È irreale. È tutto irreale.

La piazza abbandonata dalle persone, deserta. Tutti i negozi chiusi. L’unica compagnia è il chioccolio della fontanella che si intona al cinguettio dei primi uccellini di ritorno dai Paesi freddi. Qualche autobus passa velocemente: unico a bordo, il conducente. Un ragazzo, con cappuccio e mascherina, non rinuncia alla corsetta giornaliera ma non si allontana. Un’auto della polizia  gira per il quartiere, ammonendo tramite megafono di non uscire o, comunque, di farlo solo seguendo le indicazioni ricevute.

Non può  essere vero: succedeva  durante la Guerra e il paragone mette paura perché rievoca giorni terribili. Inevitabile pensare che il nemico di oggi è invisibile, quindi più difficile da affrontare, da immaginare. In TV mostrano una specie di grossa molecola, irta di quelli che sembrano piccoli cactus rossi. Appare minacciosa, imprendibile…
Viene da odiarla. Si vorrebbe schiacciarla con una pedata. Strano arrabbiarsi per qualcosa quasi astratta che però è terribilmente attiva, temibile, inafferrabile. I suoi effetti sono diversi, oltre che pericolosi  per la salute: il nostro Pianeta è  diventato piccolo,  spaventato e tuttavia più  “umano”.
Ci si aiuta da un capo all’altro della Terra, (sorvolando su atteggiamenti e discorsi fuori luogo, che purtroppo non mancano mai) per soccorrere chi più ne ha bisogno. Fuori di retorica, con tutte le difficoltà esistenti, è incoraggiante poter contare su Altri, ignorando con determinazione coloro che non mancano mai lo sciacallaggio.
Le “piccole soddisfazioni per le piccole menti” non saranno considerate, almeno questa volta.
Che la gente canti, invece di abbandonarsi alla disperazione, è bello…