Massimo Di Modica

(Massimo Di Modica*) – Barcelona, Catalunya – È passata una settimana dalla sentenza del processo a chi, due anni fa, sfidando il governo centrale, dichiarò l’indipendenza della Catalogna.

E sono ancora vive le immagini delle manifestazioni pacifiche diurne, seguite dai gravi disordini che si sono protratti fino a giovedì scorso, quando hanno raggiunto l’apice negli scontri con le forze dell’ordine.

Lo sciopero generale catalano di venerdì 18 ottobre, è riuscito a riunire migliaia di cittadini (in questi casi le cifre sono sempre molto discordanti) e a bloccare quasi tutte le vie di accesso alla regione, sia dalla Francia che dal resto della Spagna. Molti esercizi commerciali hanno chiuso, chi per aderire allo sciopero, chi per paura di eventuali attacchi.

Nella notte però, anziche nuovi disordini,  ha cominciato a venir fuori il disaccordo dei cittadini, indipendentisti e non, con i giovani che volevano mettere a ferro e fuoco il centro della città. Persone di tutte le età hanno evitato di gettare rifiuti nei cassonetti dell’immondizia, per non fornire materiale da poter bruciare, e quindi per non aiutare quei facinorosi che poco hanno a che vedere con chi veramente anela l’indipendenza della Catalogna.

La popolazione è stanca di proteste incivili che distolgono l’attenzione da quello che è il nodo reale della questione.

Ieri, così come anche sabato, i manifestanti pacifici hanno creato un cordone di sicurezza tra loro, i violenti e le forze dell’ordine, in modo da evitare nuove tensioni.

Intanto non si intravede alcuno spiraglio che faccia pensare ad una soluzione politica della questione: la classe politica sembra congelata, immobile il tutto per non perdere consensi nelle elezioni politiche nazionali previste per il prossimo 10 novembre.

*Massimo Di Modica, nostro “inviato casuale”, è un architetto sannita che da anni risiede e lavora a Barcellona, in Spagna.