ritengono, come dichiarato da un’attivista dell’opposizione cubana in esilio, che: “E’ stata un’infamia da parte dell’amministrazione socialista del “comandante” Obama cercare un modo per legarsi al regime terrorista di Cuba”. Un’altra donna, fuggita dall’isola afferma: “ Non sono d’accordo. Lo sarei se il paese fosse libero dall’oppressione castrista , un paese in cui le libertà civili fossero garantite e non ci fossero prigionieri politici”.

131031_barack_obama_flags_ap_605Il tema dei diritti sembra essere a cuore anche ad Obama, egli infatti  ritiene che l’embargo abbia impedito di raggiungere l’obiettivo di affermarne l’esigenza civile e politica del riconoscimento di tali diritti.

Presente alla cerimonia dell’alzabandiera americana a Cuba il segretario di Stato Usa John Kerry che, come annunciato, incontrerà alcuni dissidenti cubani; significativa l’ultima missiva del Líder máxim Fidel Castro con la quale, pur complimentandosi con il governo per i passi fatti sulla strada della concordia, ribadisce di non aver fiducia nella politica degli Stati uniti e, rivendica con orgoglio, l’indipendenza politica di Cuba dall’America oltre ai “molti milioni di dollari” per le passate aggressioni

Entusiasmo diffuso per la notizia del disgelo tra l’Avana e Washington, molti però ancora i punti irrisolti tra i due paesi, primo fra tutti il pagamento dei danni causati dall’embargo e, subito dopo, ma non meno importante, il problema ancora irrisolto a Cuba della libertà di espressione.