(Luciaelisa Luongo) – Si è tenuto presso l’Aula Magna del Dipartimento DEMM (Diritto, Economia, Management e Metodi Quantitativi) dell’UniSannio un convegno sul tema: Civiltà, identità e religioni del Mediterraneo. Coordinatore dell’evento il preside dell’Alberti Liccardo e ad intervenire tre donne.  Ma la protagonista indiscussa dell’evento è stata la console della Repubblica Tunisina nel Mezzogiorno (Campania, Molise, Calabria, Puglia, Basilicata), la dott.ssa Beya Ben Adbelbaky Fraoua.

L’incontro ha avuto inizio con il benvenuto del rettore dell’università, il quale ha spiegato  ai vari studenti l’importanza dello studio, non solo come passaporto verso il mondo reale, ma anche come fonte di cultura e apprestamento per il futuro. Successivamente il preside ha proseguito il discorso del rettore, spiegando che la scuola non deve essere solo laica, ma anche disposta a intraprendere nuove strade tra cui  gli alunni possano scegliere.

A questo punto la parola passa alla console, la quale espone di trovarsi a Napoli da due anni e ribadisce l’importanza che i giovani hanno nel futuro. Essi sono i cittadini del domani e la speranza del domani. Dopo aver raccontato in generale della Tunisia, esprime le vicissitudini del Mediterraneo; ci sono varie vite che non hanno potuto scorgere la meta tanto sperata, in modo particolare di un  bambino. Lei vuole essere una voce per tutti i tunisini e le tunisine che non possono esprimere la loro idea,soprattutto su un tema caldo come quello dell’immigrazione. Iniziato nel XIX secolo, i siciliani decidono di trasferirsi in Tunisia per povertà. Poi negli anni sessanta i tunisini iniziano a giungere in Italia. Ciò sarà una svolta anche per l’ Italia, in quanto inizia ad esserci maggiore manodopera. Oggi sono regolarmente stanziati in Italia 210.000 tunisini e tunisine in Italia, con età non superiore ai 31 anni e 2/3 titolari di permesso di soggiorno a tempo indeterminato. Infine la console pronuncia un appello, riguardo una maggiore sicurezza sulla migrazione clandestina e presentando una grande soddisfazione su una serie di accordi tra Italia e Tunisia.

A questo punto la parola spetta alla docente di storia dell’università, Anna Carfora, la quale afferma l’importanza della storia per guardare in maniera non scontata alle relazioni interreligiose nel Mediterraneo. La professoressa dichiara che non bisogna parlare di Islam, Cristianesimo ed Ebraismo ma di persone. In antichità,in nome della verità, si ammazzavano le persone. Definire il mediterraneo ci sembra una certezza,ma attraverso la storia, si rimuovono errate considerazioni a causa di scorretta comprensione dei fatti. Significa imparare a leggere il presente con le chiavi di accesso che solo il passato ci può fornire.

Infine la parola viene data alla professoressa e giornalista Eusapia Tarricone, la quale spiega che ogni religione era munita di un’interpretazione diversa, ma è sempre lo stesso nome. La professoressa  dichiara che parlare di Mediterraneo è difficile e indecifrabile. Nata cinque milioni di anni fa, si stanziarono diverse civiltà, i quali iniziavano a praticare l’agricoltura e l’allevamento di molti animali, successivamente anche la navigazione. Oltretutto sono riusciti a stanziare la loro impronta nei secoli a venire, fino ai giorni nostri grazie alle  loro invenzioni.  Innanzitutto i fenici con l’avvio dell’alfabeto, poi i sumeri, i greci con le innovative carte geografiche, gli arabi, i romani ed infine gli ottomani. Infine sul fenomeno dell’immigrazione la professoressa afferma che anche noi italiani siamo stati dei migranti e l’arrivo degli stranieri in Italia è fondamentale sia per avere altre braccia sia per un aumento di nascite.

Questo convegno è stato molto istruttivo per ogni individuo presente, tralasciando la fascia d’età. Si è riusciti a comprendere l’importanza del confronto con l’altro con la sua cultura, i suoi usi e costumi diversi dai nostri. No si può rifiutare il grido disperato d’aiuto che ogni giorno arriva nelle nostre case,soprattutto se si tratta di minori.