Nella serata di giovedì20 dicembre, presso il The Liffey Irish Pub di Benevento , si è tenuto un incontro di “Caffè Filosofia” sul tema “La perfezione divina e l’imperfezione umana. Quale verità?”. L’iniziativa rientra in un progetto del Liceo Classico dell’Istituto “Virgilio” di Benevento su iniziativa della prof.ssa Eusapia Tarricone, docente di Filosofia presso lo stesso Liceo. Presenti all’evento gli allievi dei Licei Classico e Scientifico di San Giorgio del Sannio e avventori del locale attirati dal convegno e dal suo tema.
Tema forse scottante quello in oggetto, soprattutto per chi, come la maggior parte di noi, non pone la giusta attenzione al tema della finitudine umana se non quando siamo vittime di eventi infausti. In realtà la nostra vita è un soffio, come è emerso dal dibattito, un attimo a cui vogliamo dare le sembianze dell’eternità o almeno di un tempo tanto lungo da non farci porre il problema del suo termine e dei suoi limiti.
La vita però, ha commentato un’allieva, non è solo un passaggio del tempo, ma anche una perenne lotta contro incertezze, difficoltà, ostacoli che non sempre riusciamo a superare, barriere che forse solo un potere superiore, privo delle nostre imperfezioni, può abbattere. Da ciò il bisogno di un’entità che vinca la nostra finitudine e dia senso alla nostra vita.
La Filosofia si è spesso interrogata su temi così caldi e ha proposto soluzioni diverse in merito tanto all’esistenza di un Dio perfetto e del ruolo che Egli svolge nell’orientare le nostre scelte, che ai limiti dell’esistenza umana e,contemporaneamente, al potere quasi divino della nostra razionalità e del nostro pensiero.
Gli dei sono sempre stati, nell’esistenza umana, una risposta “rassicurante” a tutti i nostri limiti, eppure un filosofo come Socrate, ha posto il problema del viaggio nella nostra interiorità, quel γνῶθι σαυτόν – conosci te stesso – che ci può portare alla verità, cioè alla consapevolezza delle nostre imperfezioni, ma anche alla grandezza del pensiero umano che, nella sua ambizione di trovare le giuste risposte, manifesta quasi una perfezione divina.
Alcuni allievi, partendo dalla lettura di brani del pensiero di Protagora, hanno ricordato l’impossibilità di provare l’esistenza di Dio e, contemporaneamente, la pari impossibilità di provarne la non esistenza, il tutto una forma di agnosticismo che, con tutti suoi limiti, apre ad ogni possibilità.
E’ seguita la lettura di un brano tratto dal Teeteto di Platone in cui il filosofo greco enuncia la sua dottrina delle idee e la loro organizzazione secondo uno schema piramidale che vedeva all’apice di dette idee, quella del Bene, quasi un Dio necessario a regolamentare le varie idee valori. Questo Dio però non ha nulla a che vedere con il Dio cristiano, esso è piuttosto un’ente razionale che consente la conoscibilità delle varie idee e la loro esistenza.
E’ stato poi citato il pensiero di Cartesio, emblema della filosofia razionale eppure vincolato, nel suo procedere gnoseologico, dalla necessità di un Dio che avvalori le conoscenze che non sono legate alle possibilità conoscitive del nostro pensare. Inevitabile è stata poi la citazione delle prove dell’esistenza di Dio che lo stesso Cartesio enuncia quasi assioma irrinunciabile del suo ruolo.
Inevitabile è stata poi la citazione al pensiero di E.Kant ed il legame tra legge morale e influenza del divino, ma contemporaneamente, pur agnostico in merito all’ esistenza di Dio, è risultato affascinante nell’esaltazione del potere della mente umana quando, nella Critica del Giudizio, affronta il tema del sublime.
Certo i turbamenti della vita non possono essere ignorati, ricorda un allievo, lo sa bene il filosofo Kierkegaard che vive perennemente vittima della “scheggia nelle carni”, ovvero di un’angoscia che nasce da una vita condizionata dalla situazione perenne della scelta , una condizione da cui si può uscire, secondo il filosofo danese, solo con la fede in un Dio che sceglie per noi e che, “paradosso e scandalo”, toglie ad ognuno di noi la libertà di scelta.
Il percorso attraverso la Filosofia e il tema del divino e dell’umano continua con la citazione del pensiero di Feuerbach, esponente della cosiddetta “sinistra hegeliana” e sostenitore dell’urgenza dell’uomo che deve essere uomo, che non deve spersonalizzarsi a favore di un entità inesistente, sottomettendosi a Lui, operazione necessaria soltanto a colmare il suo essere limitato e limitante. Dio dunque altri non è che un uomo cui attribuiamo tutte quelle perfezioni che a noi mancano e dunque solo un’invenzione umana.
L’analisi ha coinvolto anche il filosofo tedesco Karl Marx secondo il quale la religione altro non è che “oppio dei popoli”.
L’incontro è proseguito con un dibattito fra i presenti durante il quale ciascuno ha espresso una condivisione o una posizione di opposizione in merito alle varie teorie filosofiche affrontate, tutti però sinceri nel riconoscere che il tema è apparso intrigante, ma di difficile soluzione.
Alla fine dell’incontro tutti sono stati concordi nella volontà di ripetere l’esperienza, magari intorno ad un diverso tema, continuando però la prova di un confronto utile e costruttivo.