Gustav Klimt (Baumgarten 1862 – Vienna 1918)

(Serenella Rullo) – Una coppia si è messa a ballare,  in fondo alla grande sala, accompagnata dalla musica di un valzer viennese. Sembra così  naturale… Sui muri vorticano i colori e le immagini  dell’autore, in un’atmosfera irreale. Figure di donne bellissime, giovani e meno giovani, colte in mille momenti e con mille espressioni. Donne… Donne… Pietre preziose, fiori e oggetti stranamente moderni appaiono e scompaiono per ricomparire in un altro punto, in alto, in basso… Persone sono sdraiate sui pavimenti a farsi coinvolgere e trascinare nella fantasmagorica successione delle rappresentazioni che diventano stati d’animo.

In un’altra sala, specchi dovunque: riproducono le opere, sopra sotto intorno a chi guarda, quasi a ubriacare.
Si è completamente presi, soggiogati dai colori, dalle musiche che cambiano per raccontare meglio i momenti suggestivi e quasi surreali che si vivono: Mozart, Beethoven,  Strauss…

Non quadri allineati su nude pareti, dunque, ma resi vivi per essere percepiti nella loro essenza attraverso la mente, fervida e creativa, e gli occhi dell’autore.
Quello che dipinge fiorellini nei quadri”, mi ha detto una persona che non ricordava il nome, un po’ difficile forse, di Klimt.