CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune ha organizzato una videoconferenza, nell’ambito del ciclo di iniziative “CIVES in Dialogo”, sul tema: “La scuola tra formazione a distanza, diritto allo studio e capacitazioni”. Ha introdotto il confronto Ettore Rossi, coordinatore di CIVES.

Si sono confrontati con Carlo Mazzone, unico docente italiano tra i finalisti del Global Teacher Prize 2020: Angelo Bosco, docente del Liceo Classico “Pietro Giannone” di Benevento; Sonia Caputo docente del Liceo Scientifico “Gaetano Rummo” di Benevento; Antonio Inglese docente dell’Istituto Tecnico Industriale “Bosco Lucarelli” di Benevento.

Ettore Rossi, introducendo l’incontro, ha detto che “anche in questo frangente particolare della pandemia, siamo stati messi di fronte alla questione legata al ruolo della scuola: questo luogo ha visto fermata la presenza degli alunni, ma è stato comunque fatto un grandissimo sforzo per mettere a frutto sul campo quel patrimonio di competenze, ad esempio tecnologiche, che già esiste in questo mondo. Questo momento storico, d’altro canto, ha messo in evidenza la necessità di maggiore attenzione al tema della scuola perché è il principale investimento per il paese, ma tutto sommato non ne abbiamo tenuto conto fino in fondo. Sono emersi i tanti limiti presenti nel sistema, legati alle strutture, ad esempio. Eppure il diritto allo studio significa consentire a tutti gli studenti di poter accedere in maniera adeguata all’istruzione e lo abbiamo visto in relazione all’accesso ai dispositivi tecnologici oppure in merito alla connettività che ha penalizzato le famiglie più povere e le aree interne. Esiste, infine, anche il tema delle capacitazioni ovvero la possibilità di aumentare le capacità degli studenti, una volta formati, di stare nel mondo del lavoro, delle professioni e dell’impresa”.

Carlo Mazzone prendendo la parola, in relazione al periodo del lockdown, ha detto: “È come se noi avessimo fatto un lavoro del valore di dieci o venti anni in un tempo di poche settimane: la prima settimana  è stata di sbandamento assoluto, poi ci si è organizzati e, secondo me, i docenti hanno dimostrato di essere l’asse portante della società. Infatti i docenti si sono rimboccati le maniche e hanno permesso anche di sfatare un mito che aveva a che fare con la misurazione del lavoro rispetto ad una quantità di ore svolte in un ambiente fisico: ci siamo resi conto che un certo tipo di lavoro non può essere quantificato. Penso che lo sforzo che è stato fatto da parte del corpo docente ha permesso di far apprezzare le loro doti, penso soprattutto rispetto alla scuola primarie. Molte delle cose che abbiamo scoperto in questo momento particolare,  non hanno a che fare con il solo tecnicismo, ma ci saranno utili per ripensare in toto alla scuola immaginando un luogo dove la didattica a distanza accompagnerà la fisicità del docente ma anche dove si può pensare ad un nuovo spazio della classe, anche soprassedendo l’idea del docente in cattedra, andando verso un’idea maggiormente collaborativa”. “Alcuni ragazzi che in presenza avevano difficoltà, con la didattica a distanza si sono esaltati” ha concluso Mazzone. “Io penso che bisognerebbe lavorare affinché passasse l’idea che la scuola è bella e divertente e che gli studenti siano felici. Questo si può fare proponendo delle cose che appassionino gli studenti: penso ad esempio a metodi di lavoro per progetti, dividendo i ragazzi per piccoli gruppi, anche sorpassando le dinamiche classiche come quella dell’interrogazione”.

Angelo Bosco, intervenendo successivamente, ha affermato che “l’esperienza della didattica a distanza è stata eccezionale in un evento particolarmente eccezionale. Tutti ci siamo attrezzati per intraprendere questa nuova esperienza che non sapevamo dove ci potesse portare ma sapevamo che era il caso di intraprendere. Non potevamo lasciare gli studenti soli a se stessi. In questa nuova dimensione la tecnologia ci è stata di grande aiuto perché importante per definire l’attività scolastica. La didattica a distanza è stata un valido strumento per fronteggiare la prima e la seconda fase, ma non può sostituire la didattica classica piuttosto può integrarla. Ma dobbiamo riflettere sulle modalità con cui farlo. La didattica a distanza non rientra nei nostri compiti specifici ma abbiamo comunque affrontato questa novità con consapevolezza e dedizione verso i ragazzi che secondo me hanno apprezzato”.

Bosco ha fatto una riflessione anche sul tema delle competenze e della conoscenza: “Il saper fare, viene in qualche modo proposto come alternativa ai soli saperi. Ma credo che dobbiamo tornare a confrontarci su alcune cose: il tema delle conoscenze, oggi come non mai, torna con grande valenza e dobbiamo farci i conti. È ovvio che queste due cose debbano camminare insieme, ma dobbiamo fare attenzione affinché le competenze non prendano più spazio delle conoscenze e viceversa”. “Probabilmente il passaggio alla didattica a distanza ha avuto uno slittamento dal discorso delle competenze a quello delle capacitazioni, non potendo garantire un ambiente in presenza capace di favorire il capitale umano, intendendolo come elemento per fronte al mondo del lavoro e dell’economia” ha esordito Sonia Caputo. “Lo sviluppo non può essere considerato solo come meramente economico ma serve considerare di raggiungere la capacità del ragazzo di autodeterminarsi arrivando a quelle libertà capaci di garantire una vita soddisfacente e con capacità messe anche al servizio della società. L’ambiente naturale in cui insegnare ciò è la scuola che deve saper valorizzare le competenze di ciascuno, un’agenzia formativa deputata a creare una coscienza critica nei ragazzi per poi essere in grado di alimentare le proprie aspettative”.

Caputo ha concluso affermando: “La didattica a distanza ci ha messo nella condizione di riconoscere i nodi cruciali, facendoli venire al pettine”.

Antonio Inglese ha aggiunto: “La didattica a distanza non è stata tutte rose e fiori. Può essere una perfetta integrazione ma decisamente non può sostituire la didattica in presenza. L’elemento più negativo è stato quello per cui la didattica a distanza ha creato studenti di serie A e studenti di serie B: chi non ha avuto accesso alla didattica a distanza, sia perché non aveva accesso alla banda larga o, peggio, perché la famiglia non poteva garantire uno strumento informatico, ha sentito accentuate le distanze. Ne è risultato che la didattica a distanza ha abbandonato probabilmente il più debole”. Inglese ha anche ricordato che in questo momento ci sono molte risorse per l’edilizia scolastica. “Apriamo i cantieri perché dobbiamo assicurare alle famiglie e ai ragazzi la dovuta sicurezza”.