Stasera, una signora (matura, eh!) seduta nell’atrio del teatro, mi ha offerto il suo posto. Mi è venuta l’angoscia. Ma perché, che ti sembro? Ma chi sei, chi ti ha mandata qui?

Guarda se questa mi doveva rovinare la serata!
Cos’hai, tu? Diciotto anni? Qui sembra l’anticamera di villa Arzilla e la signora mi vuole cedere il suo posto!
Perché non ti rivolgi a quella col bastone, i capelli arancioni e un cuore di strass rossi sulla maglia? Ti sembra giovane? A me sembra fuori di testa. E non l’hai notata, no, la tizia panciuta col giaccone finto leopardo che vagava senza sapere dove posarsi? L’ambulanza dovevi chiamare!
Ah, dovrei apprezzare la gentilezza? Tu fossi stata un baldo giovane, sì, ma tra noi due quella che deve stare aggrappata alla sedia non sono io, ok?
Guarda che sperpero di buone maniere. Cos’è ,la tua buona azione quotidiana? Speriamo non mi capiti vicino che già, dietro di me, siede un gruppo spettegolante: bla bla, tu che ci metti nella crostata… e dov’è tuo marito… e bla bla
Mai che io possa godermi lo spettacolo!
Uffà!