Era il 15 luglio del 1989 quando gli immortali Pink Floyd suonarono su una mega piattaforma galleggiante di fronte Piazza San Marco a Venezia; un evento suggestivo e straordinario, sicuramente tra i più discussi ma anche tra i più iconici della storia del rock.

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Il concerto viene ricordato dai veneziani come un vero e proprio disastro per l’impatto ottenuto dalla troppa folla sopraggiunta nella città lagunare (circa 200.000 unità ndr).

L’evento fu prodotto dalla Rai e trasmesso in mondovisione, e proprio per esigenze televisive durò solo 90 minuti.

All’alba di quella magica notte, l’impatto ambientale fu una brutta cartolina vista dal mondo;  la città era letteralmente sommersa dai rifiuti…  tonnellate di immondizia riversate un po’ dappertutto che  per ben 2 giorni nessuno si premurò di raccogliere.

Per Venezia e i veneziani fu un incubo ma non per i fan. Per loro fu una giornata comunque indimenticabile nonostante la disorganizzazione totale.

Fran Tomasi, all’epoca il promoter che portò la band di Cambridge a Venezia per la festa del Redentore racconta, in un’intervista, del grande sponsor politico di quell’operazione. Dietro il mega concerto dei Pink Floyd c’era Gianni De Michelis, all’epoca vicepremier del governo De Mita in procinto di diventare ministro degli Esteri del sesto governo Andreotti.

De Michelis, veneziano doc, volle fortemente i Pink Floyd, nonostante il disaccordo del Sindaco Antonio Casellati che a due giorni dall’evento rassegnò finanche le dimissioni, perché l’evento doveva rappresentare la prova generale in vista di quella che doveva essere la candidatura di Venezia a Expo 2000.