Le ho trovate per strada, passeggiando con il mio fedele amico a quattro zampe, un sabato mattina qualunque. In realtà è stato lui a chinare il muso su qualcosa di luccicante che gli aveva attirato l’attenzione. Incuriosito, mi son chinato anch’io, più che altro preoccupato potesse trattarsi del classico pezzo di latta che in qualche modo avrebbe potuto ferirlo.

Invece era lei…la mitica 10 lire. Infangata, malridotta, vissuta, ma che aveva conservato inalterato tutto il suo fascino.

Non ci ho pensato due volte a raccoglierla. Una veloce spolveratina superficiale, quel tanto che è bastato perché riaffiorassero le impressioni del conio: le due spighe di grano sul fronte, l’aratro sul retro. Rispettivamente il frutto e lo strumento del lavoro dell’uomo, simboli dell’Italia operaia e contadina del dopoguerra.

Anno di conio: 1974 … Mi sono rivisto, io, giovane pischellino nei primi anni della pubertà. Quanti ricordi!

Continuando a passeggiare, con il mio cane che, nel frattempo, “marcava” imperterrito il suo territorio,  ho divagato col pensiero.

Cosa ci facevo, all’epoca, con 10 lire ?

Il primo ricordo è andato alle “gomme da masticare”, vere delizie dei bambini degli anni ’60 e ’70, rosa, succose, gommose ed altamente….cariogene; hanno accompagnato la mia infanzia e la mia giovinezza.

Ricordo, fra le altre, le mitiche “Paperon Dollars”: con 10 lire te ne davano una. Rigorosamente color rosa, a pasta dura, che per ammorbidirla dovevi metterla per qualche minuto sul termosifone. Avvolte nell’incarto a forma di dollaro con impressa la faccia di Zio Paperone, all’interno contenevano una banconota con i personaggi Disney: se trovavi Paperino, a lui era associato il classico “non hai vinto…ritenta” (ovvio, trattandosi dello sfigato per antonomasia); se trovavi Qui, Quo e Qua vincevi un’altra gomma; se trovavi il fortunatissimo (ed antipaticissimo) cugino Gastone le gomme vinte diventavano due; addirittura triplicavi la vincita se sulla banconota trovavi impresso il volto dello Zio Paperone (non accadeva quasi mai, ma era bello comunque provarci).

Ed intanto il dentista… ringraziava!

C’erano anche le gomme vendute dai distributori (rotonde o a forma di sigaretta) vendute a 10 lire al pezzo; vivissivamente colorate e saporite – ma soltanto nel primo minuto – salvo poi a trasformarsi in un blocco duro, immasticabile  e strappa-otturazioni!

Al proposito una mia carissima amica, Piera Violante, docente liceale nonché affermata attrice teatrale alla quale avevo raccontato, stamane, del casuale ritrovamento, mi ha trasmesso via whatsapp un suo pensiero. Lo trovo bellissimo. Eccolo. “Wooooowww le 10 lire! Cosa mi hai ricordato, Andrea! Le terribili gomme rosa con un indefinibile sapore caramelloso tipo lampone, che ti abbandonava pochi secondi dopo averle messa in bocca, per lasciarti con un pezzo di gomma stridente tra i denti, insipido e sollecitatore di conati! Quanto le amavo! Mi imbestialivo all’immancabile ‘non hai vinto, ritenta’. Ma quelle con la decalcomania con cui ci tatuavamo le braccia erano impagabili!!!”  Un pensiero, un quadro d’autore.

E che dire delle mitiche figurine Panini? In una busta da 10 lire ne trovavi cinque. Ci giocavamo al “PAH!” Il gioco consisteva nello sparare violentemente aria dalla bocca verso il mazzetto di figurine; vinceva chi riusciva a farle girare sul dorso. Perchè “PAH!”? Semplicemente perché “PAH!” era il rumore del suono che fuoriusciva dalla bocca quando le labbra si distaccavano repentinamente a mo’ di sputo. Ancor oggi non saprei – né potrei – definirlo diversamente.

C’erano anche le varianti del “PAH!”, una delle quali era il “pacchero”: il gioco consisteva nel battere il palmo della mano sul tavolo con lo scopo di “rovesciare” il mazzetto di figurine. Ricordo che ognuno di noi aveva le proprie tecniche. Ed il tempo passava così. Eh già!, non c’erano i video-games ed i telefonini e la “rete” internet non era lontanamente ipotizzata, neanche nei migliori testi di fantascienza.

Cos’altro ci facevo con 10 lire?

Beh, tante altre cose.

Ci compravo, ad esempio, il mitico “DRACULINO” della “Eldorado”. Ricordate? Quel ghiacciolo che ci colorava il muso di VIOLA! Ed ancora il gelato a forma di banana (una fedele riproduzione del frutto). O, ancora, il ghiacciolo ARCOBALENO, il famoso “multicolor” e multigusto di cui, agli inizi anni ’80, si persero, purtroppo, le tracce.

E, come dimenticare le tre o quattro barchette di liquirizia (la quantità dipendeva dalla generosità del tabaccaio!), le due caramelle “mou” e, alla fine degli anni ’70, la sigaretta rigorosamente “nazionale senza filtro”. Eravamo già ai tempi del liceo. Una “nazionale”, 10 lire. Non potevamo, noi studenti squattrinati, permetterci l’intero pacchetto e così il tabaccaio ci “veniva incontro”. A noi faceva un piacere, e lui, intanto,  ci guadagnava il doppio. Della serie: una mano lava l’altra… e tutti più contenti.

A volte riuscivo, anche, a guadagnarmela, la 10 lire. Ci pensava la mia amata nonna. Quando, in casa, facevamo le conserve di pomodoro, lei mi “pagava” 10 lire per ogni bottiglia che riempivo con le “pacchetelle”, i pomodori San Marzano tagliati a pezzettini. E per riempire la bottiglia dovevo “batterla” sul panno, stando attento a non farla rompere. Sfruttamento minorile? No, amore di nonna.

A volte basta poco per scatenare pensieri e ricordi. Anche una semplice passeggiata con un cane “curioso”, di sabato mattina.