Come era ormai da tempo prevedibile, il default dei Servizi Sociali del Comune di Benevento sta prendendo forma e sostanza, arrecando danni, in termini di servizi, alle fasce deboli della città. E abbiamo la brutta sensazione che siamo solo all’inizio. Veniamo ai fatti. Il 31 Maggio è stato sospeso sine die il Servizio di Assistenza Domiciliare agli Anziani  (SAD) e a breve anche gli altri servizi programmati nel Piano Triennale Sociale di Zona 2016-2018 I^ annualità avranno lo stesso triste destino.

La ragione è semplice, la responsabilità, invece, molto grave. Il Piano Sociale di Zona dell’Ambito B1, presentato alla a Dicembre 2016 e approvato dalla Regione Campania,si avvale , tra le altre fonti di finanziamento, anche della compartecipazione di 7 euro per abitante di tutti i comuni che afferiscono all’Ambito Sociale, per un importo complessivo di circa 500.000 euro.  Il Comune di Benevento, che è comune capofila e che gestisce quindi il FUA (fondo unico d’ambito), ha iniziato ad erogare i servizi previsti nel piano sociale, dimenticando di accertare sia le somme impegnate nel 2016 per la compartecipazione (fondi comunali) sia le altre provenienti da finanza derivata. Con il dissesto dell’Ente, i fondi della compartecipazione di 7 euro per abitante sono finiti nella gestione commissariale e quindi non più nella disponibilità del Comune, con la conseguenza che si è stati costretti a sospendere l’erogazione dei servizi resi dai fornitori (che non vengono pagati da diversi mesi), iniziando con il SAD Anziani e proseguendo a breve con il SAD Disabili, ex OMNI, ecc.., per ora erogati grazie ad altre fonti di finanziamento (FNPS, Fondo regionale, Fondo non Autosufficienze, PAC, SIA, ecc..).

Il quadro è decisamente allarmante, anche per la latitanza politico amministrativa dell’Assessore al ramo che, nonostante invitato sin dal mese di novembre scorso in audizione nella competente Commissione consiliare, non ha ritenuto opportuno rendere edotti i componenti la commissione sulle problematiche che, sin da allora, hanno attanagliato il settore Servizi sociali. Nello spirito collaborativo e mai ostativo a prescindere che ci contraddistingue e ci connota, riteniamo che gli uffici competenti debbano ad horas mettere in atto tutto quanto possibile per scongiurare la nefasta ma molto reale ipotesi di chiusura dei servizi, magari reimpegnando in bilancio i fondi comunali della compartecipazione dei 7 euro per abitante e provvedere all’accertamento dei fondi provenienti da finanza derivata.

Nel caso dovesse continuare questa inerzia e questo pressapochismo, per avere un minimo di servizi sociali in città dovremo attendere le nuove linee guida regionale e il riparto delle somme per la 2^ annualità del PSZ 2016/18, ovvero a fine anno, con la effetto che le fasce deboli (anziani, disabili, minori, ragazze madri, disoccupati, ecc…) della città e dei comuni dell’Ambito B1 resterebbero senza un briciolo di assistenza, in un contesto socio-economico molto sofferente e, a nostro giudizio, pronto ad esplodere. La politica, che ha la responsabilità della programmazione e dell’erogazione dei servizi,  deve farsi carico del problem solving ed in questo caso, senza logiche di appartenenza politica, saremo ben lieti di offrire il nostro piccolo contributo, in modo costruttivo e leale. Nel caso contrario, la politica, ovvero l’assessore ai Servizi Sociali, ad un anno dal suo insediamento, deve finalmente sciogliere il nodo e dire con chiarezza alla sua maggioranza in primis, all’opposizione poi ma soprattutto alla città tutta se a ridurre in questo stato i servizi sociali è il risultato di incapacità amministrativa o una vera e propria scelta politico-strategica. Perché delle due, l’una.