Domani lunedì 25 giugno alle ore 18 a Sant’Agata de’ Goti nei locali di Villa Fiorita verrà inaugurata la “Casa delle Donne”. Una progettualità che è espressione di un percorso comune tra Caritas Diocesana, iCare cooperativa Sociale di Comunità e Fondazione Villa Fiorita Ianieri – D’Ambrosio. Un progetto ambizioso che punta alla creazione di una filiera di contrasto alla violenza di genere e alle donne con difficoltà. A questo, va collegato il progetto Dear in collaborazione con il Centro Calabrese di Solidarietà, finanziato da Fondazione con il Sud, che prevede la presenza di sportelli itineranti nel territorio diocesano tramite un camper che girerà in autunno. E’ stato spiegato e chiarito ieri a Villa Fiorita il senso del progetto in un incontro esplicativo e di confronto con la cittadinanza e con tutte le volontarie che vorranno dare una mano, mettendosi a disposizione. “L’obiettivo del progetto – ha dichiarato la psicologa e responsabile del progetto Fabiola Filippelliè quello di aiutare tutte quelle donne che vivono delle difficoltà, comprese quelle che subiscono violenza all’interno delle mura domestiche, che decidono di dire basta e di lasciare l’abitazione familiare. A loro, sarà offerto: supporto, ascolto e aiuto per il percorso di fuoriuscita dal circuito del disagio e della violenza e della conquista della propria autodeterminazione”.

Villa Fiorita diventerà così un luogo diocesano di accoglienza e di ospitalità. “Con questa progettualità – ha affermato la nuova segretaria generale della Fondazione Villa Fiorita Ianieri-D’Ambrosio Lara Santoanastasoverranno anche rigenerati e rianimati gli spazi di Villa Fiorita, che diventerà finalmente fiorita oltre che di nome anche di fatto”. La presidente della cooperativa sociale di comunità iCare Mirella Maturo, nell’illustrare tutte le attività della cooperativa, è partita spiegando che “iCare”, che deriva dal motto coniato da don Milani, significa letteralmente “mi importa, mi sta a cuore”. “Prendersi cura degli altri vuol dire accogliere e avere attenzione verso gli altri e verso le loro difficoltà. Dall’analisi del territorio ci siamo resi conto delle tante situazioni di disagio che riguardano le donne. Vogliamo farci carico e prenderci cura di tutte le donne che vivono delle difficoltà. La Casa delle Donne – prosegue la presidente Maturo – è un luogo di condivisione e di incontro delle donne e fatto dalle donne, in un’ottica di collaborazione e di rete. Essa rappresenterà lo spazio in cui ognuna di esse avrà la piena libertà di espressione e sostegno concreto. Le donne saranno supportate, nella gestione della vita privata, lavorativa e familiare”. Ottimo è stato il riscontro dato dalle 50 donne presenti, che, nel dare la propria disponibilità e nel mettere a disposizione le proprie competenze, hanno sottolineato come l’apertura di un luogo per le donne apra per loro percorsi di accompagnamento, di ascolto, di incontro e di condivisione e sia un segno di speranza per tutto il territorio. Un segno di speranza che verrà colto dalle stesse donne quando vedranno e riceveranno accoglienza, calore umano, dialogo, comprensione, sostegno. “È questa – ha detto il vescovo Battaglia – la Chiesa sinodale che vuole abitare il nostro territorio per farsene carico. Una Chiesa sinodale che vuole essere presente concretamente nelle situazioni e che non vuole delegare le problematiche sociali lavandosene le mani perché si è concentrati solo su sé stessi. Avere attenzione e a cuore l’altro, invece, ci deve impegnare tutti”. Il vescovo, nel suo intervento, ha raccontato la sua esperienza al Centro Calabrese di Solidarietà, le storie vissute, i volti incontrati e di come, all’inizio, i suoi operatori abbiano dovuto necessariamente formarsi. Stesso processo che ha attuato e sta attuando la stessa iCare con la formazione delle proprie operatrici. “Credo – ha concluso don Mimmo Battaglia  – nella dignità della forza delle donne e nella forza della dignità delle donne. Vorrei vedere realizzato questo sogno. E possiamo farlo soltanto insieme”. È la responsabilità della cura verso il nostro prossimo, dando voce ed ascolto a tutti i bisogni. Una responsabilità solidale, ma non con pietismo, una responsabilità attraverso la quale riconoscere nella presenza dell’altro un dono, nella presenza del povero la salvezza, nel servizio verso l’altro l’umanità.