Diventa sempre più concreto un coinvolgimento militare dell’Italia nella lotta contro l’isis. Dopo alcuni anni  di inerzia internazionale a fronte delle violenze del gruppo islamico sia su persone che su vestigia della storia siriana e irachena, la comunità occidentale ha deciso di intervenire sullo Stato islamico per contrastare sia gli atti che la propaganda del gruppo terroristico.

Caccia militari Tornado

Caccia militari Tornado

Iniziati già nel 2014, i bombardamenti contro l’Isis hanno visto coinvolti la Gran Bretagna e subito dopo la Francia, ambedue  paesi membri della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. I Mirage francesi sorvolano ormai costantemente la Siria con voli di ricognizione e attacchi ad obiettivi individuati come appartenenti ai terroristi, il tutto accompagnato dalla richiesta, da parte del presidente francese Hollande, di ottenere l’allontanamento del presidente siriano Bashar Assad o che sia comunque  attuata la sua “neutralizzazione”del Presidente siriano.

Anche la Russia  ha deciso di intervenire nelle operazioni , ponendo però la condizione di non voler allontanare Assad né di voler nominare altri al suo posto. La posizione di questo paese va comunque complicandosi a causa di bombardamenti che, secondo alcuni, mirerebbero più che a colpire il gruppo dell’Isis, a neutralizzare gli oppositori di Assad.

Se la minaccia dello Stato Islamico va diventando, di giorno in giorno, sempre più concreta, anche attraverso il  numeroso arrivo a suo sostegno dei tanti foreign fighters da diversi paesi del mondo, la politica internazionale torna a “danzare” fra reciproche diffidenze e personali e “oscuri” interessi, appoggiando o ostacolando politiche locali e suoi rappresentanti, proclamando però, all’ unisono, di muoversi in nome della libertà e del diritto.

In questo quadro poco rassicurante, l’Italia proclama l’ipotesi di scendere nell’ agone militare in Iraq al fianco degli alleati, secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, in pratica i tornado italiani dovrebbero svolgere, a partire dalle prossime ore, il compito di svolgere missioni di bombardamento nelle zone controllate dal Califfato; i nostri aerei cambierebbero dunque la loro configurazione militare passando da semplici arei di ricognizione, come è stato fino ad ora, a cacciabombardieri. Sembrerebbe, al momento solo un’ipotesi, ma l’anticipazione è resa nota a poche ore dall’arrivo alla base di Sigonella del segretario della Difesa statunitense Ashton Carter.

Pare che la richiesta di intervento dell’Italia sia stata avanzata dallo stesso governo iracheno, diversamente da quello siriano che ha invece accettato aiuti solo dalla Russia. Al momento l’Italia si è detta disponibile solo , come dichiarato dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti, a fornire aerei da rifornimento ed addestratori utili all’offensiva anti isis. Difficile decisione quella che aspetta il governo italiano che per bocca del Presidente del Consiglio, a margine dei lavori all’Assemblea generale dell’Onu, ha dichiarato nei giorni scorsi : “ Nessuna Libia bis”.

Sembra quasi inutile, a questo punto, ricordare che l’Italia nell’articolo 11 della Costituzione afferma : “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali……..”, questa la ragione per cui  il possibile intervento italiano può lasciare perplessi quanti credono nella risoluzione con mezzi pacifici delle controversie internazionali.

Il Ministero della Difesa  italiano tiene comunque a precisare che le azioni di bombardamento dei caccia italiani in Iraq contro l’Isis, rimangono solo ipotesi da valutare dopo incontri con gli alleati e, soprattutto, dopo la discussione in merito nel Parlamento, la sola istituzione che può autorizzare una operazione così importante.

Inutile dimenticare che l’Italia occupa un posto determinante nello scacchiere geografico del mediterraneo e la sua appartenenza all’Alleanza Atlantica condiziona le scelte politico-militari del nostro paese, tuttavia il possibile intervento italiano nella lotta armata all’isis ha immediatamente scatenato la protesta dei pacifisti che, come fatto da Beppe Grillo, chiamano  in causa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affermando :  “Mattarella dove sei?”  in quanto  : “È un’azione di guerra e come tale dovrebbe essere discussa e approvata dal Parlamento, non in modo autonomo da un governo prono alla Nato”.

Mentre nel nostro paese è iniziata la discussione su una decisione tanto importante, da parte sua Washington punta ad allargare la coalizione cercando di coinvolgere i sauditi, la Turchia e il Quatar; a fronte di tale tentativo Putin ha sollecitato che la decisione di intervento sia tempestiva, diversamente egli promette di agire da solo.

La guerra non è mai un atto lineare , né è sempre giusta, troppo spesso essa coinvolge vittime innocenti ed inermi, basti ricordare  il bombardamento dei caccia americani sul centro traumatologico di “Medici senza frontiere” a Kunduz City in Afghanistan di qualche giorno fa, atto che ha visto la morte di infermieri, degenti, medici ed anche di alcuni bambini ricoverati, messo in atto perché Kabul  sospettava che nell’ospedale fossero presenti talebani, atto definito dall’Onu “Possibile crimine di guerra”.

Attendiamo con apprensione la decisione italiana sperando che, qualunque essa sia, ricordi  il principio del “ripudio della guerra” e si muova nella direzione di una soluzione efficace, ma rispettosa dei diritti.