Dalla pratica giornalistica alla presidenza del Parlamento Europeo, una storia umana e politica che  fa di David Sassoli l’esponente di spicco della politica italiana a livello europeo, un italiano, dopo un altro italiano, Antonio Tajani, che potrà dettare i tempi ed i contenuti del Parlamento Europeo.

Sassoli muove i primi passi nelle testate locali e nelle agenzie di Firenze, città in cui nasce nel 1956. Passa poi a Il Giorno, giornale per il quale racconta la politica, per poi diventare giornalista professionista ed entrare, nel 1992, nella Rai come inviato di cronaca del Tg3. Ha collaborato per vari programmi della Rai come Il Rosso e il Nero, Cronaca diretta, fino a condurre il Tg1 e diventare vicedirettore della testata ammiraglia del servizio pubblico.

Il passaggio alla politica si realizza grazie a Valter Veltroni, all’epoca sindaco di Roma, che stava organizzando la nascita di un nuovo partito, il Pd, nel quale avrebbero dovuto confluire l’ala di sinistra Pci-Pds-Ds e quella cattolica.

Sassoli aderisce quindi al Partito Democratico e si candida alle elezioni europee del 6 giugno 2009 nelle quali risulta primo eletto nella sua circoscrizione oltre a quello di capogruppo del Pd all’Europarlamento. Il 1 luglio 2014 diventa vice presidente del Parlamento Europeo.

Eletto con 345 voti favorevoli, David Maria Sassoli sarà dunque il Presidente del Parlamento Europeo per i prossimi due anni e mezzo almeno, in tale nuova veste egli ha pronunciato il suo discorso di insediamento ricordando soprattutto la necessità di aprire il Parlamento ai bisogni di tutti i cittadini d’Europa, partendo dalla riforma del regolamento di Dublino, una legge europea che impone l’esame delle richieste d’asilo dei migranti al primo paese di sbarco, una legge che ha rivelato in questi anni, tutti i suoi limiti.

Egli ha ricordato la necessità di rafforzare lo spirito di solidarietà fra gli Stati membri, un principio che è necessario riconoscere alla povera gente insieme al senso di umanità che “non vogliamo smarrire e che ci ha fatto grandi agli occhi del mondo”. Ha poi ricordato che non è possibile che le decisioni siano rinviate a tempo indeterminato perché tale modo di procedere alimenta la sfiducia nelle comunità europee. “Basta chiedersi, ha continuato, ad ogni emergenza: dov’è l’Europa? Cosa fa l’Europa?

Dobbiamo recuperare lo spirito di Ventotene e lo slancio pionieristico dei Padri Fondatori, che seppero mettere da parte le ostilità della guerra, porre fine ai guasti del nazionalismo dandoci un progetto capace di coniugare pace, democrazia, diritti, sviluppo e uguaglianza”, un progetto, ha continuato, che rappresenta l’antidoto a quelle degenerazioni nazionaliste che hanno avvelenato la nostra storia, “il nazionalismo infatti, quando diventa ideologia e idolatria, produce virus che stimolano istinti di superiorità e producono conflitti distruttivi”, precisando poi che  se in troppi hanno scommesso sul declino dell’Unione europea, bisogna ricordare che i cittadini del nostro continente ci credono.

Siamo europei, ha ricordato, anche perché siamo innamorati dei nostri paesi e soprattutto “Non siamo un incidente della storia, ma un popolo che ha lottato e continuerà a lottare contro il seme del nazionalismo”.

Sassoli ha poi voluto sottolineare l’incremento della presenza, nel nuovo Parlamento, delle donne elette, giunte al 40% delle presenze, ma che devono diventare sempre più numerose. Un saluto caloroso ha poi rivolto ai tantissimi deputati alla loro prima legislatura, molti dei quali impegnati in attività sociali.

Un pensiero è stato poi rivolto ai sostenitori della Brexit e al fatto che l’Europa si dispiace della scelta, seppure legittima, di un popolo, quello inglese, di abbandonare l’Europa. Ha voluto  ricordare che il rispetto per le scelte dei popoli è un atto dovuto, come però lo è quello del rispetto per l’istituzione europea verso la quale, pur nel dissenso verso la sua funzione, non è accettabile un atteggiamento irrispettoso – il riferimento è stato chiaro all’episodio del gruppo di Farage che al suono dell’inno europeo, hanno voltato le spalle al Parlamento.

Il nuovo presidente dell’Europarlamento ha concluso il suo discorso con una vena di emozione, quasi piangendo: “L’Europa cambierà davvero se sapremo mettere cuore e ambizione”.

Auguri dunque al nuovo Presidente del Parlamento Europeo che, come anticipato nel suo discorso di insediamento, aprirà a tutte le esigenze dei popoli europei, con la determinazione però di non dimenticare mai lo spirito che ha prodotto l’Unione Europea e cioè la solidarietà, la voglia di crescere secondo principi democratici e il bisogno di sviluppare l’Unione nel rispetto di bisogni e sogni di ogni popolo.